Ann, 106 anni, crede ancora nell’importanza del voto
 
 
Ann, di anni 106, è andata a votare per dare il suo contributo al primo presidente afro-americano. E Obama ha parlato di lei nel suo primo discorso dopo la vittoria.
Ecco l’articolo di Marco Contini, pubblicato su la Repubblica di venerdì 7 novembre.
 
 
Atlanta – Non capita a tutti di essere citati per nome e cognome dal presidente degli Stati Uniti, per giunta in quel momento solenne che è il discorso della vittoria, subito dopo la chiusura delle urne. Ma non capita a tutti neppure di essere messi al mondo da un ex schiavo del Tennessee, e 106 anni più tardi poter contribuire all’elezione di un afro-americano, il primo, alla Casa Bianca. Tutte queste cose sono successe a Ann Nixon Cooper, una gentile vecchina che vive ad Atlanta dagli anni 20, quando vi si trasferì col marito appena sposato.
Di solito, Ann va a dormire presto. Ma martedì sera non poteva proprio. Perché lei che essendo amica della madre aveva conosciuto Martin Luther King fin da quando era un ragazzino un po’ scavezzacollo, questa donna nera che – come ha ricordato Obama – “è nata quando né i neri né le donne avevano diritto al voto”, non poteva certo andare a letto senza sapere il risultato: ” Non ho tempo per morire – aveva detto alcuni mesi fa alla Cnn – prima devo vedere un presidente nero”. E poi, un “uccellino” l’aveva avvertita: nel momento del suo trionfo, il nuovo presidente avrebbe parlato anche di lei.
Quando Obama finisce di parlare, è mezzanotte passata. Ma Ann, che poco tempo fa si è fratturata un’anca ed è costretta a camminare appoggiandosi a un carrellino, non è ancora pronta a salire al secondo piano della sua casa, dove nonostante l’età e i dolori continua a mantenere la stanza da letto. Prima deve rispondere al telefono, che è letteralmente impazzito: amici, vicini, i suoi 14 nipoti, tutti vogliono congratularsi con lei per essere stata additata a simbolo della capacità dell’America di esistere e di progredire. Alle tre del mattino riesce finalmente a liberarsi.
Ma il mattino dopo si ricomincia, con la differenza che stavolta la gente passa a trovarla di persona. Come faceva spesso, prima di morire, Nat King Cole, uno dei grandissimi della musica jazz. E come fece un giorno di molti anni fa un giovane studente universitario che sognava di diventare regista: Spike Lee. Ad aprire le porte di casa, lei, ci è abituata. Moglie di un dentista di successo, ad Atlanta era una celebrità della nuova borghesia nera: aveva fondato un circolo per le ragazze di colore, e per molti anni è andata in chiesa, alla Ebenezer Baptist dove oggi è sepolto Martin Luther King, per insegnare agli adulti a leggere.
Oggi, Ann si gode il meritato riposo e la gioia per questo momento storico. “Ah se mio marito fosse ancora qui – sospira – Sarebbe entusiasta”. Ora che Obama l’ha citata nel suo discorso, si dice che possa essere invitata a Washington per il prossimo discorso sullo stato dell’Unione. “ Potrei anche andarci- dice lei – ma non è che ci tenga poi così tanto”. E se fosse Barack in persona a chiederglielo? – Oh sì, allora sì che ci andrei”. Dal nuovo presidente, che quando ne parla chiama “quel giovanotto”, Ann si aspetta moltissimo: “Le cose stanno cambiando, cambiando, cambiando. E’ stata la vittoria della speranza sulla paura. Dobbiamo esserne fieri”. E se lo dovesse incontrare, c’è qualcosa in particolare che gli vorrebbe dire? “No – risponde svestendo i panni della superstar – non ho nulla di speciale da dirgli. Mi piace ascoltarlo, tutto qui. Dopodiché sarei felice di conoscerlo, come chiunque”.
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4 thoughts on “

  1. Accipicchia! Piera, sempre attenta e presente! Conoscevo l’articolo che ho letto però di sfuggita…quasi quasi risparmio i soldi del giornale!
    Mi piace troppo farti visita. Grazie. Un forte abbraccio.Ele.

  2. Ho trovato molto bella la citazione che ha fatto su questa donna. Una vita che sintetizza la storia. La storia non in modo genrico, non la storia dei grandi, ma la storia fatta da tante piccole perrcose che però a volte fanno la differenza. Un abbraccio e buona domenica, Giulia

  3. Ciao carissima, quando ho letto la storia di Ann, mi è sembrato giusto riportarla perchè trovo che sia “esemplare”, non comune. Per la splendida età, la lucidità, le “radici” che affondano in un passato così lontano, la sua stessa giovinezza, per quei tempi così particolare…
    Come potevo lasciarla rinchiusa tra le pagine di un quotidiano?
    Un caro saluto. Piera

  4. Ciao Giulia, la Storia, quella più autentica, è costituita da tante piccole importantissime storie, anche se ci si ostina a pensare solo in termini di trattati, di incontri tra “grandi”, tra diplomazie che di diplomatico hanno ben poco, molto di economico.
    Ti abbraccio. Piera

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