Fratello

E ti guardo

seduto davanti al camino

in quella poltrona

che fu di tua madre,

il calore del fuoco

rilassa i tuoi occhi

che si aprono al sonno

e si chiudono piano.

 

Eri giovane ancora

e prendevi alla vita

i momenti felici,

poi improvviso il dolore,

la tua forza che cede

e l’angoscia che viene

a rubare

la gran voglia di fare.

 

Oggi tu, piano piano,

provi a mettere insieme

tutto ciò che rimane

per poter confortare

una vita incrinata.

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16 thoughts on “Fratello

  1. Poesia bellissima! Leggo una storia e vedo un dipinto.Mi hai fatto piangere…Non voglio pensare a una vita spezzata.A volte la vita consuma sogni e speranze, ma continua, come il nostro amore che ha durata infinita. Ele

  2. Con un click[..] Sisma Cina: l bilancio ufficiale parla di 32 mila morti e 30 mila dispersi. Ciclone in Birmania: Secondo le organizzazioni internazionali, le vittime sarebbero almeno 100 mila; e tra uno e due milioni i birmani che avrebbero subito da [..]

  3. Troppo buona, Eleonora. L’affetto e la condivisione dello stesso problema ti portano ad una grande indulgenza nei miei confronti. Grazie. Piera

    L’affetto, la tenerezza e, purtroppo, il senso di impotenza sono dedicati a mio fratello. Rimane la speranza che qualcosa di positivo avvenga davvero potenziando la ricerca per le cosiddette “malattie rare”, che così rare non sono.Un abbraccio a te, Milvia. Piera

    Grazie, Cristina, donna sensibilissima, come Ele, Milvia, Jolanda, Glò, e tante altre persone speciali. Che fortuna che ci siate! Un abbraccio. Piera

    Cara Jolanda, sono proprio contenta di questa tua “prima visita”. Dovresti anche tu aprire un blog. Credimi, è davvero bello parlare con gli amici, condividere, imparare, aprirsi… A presto. Piera

    Ciao, Glò. Nella tua sensibilità e profondità, la “leggerezza” della giovinezza. Grazie.
    Stanno bene i tuoi amici “a quattro zampe”? Anch’io li amo molto, ho un cane e una gattina.
    Un caro saluto. Piera

  4. “in quella poltrona che fu di tua madre”. Gli oggetti sopravvivono a noi, e osservano, ascoltano, tacciono. Tacciono? Non ne sono convinta. Spesso bisognerebbe gettare via gli oggetti: loro sono stanchi di sapere troppo.
    Opinioni in un maggio nuvoloso.
    Bacio.

  5. E’ vero, Savina, gli oggetti vanno oltre la nostra vita, e forse è per questo che li amiamo, perchè quelli che rimangono a noi dei nostri cari continuano a raccontarci di loro e, in qualche modo, impediscono di recidere quel filo che ancora ci lega alle persone che abbiamo amato. No, non credo che gli oggetti siano stanchi di sapere troppo, forse provano tristezza per la nostra fragilità, questo sì. Un abbraccio. Piera

  6. Grazie Luisella per la sensibilità con la quale leggi ed “entri” nei miei scritti. E’ la stessa sensibilità che trovo nelle tue poesie. A presto. Piera

  7. Ciao, Salva. Mi fa piacere che ti sia piaciuta. Perchè sconforto? Io intendevo dire che, nonostante le difficoltà, con coraggio possiamo ancora riprenderci la nostra esistenza, ricostruire noi stessi, proprio combattendo le difficoltà quotidiane e la comprensibile fragilità soprattutto di certi momenti. Grazie della visita . A presto. Piera

  8. si sono proprio io.. “la vita spezzata” è un pò troppo forte.. sicuramente limitata, questo si.. ciao a presto. donatella

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