La sofferenza di Ingrid Betancourt

Ho appena finito di leggere un articolo su la Repubblica dove si parla di Ingrid Betancourt.
Sono sconvolta. Già ieri, al telegiornale, avevano anticipato qualcosa, dopo la liberazione di alcuni ostaggi. Dicevano che stesse molto male e che avesse urgente bisogno di cure. Oggi, leggendo l’articolo di Omero Ciai, la mia amarezza è raddoppiata.
Ingrid è prigioniera delle Farc dal febbraio del 2002, sei anni trascorsi lontano dalla famiglia, in condizioni di vita inaccettabili, all’insegna della provvisorietà. Senza punti fermi, senza speranza in una improbabile liberazione, in un ritorno ad una vita normale.
Nel mese di dicembre è stato diffuso un video come prova del fatto che lei fosse viva, un video straziante che mostrava una donna sofferente, chiusa nel proprio silenzio e al mondo che l’aveva dimenticata.
I capelli lunghissimi, il viso scavato, un corpo magro avvolto in una sorta di tunica chiara.
Se si guardano le belle foto di Ingrid Betancourt precedenti il rapimento, si fatica a trattenere le lacrime. E non è retorica.
Oggi, leggo che è molto malata, che potrebbe non farcela più. Uno dei prigionieri appena liberati, che l’ ha vista per qualche minuto ai primi di febbraio, racconta che veniva tenuta legata e che stava molto male.
Mi chiedo che cosa si aspetta, che cosa aspetta chi può fare qualcosa? Se è possibile fare qualcosa, se era possibile già tempo addietro, perché si è lasciato che una persona, un essere umano incolpevole portasse per tanti anni sulle sue spalle tanta sofferenza? 
Condanniamo le Farc, i guerriglieri colombiani, forse che non meritano condanna coloro che non hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità per porre fine a questa ingiustizia che è disumana?
Ed ora leggo che il presidente francese Sarkozy “andrebbe personalmente” a prenderla al confine tra Colombia e Venezuela. Mi viene da sorridere, ma il dispiacere per questo affronto ad una vita che rischia di spegnersi, mi impedisce di farlo.
Il silenzio: l’unico modo oggi per sentirsi più vicini ad una donna che non ha più voglia di lottare.

Piera Maria Chessa
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2 thoughts on “La sofferenza di Ingrid Betancourt

  1. Qui , Piera, viene veramente da piangere, mentre i governi si fanno in quattro per stabilire scambi di merci e di multinazionali, si lascia languire in modo spaventoso una innocente.
    A me questa società fa paura.

  2. Fa davvero paura, ma io voglio crederci ancora, e del resto non abbiamo scelta. L’alternativa è la rassegnazione che va ugualmente combattuta.
    E’ terribile la situazione in cui si trova la Betancourt, ed ora, dopo la morte del cosiddetto” numero 2″ delle Farc, la sua vita è, probabilmente, maggiormente in pericolo.
    Non so se ricordi la lettera che lei scrisse, qualche tempo fa, alla madre. Io la riportai, forse nel mese di dicembre, su questo blog. Una lettera rassegnata, priva di speranza. Scrissi una poesia per Ingrid, in quella circostanza. Cosa si potrebbe fare? Se chi può, non fa niente, cosa possiamo fare noi in concreto? La nostra impotenza è angosciante. Un caro saluto. Piera

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