glicine d'autunno

Sono andata, come sempre, a visitare il blog di Cristina certa di trovare piccoli gioielli, pietre preziose, perchè questo sono le poesie di Cri. Oggi, ho trovato questo delicato gioiello. Lo propongo a tutti i cari amici che amano le cose belle.

glicine d’autunno
 
  
Siediti qui con me
sui gradini del portico, è di rosso
che si riveste il muro e sul terrazzo
la vite americana si è avvinghiata
ai fili tesi
lontano dorme il resto del paese
 
io qui mi fermo a respirare il tempo
l’uomo capelli bianchi e voce roca
imita il gallo, parla alle finestre, il matto
del villaggio
abita cerchi intorno alla mia casa
a volte ride a volte grida
raccontando se stesso a voce alta.
 
Ho saputo di inverni con la neve
sparire argini e guide
chiodi ficcati a colpi di tragedie
i destini raccolti da sudari.
 
E canta il vecchio, con le mani a imbuto
alle grondaie, dai tralci ricadenti
il glicine ingiallito
tasta nell’aria mossa sui cancelli.
 
Mi accoccolo tra il muro e la ringhiera
sui miei pensieri traccio
larghe ics
e sulle gambe stendo voli di mani
ai lembi di un vestito che mi appassisce addosso
e dentro no
non mi arrendo a sfiorire.


Cristina Bove
(www.cristinabove.splinder.com)

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5 thoughts on “glicine d'autunno

  1. Anch’io, Savina, la trovo veramente bella. Cristina è una donna e una poetessa straordinaria, nei suoi versi c’è il suo cuore ma anche un’intelligente razionalità.
    Un forte abbraccio. Piera

  2. Un filo conduttore spazio-tempo che intreccia versi di una malinconica sensualità, anche la natura lo è, anche il ricordo e chi il ricordo lo canta cercando di tenere il tempo a debita distanza, e forse, dentro lo spazio odoroso di glicine, nulla potrà sfiorire e la poesia continuerà ad attingere nuova linfa, perchè la poesia non ha età.

    Complimenti a Cristina e un abbraccio a Piera

  3. Cara Jolanda, hai detto bene, la poesia non ha età. Non ha età quando gli anni passano, ma neanche quando si è all’inizio della vita. Mi è capitato di leggere brevi testi scritti da bambini piccoli,
    col mio lavoro è normale, sai che diverse volte era “poesia”? Semplice, immediata, ma poesia. Capivo che in quei testi c’era del talento, una predisposizione innata alla cura linguistica, al ritmo, alla musicalità, all’uso istintivo della rima. Io credo che questi talenti debbano essere incoraggiati e, nello stesso tempo, rispettati.
    Forse mi sono allontanata troppo dal tuo commento, ma ciò che mi appassiona mi conduce sempre un po’ lontano.
    Un forte abbraccio. Piera

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