Quei giovani nazionalisti



Ci è stato detto, non troppo tempo fa, che la Cina aveva imparato come affascinare il mondo. Ma le virulente manifestazioni nazionalistiche anti-occidentali, accadute in Cina […], hanno fatto sì che molti si siano chiesti se Pechino non si stia allontanando dai partner commerciali occidentali.
Esasperata da una copertura mediatica percepita come ingiusta, sia nel caso dei recenti scontri in Tibet sia nel caso delle proteste anti-cinesi che hanno seguito il passaggio della fiamma olimpica in giro per il mondo, la gioventù cinese, in patria e all’estero, ha organizzato delle contro-manifestazioni, si è scontrata con i dimostranti anti-cinesi, ha boicottato i negozi francesi presenti in Cina e ha riempito il cyberspazio di corrosive critiche al vetriolo contro l’occidente.
Molti stranieri hanno il sospetto che il Partito comunista cinese abbia istigato questa ondata di nazionalismo in modo deliberato per mettere sulla difensiva l’Occidente. La realtà è più complessa. Non c’è dubbio che i media ufficiali, che hanno diffamato il Dalai Lama e i suoi sostenitori occidentali, stiano alimentando il fuoco nazionalista.
Tuttavia, la cosa più inquietante di questa recente esplosione nazionalista anti-occidentale è che è spontanea e genuina, proprio come precedenti manifestazioni verificatesi contro l’Occidente. A maggio 2005, la gioventù cinese guidò manifestazioni anti-giapponesi in tutto il Paese perché Tokyo cercò di guadagnarsi un posto permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Ad aprile 1999, gli studenti universitari di Pechino devastarono l’ambasciata americana dopo che l’aeronautica militare americana aveva bombardato per sbaglio l’ambasciata cinese di Belgrado.
A differenza degli studenti universitari che manifestarono per la democrazia a Tiananmen nel 1989, la gioventù di oggi non ha memoria degli eccessi peggiori dl comunismo. Gli anni della loro formazione coincidono con quelli della crescita economica cinese. Ne consegue che la Cina per questi giovani non è un Paese che opprime la sua gente, bensì un Paese che ha fatto continui progressi, che ha offerto grande libertà individuale e che ha creato molte opportunità.
Il risultato di questa “educazione patriottica” ufficialmente sponsorizzata, che enfatizza l’umiliazione della Cina ad opera dell’imperialismo occidentale, è che i giovani cinesi hanno una visione schizofrenica dell’Occidente: ne ammirano il successo economico, ma sono risentiti del suo dominio di lunga data e sono sospettosi circa le intenzioni del mondo occidentale verso la Cina.
Da questa prospettiva, la maggior parte dei giovani cinesi ritiene la copertura mediatica dell’Occidente nei confronti del proprio Paese parziale e prevenuta, e guarda alle proteste anti-cinesi del mondo occidentale come a manifestazioni di oscura cospirazione volte a negare alla Cina il rispetto e la gloria che derivano dall’ospitare i Giochi olimpici di Pechino. La risposta di questi giovani è, come prevedibile, di tipo viscerale.
Ironia della sorte, l’eccessivo zelo patriottico dei giovani cinesi ha in realtà danneggiato l’immagine della Cina nel mondo occidentale, invece che migliorarla. La maggior parte degli osservatori occidentali, persino quelli più simpatizzanti, sono stati colti di sorpresa dall’insistenza dei giovani nazionalisti cinesi. Persino il governo cinese, cui certo non dispiaceva divertirsi un po’ con tanto di passatempo nazionalista, si è preoccupato del fatto che un eccessivo nazionalismo potesse rivelarsi destabilizzante. Pechino ha iniziato a tenere sotto controllo l’ira della sua gioventù arrabbiata pur se allo stesso tempo cerca di tenere accesa la fiamma dell’orgoglio nazionale e di compattare l’opinione pubblica dopo la tragedia del terremoto.
L’Occidente ha a lungo sperato che la globalizzazione economica portasse con sé anche una globalizzazione politica. La democrazia e i diritti umani trionferanno in Cina. Ma il revival di risentimento nazionalistico fra i giovani cinesi – colti, individualisti ed esperti del Web -dovrebbe farci fermare e riesaminare le nostre ottimistiche supposizioni.

Minxin Pei – Traduzione di Rosalba Fruscalzo – L’espresso – giugno 2008

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