Un’intervista ad Orhan Pamuk

Ieri, su la Repubblica, ho letto un’interessante intervista del giornalista Marco Ansaldo allo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel, nel 2006, per la letteratura.

Nel suo paese,lo scrittore dovrà probabilmente sottoporsi ad un processo perché accusato di aver offeso la dignità nazionale. Nel 2005, infatti, disse ad un giornalista che l’aveva intervistato: “In questo paese sono stati uccisi trentamila curdi e un milione di armeni e quasi nessuno osa ricordarlo: allora lo faccio io”.

Nell’intervista Pamuk affronta anche quest’ argomento.



Pamuk: “Non mi importa del processo

continuerò a dire quello che voglio”

Torino – Orhan Pamuk guarda dritto negli occhi e non sfugge alla domanda. “Il nuovo processo che vogliono farmi in Turchia? E’ un vecchio problema che torna. Non sono preoccupato, mi sembra che se ne stia esagerando la portata. L’importante è che una persona possa essere libera di dire quello che pensa. Perché non c’è giustizia senza libertà di parola”.

Libertà d’espressione. E’ il tasto che sta a cuore al Premio Nobel per la letteratura, colto in Italia dalla notizia di un nuovo dibattimento per una frase sui massacri dell’Impero ottomano contro gli armeni pronunciata nel 2005. Per lo scrittore turco ieri una giornata di riconoscimenti e onori mentre parte da Firenze, passa per Milano e conclude la giornata a Venezia. A Torino, al Salone del libro centinaia di persone lo applaudono quando parla di letteratura e di libri. Un caldo segnale di affetto da parte di tanti lettori che lo inseguono nel backstage, lungo i padiglioni della Fiera, nel tentativo di strappargli almeno un autografo, o di incoraggiarlo.

Orhan Pamuk, oggi tutti i giornali parlano della nuova sentenza che la chiama a processo. Che cosa ne pensa?

“Non c’è ancora nulla di ufficiale:potrei di nuovo dovermi presentare in tribunale, ma non è per ora certo”.

Parliamo solo di letteratura, allora?

Qui a Torino mi aspettavo un incontro puramente letterario, ma poi ci sono altri aspetti che si intromettono. La verità è che la vera punizione avuta dallo Stato è quella di ritrovarmi costretto nelle pagine della cronaca politica invece che in cultura. Nella sua globalità la stampa turca, sia quella islamica sia quella laica, scrive che oggi la giustizia si sta caricando di questioni politiche. Sono d’accordo. In Turchia abbiamo un detto.

Quale?

“Che la giustizia è il fondamento del Paese. Non può dunque esserci giustizia senza libertà. Ma la giustizia deve rispettare la libertà di parola. E per questo ritengo molto importante la libertà di espressione.”.

Le parole, i testi scritti sono dunque importanti?

Certo. Le parole sono potenti. Io voglio esprimermi e costruire il mio mondo. I miei lettori lo sanno, e naturalmente fanno attenzione a ciò che scrivo. Ma non è che mi sieda a tavolino pensando di lanciare dei messaggi. Quando mi metto a scrivere, con molta pazienza voglio inventare un mondo. Allora, sicuro: noi scrittori dobbiamo credere nelle parole, perché gli altri hanno le pistole, i cannoni. E noi non dobbiamo forse credere all’importanza delle parole?”

Parliamo allora di libri, e di Turchia. Lei ha già scritto pochi anni fa un romanzo politico, molto amato in Italia,”Neve”…

E’ vero, ma molto prima, negli anni ’70 mi ero già impegnato nella stesura di un romanzo politico. Avevo una storia in mente e tra i miei amici c’erano molti giovani di sinistra, spesso radicale, alcuni anche maoisti, e quando i genitori partivano facevamo riunioni impegnatissime. Arrivato a 300 pagine ci fu il colpo di Stato e così lasciai perdere quella storia. Ancora oggi è chiusa in un cassetto. Ma non credo che la pubblicherò mai, non mi ci riconosco più”.

Marco Ansaldo – la Repubblica – 17 maggio 2009

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9 thoughts on “

  1. Sì, Antonio, forse anche qui da noi si dovrebbe imparare a combattere per la libertà, per ogni tipo di libertà, compresa quella di espressione che ultimamente non mi sembra in buona salute. Che dici?
    Un caro saluto. Piera

  2. accipicchia ma leggi solo res- pubblica?accipicchia proprio.Ma di res-privata non parli mai nelle tue”poesie”? che celi?hai un’espressione da finta modesta nella foto da signora-bene.chi sei veramente? Fatti scoprire senza paraventi . marcello

  3. accipicchia!ma leggi solo res-pubblica?non parli mai di res-privata nei tuoi scritti.accipicchia proprio..nella tua foto hai l’espressione finta-modesta da signora-bene.che celi?Perchè non esci allo scoperto senza i paraventi dietro cui ti nascondi? Così ti conoscerei meglio.Marcel senza proust

  4. Che eleganza, Pamuk, anche di fronte all’orrore. Che eleganza, di fronte ad accusatori che, come da tradizione, restano in larga parte anonimi.
    L’accusa tremante anonima è abitudine non rara, in Turchia.
    E neppure altrove, a quanto pare.
    Solo che altrove è priva di quella ingenuità che potrebbe anche farla perdonare.
    Altrove è carica di spocchia, pretende addirittura d’essere esercitata in nome della letteratura.
    Sa di stantio, come le ascelle di certi adolescenti, ragazzini che per aver studiato due righe di latino a scuola credono in una forma eroica (anche un po’ in camiciuola nera, se vogliamo dirla tutta) della cultura.
    si crede, da ragazzini con le ascelle in esplosione d’ormoni, che il pensiero forte debba essere necessariamente forzuto.
    Poi si cresce. E soprattutto si firma.
    Forse.

    Ti abbraccio,
    a.

  5. Carissima,mentre tu parlavi di Pamuk io mi occupavo di Grossman…che combinazione! Il tema della libertà di espressione mi è molto caro, a patto che non si parli per dar fiato ai denti o per insultare.Non è il caso degli scrittori citati che si battono per la giustizia e il rispetto degli altri. Un abbraccio. Ele.

  6. alessandro,ele,accipicchia, ma non si può rispondere in modo così difficile a domande tanto chiare!ma perchè ,ma perchè?Che nascondi?Dillo a me. Sol a me che son Marcè(l)

  7. alessandro il grande ti aggrada?fammi capire per pietà ti imploro una slinguatuccia morbosa..devi essere un gran fi..ne e pure istruito.dammi le tue p….ine che facciamo un bel giochetto per l’eternit.questa notte e anche le altre.se vuoi.tuo solo tuo marcè

  8. Carissima Piera,
    una bella riflessione sul concetto di libertà, mi sembra più che mai necessaria soprattutto in questi opachi tempi che flagellano tanti spiriti alti. La libertà di pensiero, soprattutto quando è rivolta a scopi umanitari, viene sempre vista con paura dal potere che usa la privazione della libertà per il suo sporco tornaconto.

    Per il resto…carissima amica, io ti dico…………….Non ti curar di loro ma guarda e passa………………

    un forte abbraccio
    jolanda

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