Eugenio Montale

Nasce a Genova il 12 ottobre del 1896. Muore a Milano il 12 settembre del 1981.
Tra le sue numerose opere:
Ossi di seppia, del 1925
La bufera e altro, del 1956 e 1957
Satura, del 1971
 
Il 23 ottobre del 1975, a Stoccolma, gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura.
 
 
***
Non ho mai capito se io fossi
Il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell’alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.
 
***
La tua parola così stenta e imprudente
resta la sola di cui mi appago.
Ma è mutato l’accento, altro il colore.
Mi abituerò a sentirti o a decifrarti
nel ticchettìo della telescrivente,
nel volubile fumo dei miei sigari
di Brissago.
 
 ***
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
 che la realtà sia quella che si vede.
 
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
 
 
 
 
La storia
 
1
 
La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra
carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
 
Da Satura
 
 
Per finire
 
Raccomando ai miei posteri
(se ne saranno) in sede letteraria,
il che resta improbabile, di fare
un bel falò di tutto che riguardi
la mia vita, i miei fatti, i miei nonfatti
Non sono un Leopardi, lascio poco da ardere
ed è già troppo vivere in percentuale.
Vissi al cinque per cento, non aumentate
la dose. Troppo spesso invece piove
sul bagnato.

Da Diario del ’71 e del ‘72

 

 

 ***

 

 
Qui sotto, un mio scritto, per ricordare un grandissimo poeta ed un grande uomo.
 
 
Monterosso
 
Salivo,insieme a te,
la lunga scala
che conduceva in alto,
a Monterosso.
 
Il muro,sul quale mi appoggiavo
tenendo la tua mano,
si affacciava sul mare trasparente,
e i versi del poeta
tornavano alla mente
malinconici o disperati,
carichi di umanità.
 
Eugenio lì, a narrare,
a ricordare la tragedia vissuta,
i segni profondi lasciati negli animi,
le ferite mai chiuse.
 
Con noi a parlare di poesia,
di muri a secco e cocci di bottiglia,
di Clizia e di Drusilla.
 
A raccontare
di bufere ed altro.
 
Piera Maria Chessa
 
 
 
 
 
 
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