Orhan Pamuk

Dal libro Istanbul, di Orhan Pamuk.


Capitolo diciassettesimo – La passione per il disegno


Qualche tempo dopo aver iniziato la scuola, scoprii che mi piaceva molto dipingere. Ma usare il verbo “scoprire” in questo contesto può essere sbagliato, perché significherebbe rinvenire qualcosa di già esistente però non notato, proprio come la scoperta dell’America. Non avevo una passione segreta o un talento scoperto sui banchi di scuola per la pittura. Perciò è meglio dire che mi accorsi che la pittura mi piaceva e mi emozionava. Questo comporta anche il disvelarsi dello strato d’animo e della capacità personale che può essere chiamata “talento”. Talento che in me non c’era.

O forse c’era, ma non è così importante. Avevo intuito che dipingere era piacevole, e ne ero molto felice. Solo questo contava.

Dopo tanto tempo, una sera chiesi a mio padre come avevano capito che ero portato per il disegno. “ Avevi disegnato un albero, – mi rispose, – e avevi messo anche un corvo su un ramo. Con tua madre ci siamo guardati, perché il corvo del disegno si era posato sul ramo proprio come un corvo vero”.

Anche se non spiegava tutto, anzi era addirittura illusorio, questo racconto mi era piaciuto, e ci avevo creduto subito. Molto probabilmente, l’albero e il corvo che avevo disegnato a sette anni non erano per nulla straordinari. Il lato magico della risposta di mio padre stava nel fatto che avessero deciso d’un tratto, lui e mia madre, che avevo “il talento per la pittura”. In questa vicenda era importante anche il carattere di mio padre, sempre ottimista e sicuro di sé, portato a credere sinceramente che tutto ciò che facevano i figli fosse meraviglioso. Certo, allora non avevo pensato così. Anch’io, come loro, avevo creduto di avere una predisposizione naturale per la pittura, un qualcosa che gli altri chiamavano talento.

Quando disegnavo e facevo vedere le mie opere, tutti mi lodavano, si complimentavano e mostravano anche uno stupore che mi sembrava sincero. Era come se mi avessero messo tra le mani uno strumento per essere amato, baciato, apprezzato e stimato. Allora io, quando mi annoiavo, iniziavo a disegnare. Mi compravano fogli, colori e matite e io dipingevo continuamente, poi facevo vedere i miei lavori, soprattutto a mio padre. Lui reagiva proprio come volevo io: guardava il mio disegno, ogni volta, con un’ammirazione e una meraviglia che stupivano pure me, e lo commentava. “Come hai reso bene l’atteggiamento di quest’uomo che pesca. Lui è annoiato, perciò il mare è scuro. E questo accanto a lui è suo figlio, no? Poi gli uccelli che aspettano i pesci. E’ geniale”.

Correvo subito nell’altra stanza a rimettermi all’opera. In realtà, quello accanto al pescatore non era suo figlio, era un suo amico, ma avendolo disegnato piuttosto piccolo, per sbaglio, sembrava suo figlio. Ormai avevo un po’ d’esperienza nell’accogliere quegli elogi. Prendevo in considerazione solo le parole che mi rendevano felice, e quando mostravo il disegno a mia madre, lo presentavo così:

“ Guarda com’è venuto. Il pescatore e suo figlio”.

“ Bello, bravo tesoro, – diceva mia madre. – Ma se facessi anche i tuoi compiti non sarebbe meglio?”

( Da Istanbul, Orhan Pamuk, Einaudi 2006)

(immagine tratta da http://www.splinder.com/myblog/edit/post/481525)

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6 thoughts on “

  1. Grazie, Annarita. Impariamo gli uni dagli altri, sono stata da te e ho trovato delle cose bellissime. Mi piacciono molto le tue poesie, dimostrano, tra l’altro, grande sensibilità.
    Un caro saluto. Piera

  2. Come sempre i tuoi post “aprono finestre” e inducono a riflettere. Grazie e complimenti. Ti abbraccio. ele

  3. Istanbul è un bellissimo libro, forse il più conosciuto di Pamuk, probabilmente quello che alla fine ha convinto gli Accademici a dargli il Nobel. A me piace perché mi ha permesso, in qualche modo, di conoscere l’uomo Pamuk. Per come descrive poi la sua città, ti sembra di esserci, di camminare nelle sue strade, tra i suoi odori, tra le rovine di un passato che è stato memorabile.
    Ciao, carissima, un grande abbraccio. Piera

  4. O.Pamuk è per me così incantevole che, oltre l’ incanto, non so trovare parole.Forse potrei dedicargli un Canto sommesso e sorridente, con pochi accordi semplici, senza alterazioni.Per me è divino.Goal Pieruska! Marle

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