Una manifestazione “pacifica”

(foto da web)

Doveva essere una manifestazione pacifica quella di Roma, forte e chiara ma pacifica, senza nessuna connotazione violenta.

Gli “indignati” volevano far sentire la loro voce, far capire che non erano e non sono d’accordo su diverse cose, su molte scelte fatte dai politici, far capire che sono molto preoccupati, che li spaventa il loro essere precari, la mancanza totale di punti di riferimento nella loro vita odierna e futura.

Volevano manifestare il loro disagio e condividerlo con tanti altri cittadini d’Italia e del mondo. Ma a Roma tutto questo non hanno potuto farlo.

Sembra siano state 900 le città del mondo in cui i giovani e i meno giovani hanno manifestato, sono scesi nelle piazze per farsi sentire, e ovunque l’hanno fatto civilmente. A Roma no, a Roma questo progetto è stato infranto, ne è stata impedita l’attuazione, è stato derubato di tutto ciò che di valido e giusto poteva contenere.

E non per colpa degli “indignati”, ma per colpa di persone che con intenzioni ben precise hanno deliberatamente compiuto azioni violente durante la manifestazione impedendone il normale e civile svolgimento.

Le conseguenze sono state devastanti, lo si è visto subito, sabato bastava guardare un telegiornale, compresi quelli straordinari, e adesso per giorni se ne parlerà sui giornali.

Si rimane attoniti davanti a scene così forti, ai visi coperti di sangue, alle auto incendiate, ai palazzi distrutti, alle difficoltà della polizia, che ha fatto ciò che poteva, vittima anch’essa di una cattiva organizzazione.

Così i “violenti” hanno ottenuto esattamente quel che volevano: visibilità, oscurando i legittimi manifestanti e i più che validi motivi per i quali stavano in piazza.

Ritengo sia giusta la protesta degli “indignati” che hanno detto ai giornalisti:” Voi state dando grande spazio agli infiltrati e ai loro gesti violenti e non parlate quasi della nostra manifestazione e soprattutto dei motivi che ci hanno spinto ad organizzarla!”

E a chi chiedeva loro:” Ritenete di essere stati ingenui e non ben organizzati?”, hanno risposto sinceramente che sì avevano mostrato una certa ingenuità ma anche che la polizia, pur facendo del suo meglio, non aveva potuto sostenerli come avrebbe dovuto.

Ora ci saranno discussioni e critiche ma, come sempre succede, non porteranno a niente di concreto.

Siamo un popolo di “venditori di parole”, e quando si tratta di passare dalla teoria alla pratica “facciamo acqua da tutte le parti”.

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9 thoughts on “Una manifestazione “pacifica”

  1. Ho seguito poco le trasmissioni, pur sentendole; e vivendole come un dejà vu. Gli indignati che manifestano, manifestano anche per me che pur indignata me ne sto in casa a guardare. A luglio ho parlato con gli indignati spagnoli che da tutte le città marciavano verso Madrid. Cosa chiedete a Zapatero? Niente chiediamo a questi politici. Chiediamo alla gente che torni a parlare, a scambiarsi opinioni, che torni ad avere visioni politiche…insomma chiedevano che ognuno tornasse ad essere cittadino della polis. Ma la polis oggi è gigantesca, infinitamente complessa, fragilissima sotto la maschera di marmi e bellezza dei centri. Dentro gli invisibili, il disagio sociale, la rabbia cavalcabile da chiunque abbia interesse a cavalcarla e la violenza che esplode quasi sempre incontenibile.  Che fare?
    Tentare di far capire a questi giovani violenti che è già una fortuna vivere in un'epoca di pace e in una società che da noi è comunque al massimo dello sviluppo…guarda, proprio mentre scrivo sento che uno di questi violenti ha scritto di sentirsi "straniero" nel suo paese. Straniero come invisibile? Superfluo?Inutile? Non considerato?
    Allora riunirsi per progettare il proprio quartiere, per decidere insieme gli spazi pubblici di cui ha bisogno, per conoscersi ( come dicevano gli indignati spagnoli) potrebbe restituire un'identità socialmente positiva a questi giovani e a tutti noi.
    Ma mi viene il sospetto di aver venduto parole e anche confuse.

