L’onda studentesca

Un articolo di Paolo Hutter, pubblicato sul venerdì di Repubblica del 21 novembre 2008, mette in evidenza come sia possibile il dialogo tra culture diverse, se alla base c’è il rispetto del valore di ogni singolo individuo.

L’onda –  All’Istituto professionale Zerboni di Torino, i giovani contestatori sono guidati da un compagno di classe marocchino. Il vice? Albanese

E tra gli studenti spunta Hamza, il primo leader afro-italiano

Gli studenti dell’Istituto tecnico professionale Romolo Zerboni di Torino non pensano di aver fatto una scelta da pionieri. A loro sembra del tutto naturale che a guidarli nella lotta contro il decreto Gelmini siano un ragazzo marocchino e uno albanese.

Tanto naturale che ti presentano Hamza Nouim e Olti Hysenaj come “quelli con cui parlare” senza citarne la nazionalità: Questa dell’autunno 2008 è la prima ondata di movimenti studenteschi in cui la presenza di ragazzi e ragazze di origine extracomunitaria comincia ad essere visibile, e non più un’eccezione.

E la ancora scarsa – rispetto alla scuola dell’obbligo – percentuale di figli di immigrati extracomunitari tocca punte del venti per cento nelle prime e seconde classi di istituti professionali come lo Zerboni. Seicento iscritti al diurno di corso Grosseto, semiperiferia nord di Torino, corsi triennali e quinquennali, indirizzo meccanico, elettronico, abbigliamento.

Ma quella del diciottenne Hamza è una storia che va al di là della nuova presenza di giovani di etnia diversa: qui abbiamo degli italiani-italiani che si affidano a un ragazzo che sentono capace di rappresentarli, che sentono come uno di loro, anche se è marocchino come Hamza, con un residuo, (leggero) di accento magrebino, il suo Ramadan, la coerente astensione da alcolici e prosciutto, i sabato pomeriggio nella sede dei Giovani Musulmani. Cominciano a conoscerlo anche fuori dalla sua scuola: verso la fine del grande corteo che presidiava la stazione era lui al microfono: “Ragazzi, entriamo in modo civile, non rompiamo niente”. E ai pendolari che temevano il blocco dei treni spiegava: “Siamo qui per difendere i nostri diritti, siamo solo studenti che vogliono la scuola”.

Apparentemente la vicenda di Hamza alla testa degli studenti è nata all’improvviso. “ Ho sentito parlare di questa riforma Gelmini e con il mio amico albanese siamo andati a chiedere ai professori. Ci hanno spiegato dei tagli alla scuola. Nessuno ne sapeva niente tra noi studenti. Certo, io potrei fregarmene, sono al quinto anno. Ma ho subito pensato a tutti gli altri, e alle mie sorelline di 13 e di 6 anni…” racconta. “Abbiamo deciso di fare il giro della scuola, bussavamo nelle classi e chiedevamo ai professori il permesso di parlare per cinque minuti, preannunciando la proposta di scioperi e cortei”.

Senza concorrenza e senza precedenti, Hamza Mouim è diventato un punto di riferimento, formatosi in poche settimane, dell’ Onda studentesca. Luigi Caporale e Pasquale Trivisonne spiegano che c’è un retroterra di questa integrazione, coltivato da tempo allo Zerboni, dove da anni i docenti lavorano sulla questione. Per chi arriva con scarsa conoscenza dell’italiano ci sono attività integrative e supporto linguistico. Non classi differenziate – una proposta che ha indignato tutta la scuola – ma corsi oltre l’orario scolastico che oggi è di 36 ore (calerebbe a 32 con i tagli Gelmini).

Parlando con Hamza Nouim viene fuori anche il retroterra familiare e sociale del suo impegno. A casa del ragazzo, tolte le scarpe, conosciamo la sorellina e la cuginetta, che – entrambe con il velo – preparano il tè.

Il piccolo Obama dello Zerboni è nato a Casablanca nel marzo del ’90, è arrivato a Torino a otto anni, ha imparato l’italiano ma tenuto vivo l’arabo nella scuola domenicale di via Rovigo. Il padre, che ci raggiunge durante il tè, è Abdel Kader Nouim. E’ stato imam della Moschea della pace fino a pochi anni fa. Un Islam socievole che punta sull’integrazione e ha abituato il ragazzo al confronto di gruppo, al discorso pubblico. Persino a recitare in uno sketch al raduno di Rimini dei Giovani Musulmani.

Vuole essere tra quelli che dallo Zerboni andranno all’Università e i due fratelli maggiori metalmeccanici, che mantengono tutta la famiglia, vogliono aiutarlo. “La scuola pubblica è per noi l’unico modo per avere un futuro migliore ripete guardando le sorelline.

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9 thoughts on “

  1. Carissima, molto bello questo ultimo post, ci apre il cuore alla speranza e dimostra che dove c’è un’opera vera di integrazione la stessa si realizza con successo. Un esempio da tenere a mente!
    un abbraccio. Ele.

  2. Grazie, Ele. Ancora una volta, e non sarà l’ultima, l’esempio viene dai giovani, dai ragazzi. Noi adulti, oltre ad imparare da molti di loro, dovremmo essere più consapevoli della responsabilità che abbiamo nei loro confronti quando ci vedono come guide e, soprattutto, come modelli da imitare.
    Un abbraccio. Piera

  3. Diario di bordo del 25 novembre[..] Non rassegnarsi, questo, intanto Leggetelo, questo post di Morgan: ci coinvolge tutti, come cittadini italiani e come persone. Michela Murgia Perché tre è meglio che uno Franca Rame Berlusconi invita a spendere: la teoria delle br [..]

  4. Sono un’assidua lettrice di Repubblica e del Venerdì e mi soffermo sugli articoli che ritengo interessanti. Tra i tanti che riportano notizie estremamente preoccupanti, non potevo non fermare l’attenzione su un avvenimento che, di questi tempi, apre alla condivisione e all’accettazione dell’altro, liberi da ogni forma di pregiudizio.
    Non ho trovato l’articolo sul web, l’ho riportato sul mio blog dal Venerdì, digitandolo.
    La ringrazio per ciò che ha scritto e le invio i miei più cordiali saluti.
    Piera M. Chessa

  5. complimenti Hutter è stato un bel lavoro,mi fa piacere che abbiate aprezzato l’articolo, cordiali saluti hamza nouim

  6. Sì, l’articolo mi era sembrato molto interessante e l’avevo postato volentieri perchè meritava, non soltanto perchè era scritto bene ma anche, e soprattutto, per il suo messaggio positivo.
    Ti ringrazio per la visita.
    Un cordiale saluto. Piera

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