Il nuovo libro di Rita Levi Montalcini

Il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini, in collaborazione  con Giuseppina Tripodi, ha scritto un libro le cui protagoniste sono settanta donne che hanno dedicato, tra innumerevoli difficoltà, la loro vita e le loro energie alla Scienza.
Questa nuova fatica della Montalcini è l’omaggio di una grande donna a delle donne straordinarie, qualcuna di esse vissuta in periodi molto lontani. 
Ne parla la giornalista Elena Dusi sul venerdì di Repubblica del 2 gennaio 2009

 

Donne e scienza, storie di tabù e ingiustizie

Si dice che ogni grande uomo abbia una grande donna dietro di sé. Ma spesso nel campo della scienza le grandi  donne rispetto ai loro colleghi si trovano avanti. Li anticipano. Preparano la strada alle loro scoperte e agli onori che ne derivano. E se noi non ne sentiamo parlare, o delle loro fatiche ci giunge solo un’ eco lontana, non è certo perché il loro contributo sia stato meno importante.
Alle madri della conoscenza che “hanno contribuito allo sviluppo scientifico in misura pari all’uomo, pur svolgendo il ruolo di moglie e di madre”, dedica un libro una grande donna come Rita Levi Montalcini. Insieme a Giuseppina Tripodi, sua assistente da quarant’anni, il premio Nobel per la medicina ha appena finito di scrivere Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità ai giorni nostri (Gallucci editore,13 euro, 151 pagine), un libro “consigliato dai 13 ai 99 anni”, […].
L’esempio di Lillian Moller Gilbreth, madre di dodici figli e prima donna ammessa nell’American Society of Mechanical Engineers (l’associazione americana degli ingegneri meccanici), nel 1926, è forse uno dei più appaganti per la storia della scienza e della tecnica.
Ma è sulle difficoltà incontrate e poi superate da settanta donne eccezionali che si concentra Rita Levi-Montalcini, lei stessa ostacolata da un padre che non credeva in una carriera così inusuale per una ragazza e che cercò di dissuaderla dall’iscriversi all’università.
Quando si parla di discriminazione, in fatto di scienza, il primo nome che balza fuori dai libri è quello di Rosalind Elsie Franklin, la donna che per prima “immortalò” la doppia elica del Dna fornendo un assist perfetto a Watson e Crick. I due uomini vinsero nel ’62 il premio Nobel proprio grazie alla “foto 51” realizzata con i raggi X dalla Franklin. Che nel frattempo, a soli 37 anni,era stata uccisa dalle radiazioni e da un cancro alle ovaie e non ricevette nemmeno una citazione durante la premiazione dei due colleghi a Stoccolma.
Che la storia della scienza avrebbe preso una piega poco favorevole alle donne, d’altronde, si era capito fin da subito. Da quella Ipazia vissuta nel quarto secolo, considerata la più famosa fra le scienziate dell’antichità e “uccisa ad Alessandria da monaci fanatici su ordine del vescovo Cirillo” come raccontano Levi Montalcini e Tripodi. “Le tolsero gli occhi quando ancora era viva e il suo corpo fu fatto a pezzi e bruciato”.
Una strada che molte scienziate hanno seguito per portare avanti la loro vocazione è quella del convento. Così ha fatto per esempio la badessa benedettina Ildegarda di Bingen, che già nel dodicesimo secolo si batteva per far accettare alla Chiesa il sistema eliocentrico, ma che, a differenza dei colleghi uomini che l’hanno seguita, rimase tanto inascoltata quanto impunita. Anche Virginia Galilei, figlia illegittima di Galileo e descritta dal padre come “donna di esquisito ingegno”, si rifugiò da clarissa nel monastero di Arcetri.
Una seconda strada per le donne appassionate di ricerca è stata quella di legarsi a uno scienziato uomo. Così è stato per Sophie Brahe, che a cavallo del Seicento lavorò accanto al fratello Tycho nel castello-osservatorio di Hyen. Salvo vedere pubblicato il trattato sulla Stella nuova che i due avevano scoperto insieme con la sola firma di lui. Più tardi, nel XIX secolo, Williamina Paton Fleming si adattò a una situazione veramente particolare, facendosi assumere come governante dal direttore dell’osservatorio astronomico di Harvard pur di continuare a studiare il cielo e arrivando a scoprire un nuovo tipo di stelle, le nane bianche.
Se fra i premi Nobel scientifici le donne sono soltanto il 4 per cento, la famiglia Curie rappresenta davvero uno strappo alla regola. Con il sudore, il lavoro sui campi di battaglia durante la Prima guerra mondiale, tante radiazioni e infine due leucemie fatali, sia Maria che la figlia Irene vinsero in tutto tre premi Nobel. E se due furono assegnati anche ai rispettivi mariti, l’ultimo, invece, Marie lo vinse da sola.

Elena Dusi

il venerdì di Repubblica del 2 gennaio 2009

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4 thoughts on “

  1. Davvero donne straordinarie. Rita Levi Montalcini era comunque una donna privilegiata perchè viveva in un ambiente stimolante, ma tante volte mi chiedo dietro a tante donne quante avrebbero potuto se… Forse dovremmo ricordare di più anche quelle che non sono potute arrivare. Conoaco donne che hanno dovuto lasciare gli studi, altre che pur desiderando studiare non hanno potuto perchè sono dovute andare a lavorare…
    Bel post, cara amica, davvero molto bello. Giulia

  2. E’ vero, la Montalcini è cresciuta in un ambiente sicuramente ricco di stimoli, ma non bisogna dimenticare che è stata ostacolata persino dal padre, deve alla sua determinazione e alla sua passione l’aver raggiunto livelli così alti.
    Poi, hai perfettamente ragione, quante donne, davvero, avrebbero voluto dedicarsi agli studi e non hanno potuto, altre non li hanno completati pur volendo. Anche a me è capitato di conoscerne diverse e meritavano veramente, chissà dove sarebbero potute arrivare alcune di loro, capaci di fare sacrifici notevoli e dotate di attitudini personali fuori dall’ordinario.
    Non dovrei, ma mi viene da pensare a tanti ragazzi che hanno stimoli e possibilità e non ne fanno tesoro.
    Un forte abbraccio. Piera

  3. Bellissimo post Piera! Un omaggio alla Montalcini e alle altre donne-scienziato che devono essere un vanto e un incoraggiamento per tutto l’universo femminile!
    Sappiamo che il campo della ricerca, e non solo, è ancora appannaggio degli uomini…ma ci sono segnali di cambiamento che fanno ben sperare.
    Ti ringrazio e ti abbraccio, come sempre. Ele.

  4. Carissima Eleonora, dobbiamo ammetterlo, siamo delle inguaribili femministe, sempre pronte ad appoggiare le altre donne!
    A parte gli scherzi, non si può che stimare ed essere orgogliose di donne così speciali, soprattutto perchè hanno senz’altro rinunciato a tanto per conseguire risultati eccellenti.
    Ti abbraccio. Piera

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