(Immagine tratta da www.asianews.it)

Dalla prefazione di Franca Gabriella Piras al libro di Salman Natur " Memoria”  – Edizioni Q – Roma

Nelle pagine di Memoria, Salman Natur raccoglie i brandelli di una realtà frantumata, i grani di un grande rosario che rinviano, con significative esclusioni, agli anni e ai giorni di un secolo che ha conosciuto, tra molte altre tragedie, la distruzione della Palestina, lo sradicamento della popolazione e la creazione di uno stato coloniale. Memoria porta in primo piano questa catastrofe e la presenta, lasciandosi guidare dal percorso della memoria e rifiutando una ricostruzione cronologica e onnicomprensiva dei fatti. La narrazione prende avvio dal presente della scrittura, anno 1999, vigilia del ventunesimo secolo, va avanti e indietro nello spazio e nel tempo, sfiora i primi e gli ultimi decenni del ‘900 e convoglia l’attenzione del lettore sul 1948, anno della nakba, la pulizia etnica della Palestina. Cento frammenti sfuggono pertanto alla distruzione e all’oblio e sono ricondotti a unità dal coro di voci che li scandisce. Voci portate sulla scena o silenziose e, comunque, presenti nei discorsi e nelle riflessioni di due palestinesi senza nome, un intellettuale di sinistra e un vecchio, deputati a rappresentare la generazione “nata sotto gli ottomani, cresciuta sotto gli inglesi e morta sotto Israele” e la generazione nata dopo la nakba, e due modi diversi di concepire la storia e la vita. Di entrambi, però, sono ricordati più volte l’età e il mezzo secolo che separa il vecchio, nato nel 1900, dal giovane, nato nel 1949, anno di nascita dell’autore di Memoria.

L’uomo, ormai cinquantenne, svegliato troppo presto dal sonno dell’infanzia, considera con costernazione la sua vita, tutta sillabata dalla guerra:

Sono nato dopo la guerra del 1948.

Ho iniziato la scuola il giorno della guerra di Suez.

Ho finito la scuola superiore durante la guerra dei Sei giorni.

Mi sono sposato durante la guerra di Ottobre.

Il mio primogenito è nato durante la guerra in Libano.

Mio padre è morto mentre infuriava la guerra del Golfo.

[…]

Il racconto di Salman Natur non si limita a sgranare i giorni e gli esiti catastrofici della guerra che segna ogni cosa, e i modi diversi di viverla. In forme esplicite o allusive di crescente intensità, racchiude l’invito pressante a non perdere la speranza del ritorno e della ricostruzione. Memoria alterna primi e secondi piani, oblitera le “questioni private”, così presenti nella letteratura della nostra Resistenza, i recenti e i vecchi conflitti all’interno delle organizzazioni politiche palestinesi, e guida il lettore tra le case cancellate o ancora in piedi, perché imprima nella memoria ciò che è accaduto all’intero paese e al più piccolo dei suoi abitanti, i nomi dei villaggi, delle famiglie, degli uccisi, quasi ripetendo passo dopo passo: “Hai dimenticato? Ricorda!”. A questo scopo sceglie di tornare all’epicentro della catastrofe e di mettere in primo piano la pulizia etnica del 1948 e gli eventi che non si possono dimenticare o mettere in discussione.

Memoria non esplicita i vari richiami ma tiene presenti le opere che hanno già raccontato la nakba:

da Ghassan Kanafani a Samira Azzam, da Giabra Ibrahim Giabra ai moderni e beffardi pesso-ottimisti che cercano di richiamare l’attenzione sulla questione palestinese e la crisi del medio Oriente con libri, mostre, opere teatrali e cinematografiche. […].

Memoria è un libro che non avremmo voluto leggere, ma che possiamo utilmente affiancare agli altri scampoli della memoria difficile del mondo. Magari, al solo scopo di non essere sbranati dalle iene che, strada facendo, potremmo incrociare sul nostro cammino:

La memoria mi tradisce e declina giorno dopo giorno.

Un giorno la perderò e sarò soltanto un corpo che vaga senza meta nelle strade affollate o nella solitudine dei sentieri pietrosi, alla ricerca di un coniglio bianco, che mi dica dove abito. Il coniglio bianco, impaurito, scapperà e io gli correrò dietro, finché incontrerò un cacciatore, un amico che ha preso la vita come viene, che ha avuto un’infanzia felice e non l’ha dimenticata.

Il cacciatore mi prenderà per mano, prenderà per mano me che combatto contro i mulini a vento, che sarò nulla, nulla assoluto. Mi porterà nella casa dove sono nato, mi restituirà alla famiglia. Poi, tornerà dai suoi, contento dell’aiuto dato a un vecchio che aveva perso la memoria:

     Se non fosse per me, lo avrebbero sbranato le iene.

Ci sbraneranno le iene, se perderemo la memoria.

Le iene ci sbraneranno.

Franca Gabriella Piras

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