Undici sulla strada

Hanife Ana sulla strada
Gianfranco Fedele: pianoforte, programmazione, voce
Alessandro Melis: voce
Savina Dolores Massa: voce
Ho ancora davanti agli occhi la via De Castro della mia piccola città. Le sedie disposte davanti alla libreria, poche, in realtà, il buio della sera, che bene si adattava alla storia che si doveva raccontare, la luce che proveniva attraverso le vetrine colorate di azzurro dalle copertine del libro “Undici”, di Savina Dolores Massa, l’autrice che quel libro, ieri sera, ha fatto conoscere ai tanti venuti ad incontrarla, e ai tanti che, di passaggio, si fermavano ad ascoltarla.
L’aria era tiepida, il cielo nero, poco lontano, gli abitanti “distratti” della città, ignari di ciò che avveniva, passeggiavano gustando un gelato, o una bibita, seduti al bar.
Arrivava fino a noi il loro parlare a voce un po’ alta, lo squillo dei telefonini, le risate un po’ eccessive dei ragazzi di passaggio, i clacson delle loro biciclette.
Sì, forse tutto questo disturbava un po’, ma noi avevamo, ed era tutto nostro, quell’angolo raccolto di una cittadina di provincia che si accingeva a vivere una notte destinata ad ascoltare le storie, i ricordi, le illusioni di undici “vite”.
Anna Maria Capraro ha dato inizio a quest’avventura, con la sua dolce determinatezza,la sua bravura, la capacità insolita di penetrare l’animo di chi scrive, di decifrare ciò che lo scrittore o il poeta per pudore, qualche volta, cerca di tenere per sé.
La via De Castro e i suoi temporanei inquilini hanno potuto gustare, vivere profondamente quella musica malinconica, sommessa, che solo una kora può donare, le note del pianoforte di Gianfranco Fedele, abilmente guidate, i ritmi, i suoni, la dolcezza e la tragicità delle parole di Savina Dolores Massa, di Alessandro Melis.
Si respirava un’ atmosfera dolente, ieri sera, si ascoltavano racconti senza spazio e senza tempo, pesanti per la sofferenza e l’angoscia che racchiudevano, lievi per la dignità di coloro che quelle storie tragiche le hanno vissute e portate a compimento.
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4 thoughts on “Undici sulla strada

  1. Bella pagina, Piera, per la nave con i nostri Undici. Bello il tuo comprendermi. Una sorpresa la foto, di me mediterranea di sangue in spavento. Ma, a parte le mie glorie, e quelle di Hanife Ana, desidero tanto una sorta di “conforto” almeno per gli undici, tra i tanti, che non abbiamo saputo accogliere. E me ne vergogno immensamente, ogni momento. Mi vergogno di appartenere alla razza dagli occhi color indifferenza.
    Grazie di cuore.
    Savina

  2. I tuoi occhi non hanno il colore dell’indifferenza, me ne sarei accorta da tanto, e “Undici” lo dimostra ampiamente, come il tuo abbraccio a Sayoro e ai suoi amici.
    Quanto alla foto, che sì è mia, bisogna aggiungere, ed è determinante, la maestria di quell’istrione, attore, fotografo, poeta e scrittore che tu ed io conosciamo molto bene.
    Un abbraccio e un arrivederci ad Hanife Ana nel prossimo porto. Piera

  3. Cara Sabrina, chissà se la nave metterà ali. Però adora i fiumi. Noi qui ne abbiamo uno che ha l’identico colore degli occhi del mio cane piccolo. Grazie ancora. Un inchino alla padrona di casa, che continua a sfornare bei post invece di prendere il suo camper e fuggire.

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