Il terribile delitto di Niscemi

A Niscemi, piccolo centro siciliano, una ragazzina di 14 anni, Lorena Cultraro, è stata uccisa da tre ragazzi di 14,16 e 17 anni, minorenni dunque come lei e, come lei, studenti. Questa è l’intervista di Antonio Fraschilla a Dacia Maraini, siciliana per parte di madre e profonda conoscitrice della mentalità e della cultura dell’isola, su questa terribile storia, pubblicata ieri su la Repubblica.

 
"In Sicilia ci sono delle realtà rimaste ferme agli anni Cinquanta, purtroppo è questo quello che ho colto dalla terribile storia di Niscemi". La scrittrice bagherese Dacia Maraini è rimasta colpita dall’ultima tragedia siciliana e rilegge quanto accaduto per inquadrare il contesto nel quale è maturata. Gli abitanti del paese che quando Lorena è scomparsa hanno pensato alla classica “fuitina”, l’assassinio brutale eseguito con freddezza dai tre ragazzi, il fatto stesso che la giovane non ha detto nulla della sua gravidanza alla madre: per l’autrice di “La lunga vita di Marianna Ucria” sono tutte cose che “mettono in evidenza un’arretratezza culturale tipica degli anni del secondo dopoguerra”.

Cosa ha pensato leggendo i particolari di questa storia di violenza femminile nella sua Sicilia?

"Quanto avvenuto a Niscemi è un riflesso di una cultura molto arretrata, ancora diffusa a macchia di leopardo in varie aree della Sicilia. Una cultura fatta di violenza nei confronti delle giovani donne, che vede il maschio comunque prevalere. Una cultura che ancora è rimasta legata alla misoginia della Bibbia, che narra di un’Eva colpevole e un Adamo gabbato. Una misoginia ancora profonda, che identifica nel sesso debole il male”.

L’ha colpita sapere che in paese molti avevano pensato alla semplice “fuitina”, alla fuga per amore?

”Assolutamente no. In Sicilia ci sono ancora centri dove la “fuitina” è un fatto normale, quotidiano. In Italia molti si sono sorpresi quando Lara Cardella scrisse “Volevo i pantaloni”. Adesso gli stessi tornano a meravigliarsi per la terribile storia di Niscemi. Ma, ripeto, dobbiamo sempre tenere a mente che nonostante Internet L’arretratezza culturale in certe aree del Paese è ancora imperante”.

Forse Lorena era incinta e non ha detto nulla a nessuno. Ma perché oggi una giovane ancora non riesce a comunicare con i propri genitori?

”La confidenza nelle famiglie è una grande conquista democratica. E non sempre questo si realizza, specie se la giovane ha timore di essere semplicemente additata come colpevole e quindi condannata dal clan familiare. Un clan che lì è l’unico punto di riferimento”.

Antonio Fraschilla – La Repubblica – 15 maggio 2008 

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4 thoughts on “Il terribile delitto di Niscemi

  1. Grazie Piera, per aver evidenziato questo terribile delitto che dovrebbe stimolarci a riflettere. Condivido solo in parte le osservazioni della Maraini. Temo che i giovani, a Niscemi come a Verona, abbiano dentro un gran vuoto che non sanno come riempire.
    Chi aiuta le famiglie e la scuola a riappropriarsi del loro ruolo di agenzie educative? Quali messaggi veicola la televisione? Che tristezza…Un abbraccio. Ele.

  2. Cara Eleonora, è vero che certe tragedie hanno origine,certe volte, in un ambiente “fertile”, ma, come giustamente dici tu, il malessere dei ragazzi nasce spesso dalla mancanza di “porti”, di modelli validi, di esempi coerenti, dall’impossibilità di poter chiedere aiuto, o dal non volerlo chiedere. E questo può avvenire ovunque, nelle isole, al sud o al nord, indifferentemente. Il mio abbraccio più affettuoso, cara amica. Piera

  3. Ciao, Luisella. Ahimè, so per esperienza quante bizze possa fare il pc! E quanto poco tempo si abbia per ricominciare da capo! Io ti ringrazio, comunque, per la visita che è sempre molto gradita. Buona giornata e a presto. Piera

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