Roberta Dapunt

 


(foto da web)

 

Ho conosciuto nella prima settimana di settembre, a Seneghe, in occasione del Festival letterario che si svolge ogni anno in questo piccolo centro della provincia di Oristano, diversi poeti, scrittori e attori, tra essi anche una poetessa, Roberta Dapunt.
E' una giovane donna nata in val Badia, in quella parte delle Alpi dove si respira ancora la cultura ladina, si parla in ladino, si pensa in ladino, come dice la stessa Roberta.
Vive là, in un maso, è sposata, ha due figlie e continua a curare personalmente il suo pezzo di mondo, gli animali e i prati.
Con semplicità e affetto verso le piccole cose della sua quotidianità. Scrive e vive, e nella scrittura c'è la sua vita, la sua autenticità.
A Seneghe, mentre parlava, mentre leggeva le sue poesie, mi scoprivo stupita ad osservarla, ad osservare i suoi occhi neri incredibilmente espressivi, le dita affusolate delle sue mani, i capelli lunghi, lisci, neri, solo un poco imbiancati sulle tempie, particolare portato con semplice sicurezza, come cosa di ben scarsa importanza.
La sua voce calma e  pacata costringeva me e tutti i presenti ad un ascolto silenzioso, un piacere che trasmetteva serenità.
Era affiancata da una docente universitaria, ma volevamo ascoltare solo lei, e quando l'incontro si è concluso ho sentito diverse persone al mio fianco dire: "L'avrei ascoltata ancora a lungo, peccato che sia finito."
Ho potuto parlarle per qualche attimo, le ho raccontato di essere appena tornata dalla val Badia, le ho manifestato il mio entusiasmo per quell'angolo di paradiso e per la cultura ladina.
Lei mi ha ascoltato con attenzione e poi ha detto."Se vuol conoscere meglio la Valle e la cultura ladina non si accontenti di visitare i centri più conosciuti, ma visiti quelli meno noti, la parte più autentica della Val Badia.
 
Questo è quel poco che so di Roberta Dapunt, ho trovato però frammenti del suo animo nel libro dal quale ho estrapolato alcune poesie.  Eccole.
 
inverno
 
Arrivo a lumi spenti e quindi al buio di ogni sera
me ne entro nel silenzio.
Il messale che conosco è un ricovero di vacche,
una greppia da riempire, il suono umile del fieno
in bocca a chi sa ruminare.
 
Ho le mani profumate dei cafoni, me le tengo
e spargo paglia come il sangue per un ideale.
Il mio cervello è fine e separato
come gli occhi tondi delle bestie
che non vedono lontano.
 
Piove umido il cielo in una stalla,
piovono pure i pensieri e le voglie insoddisfatte.
Poi finiscono e chiudo l'uscio e me ne vado
e lascio il buio e un altro giorno a terminare.
 
***
 
Devo alla mia finestra tutto ciò che non scrivo,
è lei l'immagine distesa sulla quale assopiscono i
                                         pensieri.
Devo alla finestra il ronzio continuato della mosca
e l'immobile sedere e l'ascolto finchè viene sera.
A lei devo il buio pesto e la Pia, che puntuale
ogni sera accende le lampadine del Natale.
Alla finestra devo ciò che a volte fisso per ore,
Badia è lo specchio e l'orologio dei miei giorni.
devo alla finestra l'armonia esterna delle campane,
la fede dal suono parente alla quale non apro,
alla finestra devo la pazienza e l'aspettare.
 
Davanti ad essa però,io non mi commuovo
né mai mi rallegro. Muta rimango
e non schiudo alcun sentimento alla voce,
ora infatti la sola penna,troppo è il rumore per così
                            poco.
 
poesia dolce
 
Due volte in vita mia
ebbi l'amore dentro il corpo,
viscerale più di qualunque altro sentimento.
L'utero accoglieva per tempo e desiderio,
ciò che più avrei curato dopo.
So per certo, non vi è quiete più giusta
di un ventre materno,
dentro infatti, vi cresce il paradiso in carne ed ossa.
Ogni volta lo chiamai per nome
dopo averlo partorito
e per questo, mi era dato piangere di contento.
 
Questo scrivo ed è uguale il sentimento ora
per le figlie che a lungo mi abitarono dentro.
Come un tabernacolo le ho conservate,
talmente sacra è per me la loro vita,
che non esse sono mie,
ma io appartengo a loro,
che sono il seme e il germoglio,
la gettata e la primavera
di ogni volta che mi rivolgono in viso
il loro sguardo per incontrare il mio.
 
Roberta Dapunt, La terra più del paradiso, Giulio Einaudi Editore  
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13 thoughts on “Roberta Dapunt

  1. Grazie Cristina, per me è sempre un grande piacere parlare delle belle persone che incontro, perché ti arricchiscono e ti aiutano a capire che la vita è comunque una straordinaria opportunità. Buona giornata.

  2. Bel post, da ciò che ho letto  ho recepito una bella e sensibile persona, ma non poteva essere che così visto le tue capacità di giudizio.Grazie Piera,e bentornatafrantzisca

  3. Ciao Francesca, Roberta Dapunt è davvero una bella persona, sono certa che ti sarebbe piaciuto molto ascoltarla.Grazie per il commento sin troppo benevolo. Un caro saluto. Piera

  4. Carissima, conosco bene la Val Badia, i suoi masi e i suoi silenzi. Ricordo l'ospitalità solo apparentemente austera della gente di montagna e i paesaggi da sogno…Che fortuna aver conosciuto una così bella persona!Grazie, comprerò il libro. Un abbraccio. ele

  5. Ele cara, concordo su tutto. A parte la bellezza delle valli, colpisce subito la riservatezza e, come dici tu, una certa austerità della gente del luogo, ma contemporaneamente ne apprezzi proprio l'ospitalità e la discrezione.Naturalmente non parlo dei luoghi letteralmente "investiti" dal turismo, ma di quelli dove è ancora possibile vedere la gente al lavoro, percepirne la costanza e la straordinaria pazienza. Mi fermo qui, mi vengono in mente tanti momenti proprio della vacanza appena conclusa, continuerei a lungo ma sarebbe… un altro post!Ciao, a presto. Piera

  6. Che bella scelta, la tua cara Piera…Anche a me ha fatto un ottima impressione, Roberta Dapunt. E sono contenta di averla potuta ascoltare insieme a te.Un abbraccio forte forteMilvia

  7. Ricordo anch'io, Milvia, con grande piacere quegli straordinari giorni del Festival durante i quali abbiamo potuto godere insieme momenti davvero speciali.Un carissimo saluto ed il mio abbraccio. Piera

  8. Condivido pienamente l'entusiasmo intimo che hai sentito nell'accostarti alla poesia di questa autrice.
    Lo condivido, ma anche ti invidio di averla potuta conoscere, e ascoltare dalla sua voce la lettura di testi così intensi, nei quali si può quasi toccare la semplicità e la profonda percezione emotiva di questa donna.

  9. Sì, è stato un bellissimo incontro, è una donna splendida, di grande intelligenza e spessore, dalla personalità complessa, credo, come tutte le menti che hanno qualcosa in più.
    Ti ringrazio molto, Jole, per questo commento molto gradito. Ne approfitto per augurarti un nuovo anno sereno.
    Piera 

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