Il diario di Trentin

 

Un breve ma interessante articolo della giornalista Simonetta Fiori estrapolato dalle tante pregevoli pagine culturali del quotidiano la Repubblica.
Articolo che ci porta a riflettere ancora sugli avvenimenti del nostro passato, in fondo neanche così lontano; fatti dolorosi, laceranti, impossibili da dimenticare, che è giusto non dimenticare.
La scoperta del diario di un ragazzo di diciassette che, nel 1943, sente la necessità di mettere per iscritto notizie, sensazioni, impressioni sui tragici fatti di cui è testimone diretto o indiretto.
Il “diario” di Bruno Trentin, questo è il suo nome, verrà pubblicato tra qualche mese.

Una vecchia agenda di tela nera, rimasta nell’ombra per sessantacinque anni. Pagine intime, protette dal disordine delle altre carte: nessuno, tra famigliari e amici, le conosceva. Un Journal de guerre, annotato tra il settembre e il novembre del 1943. Quando Bruno Trentin lo scrisse, non aveva ancora diciassette anni.
Ritrovato a pochi mesi dalla sua scomparsa, il diario sarà pubblicato in autunno. Donzelli l’annuncia come un caso editoriale, “destinato a segnare il dibattito culturale sulla nostra guerra di Liberazione”.
Chi l’ ha letto è rimasto colpito innanzitutto dalla lingua, un francese limpido e ordinato.
In Francia Bruno Trentin era nato e aveva studiato, figlio del fuoruscito Silvio, leader di Giustizia e Libertà emigrato oltralpe dopo le “leggi fascistissime” sul finire del 1925.
La caduta del governo fascista e l’apertura agli esuli decretata da Badoglio resero possibile alla famiglia Trentin il rientro in patria per via legale, nell’estate del 1943.
Il diario di Bruno comincia il 22 settembre e termina il 15 novembre, quattro giorni prima dell’arresto insieme al padre (saranno rilasciati dopo una quindicina di giorni, non avendo la polizia trovato altro “reato” che la carta d’identità falsa).
Sono mesi assai confusi, il giovane Trentin si sforza di comprenderli attraverso il suo journal.
Ritagli di quotidiani, volantini, mappe e cartine, notizie di fonte eterogenea, fascista e antifascista, e ancora impressioni, paure, giudizi politici: la sua scelta è già pienamente compiuta, ma il diario gli serve a dare una rotta alle passioni.
Duecento pagine rese alla fine più frammentate dall’incalzare degli eventi (e del rischio). S’interrompono a metà novembre con una frase, scritta in italiano e a matita:
“Tempo perduto. E ora all’opra!”.
Un’epigrafe della giovane generazione che scelse la Resistenza.

Simonetta Fiori – la Repubblica – 19 aprile 2008

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...