Il caffè di Vincent

(Su un quadro di Van Gogh)

http://www.artsblog.it

E’ quasi deserto il caffè di Vincent,

nessuno più gioca al tavolo del biliardo

e i pochi avventori,

sopravvissuti al giorno,

si adagiano stanchi.

Bottiglie e calici,

disposti sui ripiani,

giacciono vuoti, inerti.

Solo le lampade dorate,

alle pareti,

attenuano il nero della notte,

mentre il grande orologio,

inseguendo le ore,

ammonisce gli animi

già incerti.

Piera M. Chessa

****

Suggerimento

Sul blog di Eleonora, Di tutto…o Quasi, un delizioso racconto intitolato Ossessioni.

Un testo che si legge molto volentieri e che, nella sua parte conclusiva, sembra voler lasciare al lettore la possibilità di concludere la storia secondo le proprie aspettative. Non è la prima volta che la scrittrice usa, in fondo divertendosi, questa tecnica.

Buona lettura.

http://shiva-ditutto.blogspot.com/2009/07/ossessioni-di-eb.html

 

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7 thoughts on “

  1. Come sono tristi questi versi! Com’é desolante questo luogo dell’anima ove tutto è fermo e le cose sembrano aver perso la loro ragione d’esistere.
    La solitudine non ha età, noi dobbiamo combatterla con ogni mezzo, soprattutto per chi non ha forze per farlo. Ti abbraccio. Ele

  2. Quel grande orologio che insegue le ore custodisce, comunque, la memoria degli avventori passati, basta immaginare le lancette nel passato e rivedere popolato un luogo di grande tradizione.
    Non sempre, però, questo è possibile e bisogna accettare la desolazione di un tempo che vive soltanto nel ricordo, quando la solitudine non era ancora una minaccia.

    grazie Pierissima, grazie anche per il post più giù che non ho potuto commentare prima. Ah, le ombre, le ombre!…

    ti abbraccio forte
    jolanda

  3. Grazie Piera per la pubblicità affettuosa che mi fai.
    Le mie storie hanno di rado una conclusione, é vero, forse è un mio limite, o la convinzione che ogni fatto potrebbe evolvere in modo inaspettato…la vita insegna!
    Ti abbraccio. Ele.

  4. Ciao, Alessandro. Sicuramente il tuo commento si riferisce all’Elogio dell’ombra di Borges, vero?
    Sì, credo anch’io che la vecchiaia possa essere un’età molto difficile,ma se si è in buona salute e la mente è “giovane”, può avere ancora molte opportunità.
    Buona giornata. Piera

  5. Grazie, Cristina, un commento che non può che farmi molto piacere.
    Ti abbraccio. Piera

    Capisco perfettamente, Eleonora, quel che intendi dire, per questo rende più forti il prendersi per mano.
    Il mio abbraccio. Piera

    Cara Jolanda, tu dici che “la solitudine non era ancora una minaccia”, non so, forse questa “malattia”, alla quale diamo il nome di “solitudine”, ha sempre
    colpito gli uomini nal passato, li aggredisce oggi e li colpirà nel futuro.
    Il rimedio potrebbe essere una maggiore condivisione dei problemi, ma allo stato attuale sembra la cosa più difficile in assoluto.
    Un carissimo saluto. Piera

    Ma quale limite, Eleonora, mi piace molto questa “sospensione” che lasci nelle storie!
    Ciao, carissima. Piera

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