Enzo Bianchi
 
E' tutto il giorno che ci penso, a dire il vero ci penso da ieri, da quando la televisione ci ha colpito nuovamente al cuore nel dirci della morte quasi certa di Yara, ragazzina di 13 anni, avvenuta nel bergamasco. Volevo riflettere un po' su questo fatto, cercare di capire, volevo esternare qui le mie impressioni; mi rendo conto di non farcela, è talmente assurdo quel che è successo, e quel che da troppo tempo sta succedendo in ogni parte d'Italia e quasi quotidianamente, che non si trovano più parole né per giudicare chi compie atti indegni né per consolare chi in questo momento muore lentamente.
Non so dire altro.
 
Per questo motivo, non certo per indifferenza, oggi pubblicherò un post lontano anni luce dall'argomento precedente, riporterò un bel brano tratto dal saggio di Enzo Bianchi Il pane di ieri”.
Si ha bisogno di belle parole, di riflessioni autentiche, di messaggi che fanno bene, in tempi in cui tutto sembra franare, morire sotto i colpi della nostra incosciente perdita di valori .
 
(foto da web)

Come dire “Ti voglio bene”

 
   Parliamo di cibo. Non se ne può fare a meno, soprattutto per noi monferrini: il cibo è qualcosa per cui si ha cura, si deve “aver cura” perché è proprio dal mangiare, dalla tavola che si ricevono lezioni e insegnamenti, oltre che consolazioni. La tavola possiede o, meglio, possedeva un grande magistero: oggi purtroppo per molti il cibo è diventato un carburante e la tavola una mensola su cui posare ciò che si consuma. Si mangia qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, in qualsiasi modo, accanto e non “insieme” a chiunque e, possibilmente, in fretta…
   Invece per me la tavola è stata sempre, e lo è tuttora, il luogo privilegiato per imparare, per ascoltare, per umanizzarmi. Non è stato forse così fin dall'inizio della vicenda umana? E' quanto affermano gli antropologi, ma è anche quello che verifichiamo noi stessi se usiamo l'intelligenza per esercitarci alla consapevolezza di quello che facciamo. L'umanizzazione è passata principalmente attraverso la tavola,  dalla nutrizione alla gastronomia ( intesa nel senso letterale di “legge del mangiare”), dalla scoperta della coltivazione all'adozione del piatto, all'uso della tavola come luogo di incontro e di festa. L'uomo ha cessato di essere un divoratore, un consumatore, frapponendo fra sé e il cibo riti di macellazione, tecniche di cottura, maestria di miscelazioni, arte della presentazione dei piatti, del cibo e del vino: insomma, l'uomo ha abbandonato l'atteggiamento dell'animale cacciatore che mangia la sua preda per assumere quello di chi crea un rapporto con il cibo.
   L'uomo è un essere che ha fame e il mondo intero è il suo cibo, l'uomo deve mangiare per vivere, deve assumere il mondo e trasformarlo nella propria carne e nel proprio sangue. L'uomo è quel che mangia e il mondo è la sua tavola universale, ma in questa operazione c'è lotta contro ciò che è animalesco e c'è tragitto di cultura, di comunicazione, in vista di una comunione non solo tra gli esseri umani, ma tra l'umanità e il mondo.
   Non posso dimenticare alcuni tratti dell'articolata eppur essenziale operazione del “mangiare a tavola” così come li ho appresi dal vissuto quotidiano della mia terra. La cucina, innanzitutto: un'autentica officina, anche nelle famiglie povere com'era la mia, in cui si intrecciano acqua, fuochi, aromi, prodotti dell'orto e della campagna, frutti del proprio lavoro ma anche dello scambio con culture più lontane: l'olio, il sale, le acciughe, il tonno… Sì, la cucina è un luogo che pone un salutare “frattempo” tra i prodotti e il loro consumo, ma ha soprattutto il pregio di riunire ciò che dalla natura giunge a noi separato e di trasformarlo in modo che la natura sia intersecata dalla cultura. La cucina è la palestra d'esercizio di tutti i sensi, perché è soprattutto in essa che si impara fin da bambini a distinguere il buono dal cattivo, il duro dal tenero, il dolce dall'amaro: la prima esperienza che noi abbiamo fatto del buono e del cattivo è passata attraverso il cibo, così che per tutta la vita usiamo queste due categorie per definire persone o eventi; perfino nel campo della morale il parametro con cui determinare ciò che è bene e ciò che è male si rifà alla distinzione primordiale tra buono e cattivo. La “semantica” fondamentale l'abbiamo imparata con la bocca: ciò che è commestibile e ciò che non lo è, ciò che possiamo mettere dentro, mangiare, assimilare e ciò che assolutamente deve restare fuori. Né posso dimenticare i comandamenti che venivano insegnati a noi piccoli e che dovevamo imparare a memoria come un decalogo laico, umano, che ci avrebbe assicurato salute e gioia: “Mangiare solo se si ha fame; mangiare quel che piace e che non fa male; mangiare con calma, non come le oche; alzarsi da tavola con un po' di fame; a tavola cercare di stare allegri”… Sapienza straordinaria, che però confesso di non aver assimilato interamente e che quindi mi suscita un certo senso di colpa nel rievocarla.
   Io amo cucinare, e lo faccio in un grande silenzio perché cucinare significa pensare, essere consapevoli, essere presenti e avere un senso forte della realtà e degli altri per i quali si cucina. Cucinando si è obbligati a una unificazione di aspetti molteplici: le leggi culinarie, le attese di chi mangerà, la conoscenza dei prodotti, l'esperienza del fuoco, dell'acqua, del tempo… Operazione straordinaria che rende intelligenti.  
 
