Archivio | giugno 2008

premio blog

a "i mulini a vento" il premio
Arte y Pico Award

Accipicchia ringrazia il teatro di Sisifo per averle assegnato il premio Arte y Pico Award, ricevuto a sua volta per il suo blog:
http://www.ilteatrodisisifo.splinder.com/

Questo è il regolamento per chi lo riceve :

1) il premiato deve scegliere 5 blog che considera meritevoli di questo premio, per creatività, design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua.

2) ogni premio assegnato deve avere il nome dell’autore e il collegamento al suo blog, così che tutti lo possano visitare.

3) ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui che lo ha premiato.

4) il premiato deve mostrare il collegamento con il blog ARTE Y PICO  dove nasce l’iniziativa http://arteypico.blogspot.com

5) il premiato deve pubblicare le regole.

* * *

Accipicchia segnala pertanto questi 5 blog:

1. http://www.shiva-ditutto.blogspot.com/
2. http://www.sapervedere.splinder.com/
3. http://www.bitman.splinder.com/
4. http://www.glodis.splinder.com/
5. http://www.falcolilla.splinder.com/

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Vita

 
Per tanti mesi protetto,
accolto con amore
nel caldo nido prenatale.
Dialoghi continui, sottovoce,
per rafforzare un legame già tenace.
Due vite in una,
istanti irripetibili.
 
 
 Poi il momento atteso:
gioia e sofferenza si intrecciano,
gesti inadeguati, spinte convulse
fino allo spasimo.
 
 
Infine la luce,
troppo forte dopo il buio accogliente.
Un attimo di smarrimento:
una nuova vita.
 
 Piera Maria Chessa – Un ordinato groviglio – Il Filo – 2008
 

Quei giovani nazionalisti



Ci è stato detto, non troppo tempo fa, che la Cina aveva imparato come affascinare il mondo. Ma le virulente manifestazioni nazionalistiche anti-occidentali, accadute in Cina […], hanno fatto sì che molti si siano chiesti se Pechino non si stia allontanando dai partner commerciali occidentali.
Esasperata da una copertura mediatica percepita come ingiusta, sia nel caso dei recenti scontri in Tibet sia nel caso delle proteste anti-cinesi che hanno seguito il passaggio della fiamma olimpica in giro per il mondo, la gioventù cinese, in patria e all’estero, ha organizzato delle contro-manifestazioni, si è scontrata con i dimostranti anti-cinesi, ha boicottato i negozi francesi presenti in Cina e ha riempito il cyberspazio di corrosive critiche al vetriolo contro l’occidente.
Molti stranieri hanno il sospetto che il Partito comunista cinese abbia istigato questa ondata di nazionalismo in modo deliberato per mettere sulla difensiva l’Occidente. La realtà è più complessa. Non c’è dubbio che i media ufficiali, che hanno diffamato il Dalai Lama e i suoi sostenitori occidentali, stiano alimentando il fuoco nazionalista.
Tuttavia, la cosa più inquietante di questa recente esplosione nazionalista anti-occidentale è che è spontanea e genuina, proprio come precedenti manifestazioni verificatesi contro l’Occidente. A maggio 2005, la gioventù cinese guidò manifestazioni anti-giapponesi in tutto il Paese perché Tokyo cercò di guadagnarsi un posto permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Ad aprile 1999, gli studenti universitari di Pechino devastarono l’ambasciata americana dopo che l’aeronautica militare americana aveva bombardato per sbaglio l’ambasciata cinese di Belgrado.
A differenza degli studenti universitari che manifestarono per la democrazia a Tiananmen nel 1989, la gioventù di oggi non ha memoria degli eccessi peggiori dl comunismo. Gli anni della loro formazione coincidono con quelli della crescita economica cinese. Ne consegue che la Cina per questi giovani non è un Paese che opprime la sua gente, bensì un Paese che ha fatto continui progressi, che ha offerto grande libertà individuale e che ha creato molte opportunità.
Il risultato di questa “educazione patriottica” ufficialmente sponsorizzata, che enfatizza l’umiliazione della Cina ad opera dell’imperialismo occidentale, è che i giovani cinesi hanno una visione schizofrenica dell’Occidente: ne ammirano il successo economico, ma sono risentiti del suo dominio di lunga data e sono sospettosi circa le intenzioni del mondo occidentale verso la Cina.
Da questa prospettiva, la maggior parte dei giovani cinesi ritiene la copertura mediatica dell’Occidente nei confronti del proprio Paese parziale e prevenuta, e guarda alle proteste anti-cinesi del mondo occidentale come a manifestazioni di oscura cospirazione volte a negare alla Cina il rispetto e la gloria che derivano dall’ospitare i Giochi olimpici di Pechino. La risposta di questi giovani è, come prevedibile, di tipo viscerale.
Ironia della sorte, l’eccessivo zelo patriottico dei giovani cinesi ha in realtà danneggiato l’immagine della Cina nel mondo occidentale, invece che migliorarla. La maggior parte degli osservatori occidentali, persino quelli più simpatizzanti, sono stati colti di sorpresa dall’insistenza dei giovani nazionalisti cinesi. Persino il governo cinese, cui certo non dispiaceva divertirsi un po’ con tanto di passatempo nazionalista, si è preoccupato del fatto che un eccessivo nazionalismo potesse rivelarsi destabilizzante. Pechino ha iniziato a tenere sotto controllo l’ira della sua gioventù arrabbiata pur se allo stesso tempo cerca di tenere accesa la fiamma dell’orgoglio nazionale e di compattare l’opinione pubblica dopo la tragedia del terremoto.
L’Occidente ha a lungo sperato che la globalizzazione economica portasse con sé anche una globalizzazione politica. La democrazia e i diritti umani trionferanno in Cina. Ma il revival di risentimento nazionalistico fra i giovani cinesi – colti, individualisti ed esperti del Web -dovrebbe farci fermare e riesaminare le nostre ottimistiche supposizioni.