    Incerta-mente

    franca

  2. Ti ringrazio molto, Franca, di questo approfondimento che fa riflettere e costringe a porsi delle ulteriori domande. Davvero importante ciò che dici dei ragazzi spagnoli, perché hanno dimostrato maturità nel loro ragionamento ma, nello stesso tempo, dimostrano anche di non avere nessuna fiducia nella classe politica, e questo non è positivo per chi pensa di governare un Paese. 
    Riguardo ai giovani violenti, senz'altro c'è in loro tanto disagio sociale, un'insoddisfazione diffusa, molta rabbia; cerco di capire ma la violenza non posso condividerla perché non costruisce mai, distrugge soltanto.
    Grazie ancora, e credimi, tu non vendi parole e sei molto chiara nell'usarle.
    Ciao.
    Piera

  3. Quei puntini di sospensione significano tanto… 
    "Nè libero né civile", nonostante le apparenze.
    Grazie, Cristina, anche dell'interessante segnalazione.
    Ciao.
    Piera 

  4. Cara Piera, anche se detesto e condanno qualsiasi forma di violenza, a mano a mano che passano i giorni da quel sabato nero,  credo che  sia proprio su quei ragazzi tracimanti rabbia, che dobbiamo riflettere. 
    Ciao! Un abbraccio.

    Milvia

  5. Milvia, scusa il mio ritardo nel risponderti, ero fuori.
    Sì, certamente certi comportamenti fanno riflettere, ci si chiede il perché, si cerca di capirne le motivazioni, ma, come dici anche tu, la violenza va comunque condannata. Il disagio sociale è a livelli altissimi, non c'è per i giovani nessun punto di riferimento, ci dobbiamo interrogare, eccome, ma una giustificazione autentica davvero non la trovo.
    Ti ringrazio per la visita, sempre gradita.
    Piera

  6. Non ho avuto tempo per commentare questo post, ma ora eccomi a condividere il tuo disappunto. Su quei ragazzi tracimanti rabbia, come dice Soriana, dobbiamo riflettere sì è giusto, la maggior parte di loro è violenta anche nel vivere quotidiano e di solito vivono d'espedienti e in ambienti dove cultura e civiltà sono assenti, ambienti dove impera il degrado, ma sopratutto non agiscono soli c'è sempre una mano "altra" a guidare le redini in queste manifestazioni…c'è ben altro sotto che un manipolo di giovani arrabbiati e poveri, che la povertà può essere dignitosa e civile
    come la maggior parte degli indignati ha testimoniato, purtroppo in certi ambienti il terreno per la violenza è molto fertile…e che dire? in fondo siamo tutti in parte responsabili…è desolante ma bisogna prenderne atto: questa società l'abbiamo formata noi.

    Un abbraccio

    frantzisca

  7.  Francesca, non sono certa che i ragazzi che hanno compiuto gli atti di violenza appartengano in generale alla fascia più disagiata della società, ho letto da  più parti che molti di loro infatti frequentano l'università. Io penso che si tratti di giovani senz'altro arrabbiati, confusi probabilmente, privi o con pochissimi punti di riferimento. Certamente il malessere generale è grande e ha radici profonde, ma non  mi spiego il perché moltissimi "indignati" abbiano manifestato civilmente, non credo proprio che fossero meno "arrabbiati", gli altri sono ricorsi alla violenza, e che violenza.
    Certamente questa società è stata costruita "anche" da noi, intesi come cittadini, ma forse la situazione è molto più complessa.
    Ti ringrazio tanto di questa visita molto gradita.
    Un caro saluto.
    Piera

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