    (Dal libro “Il pane di ieri”, Enzo Bianchi, Einaudi 2008)
Annunci

12 thoughts on “

  1. Carissima, hai riportato un brano significativo del saggio di Enzo Bianco che ho avuto il piacere di leggere qualche tempo fa.
    Questo brano mi fa pensare con grande nostalgia al tempo passato, ad una infanzia felice nella quale ritrovarsi tutti intorno alla tavola era una grande gioia e motivo di allegrezza. Rivedo la mamma ripagata della sua fatica…il papà fiero di una famiglia unita e solidale…che bello!
    Certe atmosfere le abbiamo perdute, è un vero peccato.
    Oggi cucinare è spesso solo un peso, mangiare una necessità. A volte invidio un po' le culture che con superficialità definiamo meno progredite, quelle che si dividono il poco che hanno messo però in comune, a disposizione di tutti secondo le esigenze di ognuno.
    Mi scuso per essere stata prolissa…Ti ringrazio e ti abbraccio. ele

  2. Prolissa, Eleonora? Mi piace proprio tanto leggerti, è bello commentare insieme le cose che ci piacciono. 
    Sì, viene naturale ricordare periodi lontani della nostra vita, persone per noi speciali che hanno lasciato più di un segno. Vedi come i ricordi ci regalano azioni e atteggiamenti dei nostri cari?
    Ha ragione E. Bianchi, la tavola, il mangiare insieme, diventava un'esperienza di crescita, una dimostrazione di affetto, di legami profondi.
    Grazie. Un abbraccio. Piera

  3. Grazie a te, Cristina. Perdona il mio passare veloce da te, ti leggo sempre e sempre con piacere, ma con i commenti sono meno costante.
    Ti abbraccio.  Piera

  4. È davvero un bel brano e dice cose vere. L'altra volta mia sorella mi raccontava di un ragazzo che si ritirava dall'ozio notturno in prima mattinata, andava a casa, si coricava, si alzava nel pomeriggio senza pranzare con la sua famiglia e si avviava dalla fidanzata che gli preparava un pranzo di resti riscaldati, dopo di che ricominciava le passeggiate aggirandosi, si incontrava con gli amici ciondolando e via fino al mattino dopo.
    È vita questa? In questa casa siamo abituati a mangiare tutti insieme, a meno che non ci siano impegni di lavoro. Ed è giusto: a tavola si sta più allegri possibile, quando avevo il cane io gli facevo spesso compagnia mentre mangiava, talora mi mettevo a cantare e lui ballava a ritmo tutto felice perché capiva che c'era da stare lieti.
    Se lo capisce un cane… ma si sa, talora le bestie ragionano meglio di noi, animali presunti superiori.

  5. Ma che belle queste considerazioni, io amo cucinare e ritengo che cucinare sia un'arte, per me il pasto è qualcosa di sacro…la terra che si offre..e tutto il creato a disposizione dell'uomo, per questo ho un enorme rispetto per il cibo…sono una che mastica lentamente (le trentadue volte canoniche consigliate dai medici) questo mi permette di assaporare bene il cibo e di apprezzarne tutte le sfumature e il retrogusto…
    immodestamente qui lo dico sono una cuoca con i controfiocchi…eheheh
    chiedete agli amici…
    ciao Piera grazie per la leggerezza ne avevo tanto bisogno,
    un abbraccio

    frantzisca

  6. Che tristezza, Mimma, lo stile di vita del ragazzo di cui parli, ma è sconvolgente anche il fatto che non ci sia stata nessuna reazione da parte della famiglia o della sua ragazza! 
    Riguardo al cane, agli animali in generale, è fuor di dubbio che spesso capiscano molto di più di quanto non ci sforziamo di fare noi umanità.
    Ciao, un abbraccio. Piera

  7. Sono d'accordo, Francesca, "cucinare è un'arte", ahimè, io me la cavo ma non sono granché. Facciamo una cosa, vengo a pranzo da te? Mi inviti?
    "La terra che si offre e tutto il creato a disposizione dell'uomo", che bella riflessione!
    Ciao, cara, grazie.  Piera

  8. E' un libro che si legge con piacere, in tempi come questi che stiamo vivendo, hai proprio ragione, si ha bisogno di parole che trasmettano serenità e, in qualche modo, speranza.
    Grazie, a presto. 
    Piera

  9. Una persona speciale, un uomo di chiesa moderno, aperto agli altri, schietto. La lettura dei suoi libri trasmette serenità e saggezza, "valori" che oggi non sembrano molto di moda.
    Contenta di questa tua visita,  Bonaria, molto gradita.
    Ciao.
    Piera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...