Minxin Pei – Traduzione di Rosalba Fruscalzo – L’espresso – giugno 2008

Una poesia di Cristina Bove

le donne della sera

Le donne della sera, hanno capelli
color di luna, oppure rossi, tinti
con l’henné
hanno camicie a fiori e gonne larghe
stringono in pugno il tempo
e meridiane senza cifre e nomi
 
Hanno l’ombra appuntata tra le ciglia
stringono gli occhi
per scrutare il sole
 
Le donne della sera, di nascosto
si librano nell’aria
dipingono le labbra di sorrisi
regalano gomitoli di frasi
sferruzzano le nuvole di seta
Hanno seni di muschio, odore buono
e lasciano la scia del proprio ieri
tra l’acqua e il vento a separare il mare
 
le donne della notte hanno il respiro
corto, sentono l’aria volteggiare intorno
a macerie di sogni da sgombrare
e mani a coppa bevono la vita.

Cristina Bove

leggi qui la poesia:
http://cristinabove.splinder.com/post/17581906/le+donne+della+sera

e qui l’home-page del blog:
http://cristinabove.splinder.com/

Prigioniere della vergogna – assassinate con lentezza

Slavenka Drakulic, l’autrice dell’articolo riportato qui sotto, è una scrittrice croata. In uno dei suoi libri, intitolato “Come se io non ci fossi”, tratta un argomento estremamente doloroso, a tal punto che uno, leggendolo, se dotato di una normale sensibilità, non può non stare male.
Ecco l’articolo:
Ricordo molto chiaramente la prima donna stuprata che ho conosciuto.
Era nell’autunno del ’92, vicino a Zagabria. Era una musulmana di Kozarac, in Bosnia.
Dopo alcuni mesi passati in un campo di detenzione, arrivò a Zagabria insieme a un gruppo di profughi. Selma (non è il suo vero nome) era una donna sui trentacinque anni, con capelli castani corti e occhi azzurri.
Mi raccontò la sua storia a voce bassa, quasi sussurrando: si trovava nella sua casa con i due figli piccoli e la madre quando un gruppo di paramilitari serbi entrarono nel suo cortile.
Dissero che cercavano armi. Ma non c’era nessun’arma, e neanche oro, perché è questo quello che cercavano.
Arrabbiato, un uomo l’afferrò e la spinse in camera da letto. Poi fu raggiunto dagli altri. “Poi mi fecero quello”, mi disse semplicemente Selma, abbassando lo sguardo a fissare le mani. “ Dopo, per molto tempo non riuscii a guardare in faccia i miei figli… Mi lavavo, mi lavavo e mi lavavo, ma il loro odore non se ne andava. Pensi, me lo fecero sul mio letto di sposa”, mi disse. Questa volta avvertii una traccia di disperazione nelle sue parole. Non piangeva, non più. Ma provava vergogna e la vergogna non l’abbandonava, dovette imparare a conviverci, e dovette farlo anche il marito.
E la società? Alle circa 30.000 vittime di violenze sessuali in Bosnia non è stato riconosciuto lo status di vittime di guerra.
Mentre lavoravo al mio libro “Non avrebbero mai fatto male a una mosca” sui criminali di guerra dei Balcani sotto processo al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia dell’Aja, mi imbattei nel “caso Foca”.
Si trattava di tre serbi che avevano tenute prigioniere delle ragazze musulmane, torturandole, riducendole a schiave sessuali e stuprandole. Ma quegli uomini non capivano davvero perché li stessero processando. Uno di loro si difese dicendo: ”Ma avrei potuto ucciderle!” Dal suo punto di vista, lui le aveva effettivamente risparmiate.
Stupro? che razza di crimine è a confronto dell’ammazzare?
E’un caso molto importante, perché la magistrata dello Zambia, Florence Mumba, il 22 febbraio 2002 pronunciò contro di loro una sentenza di colpevolezza.
