La follia del pregiudizio

Oggi, verso le 2,30 del pomeriggio, ho acceso il televisore per ascoltare il telegiornale, ma sono rimasta impietrita e senza parole.

Con i titoli, una delle prime notizie che la giornalista ha dato riguarda la morte di una ragazza marocchina di 18 anni, uccisa dal padre perché compagna di un giovane italiano.

La ragazza era musulmana, il ragazzo invece è cattolico e di 13 anni più grande.

Ma non è stata, sembra, la differenza d’età, quanto la diversa religione e la successiva decisione di andare a vivere insieme a scatenare la follia dell’uomo, trasformandolo in un assassino.

Inizialmente avrebbe teso un agguato ad entrambi, avrebbe ferito il giovane italiano, poi avrebbe inseguito la figlia che scappava e l’avrebbe accoltellata, uccidendola.

Si rimane attoniti anche perché si parla di un padre e di sua figlia.

Mi soffermo a pensare a dei rapporti difficili portati avanti per anni, due generazioni diverse che si dovrebbero confrontare, certamente non distruggere.

Possibile che un legame così forte, che dovrebbe avere la priorità nella risoluzione dei problemi, possa essere annullato e diventare niente rispetto alle cosiddette tradizioni, spesso nient’altro che crudeli pregiudizi?

E dietro questo padre-padrone sembra di intravedere, sfumati, quasi invisibili, altri componenti della famiglia, una madre magari, privata di pensieri e azioni autonome, sorelle incapaci di levare la propria voce, fratelli plagiati da una figura maschile autoritaria, un lungo e costante esempio quotidiano che probabilmente ha generato dei cloni, copie perfette del genitore.

Sento l’amarezza che sale, mentre scrivo, ma anche la rabbia e l’indignazione verso ciò che ritengo profondamente ingiusto. Non trovo giustificazioni, neppure pensando che, probabilmente, presso la sua gente, un padre capace di compiere un’azione di questo genere in nome dell’onore è da considerarsi un eroe.

Per me è soltanto un piccolo uomo che la follia ha trasformato in un crudele assassino.

(estb.msn.com/i/80/1FF4ED528EB5F33E6A864196CECE)

10 thoughts on “

  1. Condivido con forza il tuo pensiero: c’è un’etica umana universale, al di sopra di qualunque religione tradizionalista, strutturale e tutto quello che di negativo c’è nelle religioni dove l’uso prevale sull’amore. Senza amore non esiste alcuna religione con nessun nome, io non riconosco la mia religione dalle tradizioni, dagli inchini e dagli onori che la gerarchia riceve, ma esclusivamente dall’amore vicendevole: è quella la prova che Dio c’è ed è vivo. Chi ama non impone il proprio credo, ma rispetta il credo degli altri e se una figlia sceglie una vita diversa un padre deve rispettarla, no ammazzarla. Le può dire: non condivido le tue scelte, figlia mia, tuttavia sei libera, vai pure.
    Mi ha fatto raccapricciare poco fa, in televisione, la madre distrutta che tentava di dare ragione al marito. Allucinante.
    L’età paleolitica non è affatto finita.

  2. Mia carissima Piera, un padre che uccide la propria figlia in nome di una qualunque motivazione, non è affatto un padre, è solo un mostro tra i tanti che si aggirano nel mondo e urlano ancora la loro ignorante bestialità. In nome di che, mi chiedo.
    Religione, tradizione, no cara Piera, solo ignoranza che acceca. Credo che difficilmente alcuni Paesi riusciranno ad affrancarsi dal male e dalla presunzione di essere nel giusto. Almeno aiutare quelle donne che vivono nel nostro territorio affinchè, con lo studio e la conoscenza, possano poi portare il loro messaggio di libertà presso la propria gente. compito difficilissimo.

    ti abbraccio forte
    jolanda

  3. Grazie, Mimma, per il tuo amaro approfondimento. Bello ciò che dici sulle religioni, se ciò che affermi diventasse la regola, quanta fede più sincera e più sentita ci sarebbe!
    Ho sentito alla radio ciò che tu hai sentito alla televisione, non c’è altro da aggiungere.
    Un carissimo saluto. Piera

  4. Jole cara, hai detto bene, si tratta di un compito molto difficile. A parte le molteplici difficoltà d’inserimento nel nostro Paese, gli ostacoli proseguono in famiglia, quando ci si limita agli scontri, infine, ritornare nei paesi d’origine e portare lì nuove esperienze e una visione del mondo totalmente diversa, diventa una rivoluzione(pacifica) ardua e dall’esito estremamente incerto.
    Il mio abbraccio. Piera

  5. Considerazioni molto amare le tue e le nostre; condivo con Mimma il pensiero che l’amore dovrebbe guidare le nostre azioni. In ogni società ci sono pregiudizi. Non dimentichiamo che anche noi sino a qualche decennio fa in nome dell’onore compivamo delle barbarie.
    Grazie per la riflessione
    frantzisca

  6. Sì, è vero, troppo spesso abbiamo la memoria corta, sei stata sin troppo clemente nel parlare di qualche decennio fa. Ma quanto male fanno queste cose, sia che avvengano tra noi che presso altre culture!
    Un caro saluto. Piera

  7. Carissima Piera, sono rimasta sconvolta quanto te, purtroppo fatti “disumani” come questo non dovrebbero verificarsi in nessuna parte del mondo! Ma sappiamo che avvengono e spesso sono ritenuti del tutto giustificabili. Da noi purtroppo non faranno che alimentare il razzismo e rendere più faticoso il già difficile cammino dell’integrazione. Grazie.ele

  8. E’ vero, Eleonora, questi fatti accentuano ulteriormente quel razzismo che purtroppo è già vistosamente presente nel nostro paese per l’errore che sempre facciamo nel giudicare un gruppo o un intero popolo e non le azioni dei singoli, a qualunque cultura essi appartengano.
    Un abbraccio. Piera

  9. Anche io sono rimasta senza parole all’ascolto di questa notizia! Come dice Mimma, l’amore dovrebbe guidare le nostre azioni. Il problema è che ognuno di noi ne ha smarrito il significato… Grazie, Piera, per questa riflessione.

  10. Cara Annarita, ho appena finito di leggere un articolo sul blog della mia amica Eleonora (shiva-ditutto.blogspot.com) in cui si parla di un fatto molto simile a quello di cui si è parlato tanto in questi giorni, la morte appunto di Samaa.
    Moltissime cose in comune, purtroppo, la stessa mentalità.
    Continua ad aumentare il numero di giovani donne innocenti che, probabilmente inconsapevolmente, pagando il loro altissimo prezzo, preparano la strada verso un futuro più facile per tante altre ragazze forse più fortunate di loro.
    Ma che amara consolazione!
    Un caro saluto. Piera

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