Uno sguardo indietro


dal libro Infanzia e giovinezza"

di  Albert Schweitzer 


Se rivolgo lo sguardo alla mia gioventù, mi ricordo commosso del grande numero di persone che meritano la mia gratitudine, per tutto ciò che mi diedero e rappresentarono ai miei occhi, ma mi rendo purtroppo anche conto di aver dimostrato loro ben poco la mia riconoscenza. Quanti sono morti, senza che abbia espresso quello che vollero dire per me la bontà e l’attenzione di cui mi colmarono! Spesso ho pronunciato sottovoce sulle loro tombe le parole che avrei dovuto dire mentre erano ancora in vita.

Ciononostante credo di aver il diritto di affermare di non essere mai stato ingrato, perché ben presto abbandonai quella spensieratezza infantile, di considerare naturale il bene e le cure che si ricevono dagli altri uomini. Credo di averci pensato prestissimo, così come al dolore del mondo. Fino all’età di vent’anni e anche oltre, ho tuttavia espresso troppo raramente la riconoscenza che sentivo. Non riuscivo a capire che valore avesse, per un uomo, provare veramente che gli altri gli serbano conoscenza. Spesso il mio atteggiamento era anche dovuto a timidezza.

Per esperienza personale, non ritengo che vi sia tanta ingratitudine nel mondo, come normalmente si afferma.[…].

Un altro fatto della mia giovinezza mi commuove ancora: molte persone mi hanno dato qualcosa o hanno influenzato la mia formazione senza saperlo, anche quelle cui non avevo mai rivolto la parola o delle quali avevo soltanto sentito parlare: tutte hanno esercitato su di me un influsso ben determinato, sono entrate nella mia vita e sono diventate forze dentro di me. Molte cose che io non avrei sentito così chiaramente o non avrei fatto con tanta decisione, le ho sentite o eseguite perché mi trovavo come soggiogato da quegli esseri. Mi sembra che noi tutti viviamo spiritualmente di ciò che alcuni uomini ci hanno dato in attimi importanti della nostra esistenza, attimi che non si fanno annunciare, ma giungono improvvisi e non sono solenni, ma quasi inavvertibili. Talvolta ne avvertiamo l’importanza soltanto nel ricordo, così come ci accade per la bellezza della musica o di un paesaggio. Non di rado dobbiamo ad altri parte del nostro bagaglio di dolcezza, bontà, capacità di perdono, amore per la verità, fedeltà e rassegnazione al dolore, e abbiamo visto in loro queste doti in questa o in quella circostanza. Un pensiero, diventato vita, è entrato in noi come una scintilla, illuminandoci.



Albert Schweitzer nacque a Kaysersberg (Alsazia Superiore) il 14 gennaio del 1875, morì a Lambaréné (Gabon, Africa) il 4 settembre del 1965. Aveva novant’anni.

Fu medico, filantropo, filosofo, teologo e musicista.

Nel 1945, Albert Einstein disse alla radio americana che in Africa viveva “uno dei più grandi uomini dei tempi moderni, se non il più grande”.

Schweitzer conobbe la notorietà molto tardi, aveva infatti 75 anni. Nel 1952, il suo impegno verso i più deboli, portato avanti per tutta la vita, gli valse il Premio Nobel per la pace.

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8 thoughts on “

  1. Bene, carissima Piera. Una bella pagina che offre molti spunti di riflessione, uno in particolare che, perdonami la sfacciataggine, vado predicando all’infinito senza sapere o capire se sono o meno ascoltata : i nostri sentimenti vanno comunicati in vita, dire a una persona ti voglio bene o ti stimo o grazie perchè attraverso la tua vita o i tuoi pensieri mi sento più ricca spiritualmente, o altro ancora, mi sembra una cosa bellissima da fare e dire. Sono i rimpianti per ciò che non abbiamo saputo dire, per mille motivi, che poi ci lasciano l’amaro in bocca e un senso di spaesamento difficile da riempire.

    ti abbraccio carissima
    jolanda.

    P.S.
    Puoi fare tu per me i complimenti a btmam per le sue poesie,visto che io non riesco a postare mai un commento?
    baci e a presto

  2. Cara Jole, lessi “Infanzia e giovinezza” da ragazzina, e mi piacque molto, per anni non lo ripresi in mano fino a quando pensai di leggerne qualche brano ai ragazzi.
    Giorni fa, sono andata ancora a sbirciare tra le pagine, devo dire, un po’ ingiallite. Ho letto a caso e devo dirti che ancora oggi ritengo valido questo libro, forse perchè i valori autentici vanno oltre il tempo.
    Ti abbraccio forte. Piera

  3. Mi ha colpito molto, Antonio, questo brano proprio perchè tratta il tema della riconoscenza. Il ricordo ci aiuta a riflettere in questo senso, e chissà quanti di noi verificano con dispiacere di aver scelto il silenzio nel momento in cui avremmo potuto fare un piccolo grande dono a chi, in più occasioni, aveva generosamente dato qualcosa di sè.
    Un caro saluto e a presto. Piera

  4. Carissima, non ho letto “Infanzia e giovinezza” ma provvederò quanto prima. Sul tema della gratitudine ci sarebbe molto da dire.Ti ringrazio per il post che mi porta a riflettere prima di tutto su me stessa,mi basteranno i giorni che non mi appartengono per essere riconoscente di quanto ho avuto? Non lo so. Di certo ti sono grata per la tua amicizia! Ele.

  5. Cara Cristina, un commento che è il verso di una poesia.
    Oggi, Gino Strada e non solo, ieri, A. Schweitzer e chissà quanti altri; fino a quando ci saranno UOMINI capaci di dare senza chiedere altrettanto, io non smetterò di aver fiducia nell’umanità.
    Un caro saluto e a presto. Piera

  6. Cara Eleonora, immagino quest’uomo in Africa, tra i malati, incurante dei contagi, infaticabile nel suo lavoro, spinto da una forza interiore che gli permetteva di superare ostacoli di ogni genere, compresi quelli economici. Certamente non era solo, ma è indubbio che il suo contributo sia stato determinante.
    Quanto all’amicizia, credo che il mio debito verso di te durerà a lungo.
    Il mio abbraccio. Piera

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