Marilena


vecchietta.JPG (200×158)
(Foto da web)

Ti accosti a lei,
 la mia cara vecchia,
da anni non la vedi ormai.

Il tuo viso è vicino al suo,
io mormoro il tuo nome,
cerco nella sua mente
il frammento di un ricordo.

Le parlo piano,
gli occhi brillano
per un istante meno vaghi.

La tua emozione, la mia,
forse la sua.

Un momento di luce,
un ritorno fugace per lei
di anni lontani nel tempo,
nella memoria.  

Piera M. Chessa

(Un ordinato groviglio, Il Filo 2008)


10 thoughts on “

  1. Quanta tenerezza in questa tua poesia, e quanta attenzione per chi ormai vaga in un mondo per noi, a volte, irragiungibile.  Con tenerezza e delicatezza a volte riusciamo ad aprire un varco per i ricordi e allora s’illumina anche il nostro cuore.
    Mi colpisce molto questa tua Piera, per un mio vissuto a contatto con gli anziani per ben quindici anni, molto ho dato loro, ma sapessi quanto ho ricevuto di prezioso in cambio, è un patrimonio di ricordi che mi porto dentro., e a volte ho scritto di loro anche io ispirata dal tenero ricordo.
    Grazie Piera, buona domenica e un caro abbraccio.
    frantzisca

  2. Anche  a me colpisce molto la tua Piera perchè vivo da anni con mia madre malata di Altzhaimer e non riesco ad essere così dolce e  amorosa e mi duole assai Grazie .Tinti

  3.  Sei molto gentile, Francesca, e vedo, da ciò che scrivi, che conosci bene l’animo degli anziani e il significato della vita con loro.
    Mia madre non c’è più dal 2004, è stata male per nove anni, a letto, con una patologia molto simile a quella di cui parli, ma quanto manca un genitore dopo che ti ha dato moltissimo!
    Ti abbraccio. Piera

  4. Ti capisco, Tinti, perché non è facile affrontare quotidianamente gli innumerevoli problemi legati a malattie così impegnative, io credo non sia possibile essere sempre pazienti, disponibili e dolci, subentra spesso la stanchezza e anche un senso di inadeguatezza e di impotenza, ma l’affetto è forte e anche la volontà di dare il massimo. Tu fai senz’altro tutto ciò che una situazione difficile ti permette di fare.
    Ti abbraccio. Piera  

  5. Mia carissima Piera, quando il cordone ombelicale viene reciso in modo irrimediabile, ciò che resta è racchiuso nel nostro cuore, nella memoria che a volte ci strazia oppure ci consola perchè una madre, anche quando non c’è più fisicamente, continua con noi un colloquio muto fatto di tutte quelle sfumature che solo noi possiamo conoscere e percepire.
    ti abbraccio forte
    jolanda

  6. "Un colloquio muto fatto di sfumature", dici bene, Jolanda, un varco che i figli sanno come oltrepassare.
    Grazie, vai sempre in profondità. A presto. Piera

  7. Tenerissima poesia. Mia madre ha 91 anni. Era una donna forte, piena di energia. Oggi si è quasi ritirata. La testa è buona, la grinta è venuta meno esponendo tutta la sua fragilità che una volta nascondeva.

    Credo che si soffra molto con la perdita della propria madre. Se ne va un mondo…
    Un abbraccio forte, cara amica

  8. Carissima, una delle tue poesie piùà belle! Carica di sofferenza e di rimpianto, ma anche soffusa di dolcezza per quelle emozioni che si fondono insieme nel brillio di uno sguardo meno vago.
    Un forte abbraccio. ele

  9. "Con la perdita della propria madre se ne va un mondo". E’ vero, Giulia, sembra quasi di perdere le proprie radici, i punti saldi dell’esistenza, se ne vanno l’infanzia e la giovinezza…
    Per fortuna la memoria recupera, in parte, questo nostro passato.
    Ti abbraccio. Piera

  10. Fa male,  vedere lo sguardo "appannato" di una madre, soprattutto ricordando la sua lucidità, la sua incredibile memoria…
    La vita ti dà ma poi ti toglie i beni più cari. E’ la vita, appunto, questo grande, insondabile mistero.
    Ti abbraccio, Eleonora.  Piera 

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