Romualdo


Frugo fra tanti ricordi lontani:

sono a Camaldoli, in un giorno d’estate.

La piccola cella,

a ridosso di un giardino punteggiato di rose,

si affaccia alla memoria.


Romualdo è là, seduto allo scrittoio.

Pochi libri,

una stuoia per il riposo,

una seggiola per meditare.


La luce fioca illumina il vegliardo,

la barba lunga, incolta e bianca.


Gli occhi sapienti incontrano i miei:

lo sguardo è profondo, il sorriso sereno,

la mia mente riordina piano il pensiero.

P.M.C.

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2 thoughts on “

  1. Sono stata a Camaldoli alcuni anni fa e ho respirato un’atmosfera particolare. Premetto che ho non uno ma centomila dubbi, di ogni genere, ma quei silenzi, quella calma che prelude alla meditazione,
    quel tempo che lì sembra essersi fermato, o magari è esattamente il contrario, non so, ti turba e nello stesso tempo ti avvolge. Senti comunque che l’uomo ha bisogno di spiritualità, che non necessariamente si colloca all’interno di un credo specifico.
    Ti ringrazio per avermi ulteriormente dato la possibilità di approfondire anche con me stessa alcune sensazioni.
    Non so perché mi sento particolarmente legata a questo scritto.
    Ti abbraccio. Piera

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