Dragoljub Kunarac, Radomir Kovac e Zoran Vukovic furono, nella storia giudiziaria europea, i primi uomini condannati per tortura, riduzione in schiavitù, offese alla dignità umana e stupro di massa di donne musulmane bosniache giudicati come crimini contro l’umanità.
La sentenza riconobbe che la violenza sessuale è un’efficacissima arma di pulizia etnica. Oltre a disonorare le donne violentate, umilia i loro uomini, che non sono stati capaci di proteggerle. Per questo spesso le donne erano deliberatamente violentate sotto gli occhi dei mariti. La violenza sessuale distrugge l’intera comunità, perché il marchio d’infamia rimane con loro, non dimenticato, non perdonato.
Al processo del caso Foca, c’era una testimone particolare, madre di una ragazzina di 12 anni presa prigioniera da Kovac.
Kovac, un uomo sui 40 anni, la stuprò e poi la vendette a un soldato per cento euro. Da allora, nessuno ha più rivisto la ragazza. La madre venne per guardare in faccia il criminale e testimoniare contro di lui. Ma quando si sedette sul banco dei testimoni, non uscì neanche una parola dalla sua bocca. Solo un suono, un ululato insopportabile di un cane ferito a morte.
Il voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu che definisce lo stupro un’arma di guerra non le restituirà sua figlia, nessuna risoluzione lo potrà fare. Ma è un momento storico perché finalmente la violenza sessuale è riconosciuta come un’arma e potrà essere punita. Nessun uomo potrà difendersi dicendo che avrebbe potuto uccidere una donna che ha “semplicemente” stuprato, perché lo stupro è una sorta di lento assassinio.
 
Slavenka Drakulic (Traduzione di Fabio Galimberti)
la Repubblica – 21 giugno 2008

Mario Rigoni Stern

 
 
E’ morto Mario Rigoni Stern.
Ecco le brevi testimonianze del Presidente Napolitano, del poeta Andrea Zanzotto, del sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
 
Rimpianto e riconoscenza traspaiono dalle parole di chi, ieri, ha voluto ricordare con brevi dichiarazioni Mario Rigoni Stern.
“Sono costernato – ha detto il poeta Andrea Zanzotto -. Di lui conservo un ricordo unico, nel senso che nascono molto raramente persone piene di virtù come lui. Si dedicò all’impegno civile e fu antesignano della conservazione dell’ambiente”.
Nel messaggio che il presidente Giorgio Napoletano ha inviato ai familiari, si legge:
“ Le opere di Rigoni Stern hanno rispecchiato e raccontato la sua esperienza di vita, legata alle montagne trentine dell’altopiano di Asiago, che lo hanno visto combattere tra gli alpini del Battaglione Vestone. Le vicende della seconda guerra mondiale e la dolorosa esperienza della prigionia hanno rappresentato gli scenari della sua narrativa, ricca di suggestioni e di vivide memorie”.
Secondo il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, lo scrittore “ è stato un grande poeta universale; il poeta della fatica nel paesaggio, del rapporto ontologico tra lavoro e natura. Parlando di lui andrebbero citate le Georgiche virgiliane, nel loro aspetto più spoglio di retorica, più pudico e aspro insieme. Opere in onore di questa grande, misera creatura che è l’uomo”.
 
 
La Repubblica – 18 giugno 2008
 

Pomeriggio

In questo pomeriggio di primavera,

nella stanza in penombra,

tenuta ancora per mano dal sonno,

osservo pigra i lunghi coni luminosi

che la luce disegna sul soffitto.

Imprecisi i contorni degli oggetti,

i mobili stessi appaiono indefiniti

come i pensieri al risveglio,

pesanti e confusi.

Incerto anch’esso mi raggiunge

da sotto i tetti

il pigolio delle prime rondini.

P.M. Chessa – Un ordinato groviglio – Il Filo – 2008