Savina Dolores Massa

(foto da web)

Savina Dolores Massa, una scrittrice che gioca agevolmente con le parole, una donna che s’impegna come poche nel cercare di confondere le idee al lettore.

Il brano seguente è tratto dal suo ultimo libro “Mia figlia follia”. Una storia che in tanti abbiamo trovato bella, intensa, ricca di contenuto, di profondità, di magia.

Un libro “difficile”, perché è la vita ad esserlo, e in queste pagine coinvolgenti e sconvolgenti è racchiusa l’intera esistenza con tutto il suo carico di dolore, di fatica e di follia.

Straordinari i ritratti dei diversi personaggi che la scrittrice ha saputo delineare, sembra di vedere questa umanità in difficoltà, di incontrarla per la strada.

Ma è Maddalenina la grande indimenticabile protagonista di una storia corale, è lei, così dimessa e invisibile, scomoda a tal punto da essere scacciata continuamente, è lei che prepotentemente “esce” dalle pagine di questo libro per venirci incontro, per chiederci comprensione se non affetto, per non sentirsi dire ancora una volta da tutti: “Vattene!”.

***

“Sono molto dispiaciuta di di non avere più la mia bambola da regalare alla bambina. Peccato, a volte, non conservarli, i ricordi. Almeno a volte. Figlia mia, lo sai che ho avuto una bambola? Un giorno l’hanno portata a casa mia le signore che fanno la carità; fanno la carità dentro un sacco con zucchero, pasta e due barattoli di pelati. Mamma le ha lasciate entrare perché quelle bussavano bussavano. Molto, avevano bussato, erano state un disturbo. Erano entrate, Ave Maria; mamma non aveva salutato, io avevo detto, Piena di grazia ché così si risponde. Mamma mi aveva mandato un fulmine in bocca. Le signore hanno messo il sacco sopra il nostro tavolo, io ero in piedi, lontana dal tavolo, ché mamma mi ordinava sempre di non avvicinarmi alle persone. Io non ero curiosa di sapere cosa c’era dentro il sacco, poteva essere qualche cattiveria: meglio non non fidarsi di nessuno. Mamma aveva lasciato la porta aperta, così capivano che se ne dovevano andare subito. Erano tre, avevano il cappotto, i guanti giallini, il cappellino e il sorriso colorato nei denti abbinati ai guanti. Mia mamma è rimasta con le braccia incrociate a guardarle. Anche io le ho incrociate. Tutte e tre insieme hanno aperto il sacco e tirato fuori le cose. Mamma ha fatto sì una volta sola con la testa, anche io, e anche loro l’hanno fatto e e sono uscite, in fila. Ave Maria, hanno detto. Io ho pensato, Sono sceme.

Così c’era una bambola sopra il tavolo, usata. Questa la vuoi?, ha chiesto mia mamma quando stava buttando nell’immondezza le altre cose. La sincerità è che la volevo molto, ma avevo paura di fare arrabbiare mamma. Rimanevo zitta. Beh?, mi ha detto lei e già l’aveva presa per un piede. Ho detto, Sì, ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti mamma era andata a coricarsi, la bambola era sopra il tavolo. La guardavo da lontano, le ho chiesto, Quanti anni avevi quando eri piccola?

Non rispondono mai davvero le bambole, figlia mia, però sembra che rispondono. Alla mia domanda lei non ha risposto perché era la prima che le facevo e ancora non aveva la fiducia o ci doveva pensare molto. Era spogliata. Nella pancia c’era un buco grande tondo tondo per metterci la terra e piantarci un fiore. Il buco mi ha fatto pensare che dentro, le persone, sono vuote. La bambola non nascondeva neanche un anello in pancia. Ho deciso che le bambole e le persone sono diverse. Le mancavano i capelli da una parte, forse glieli aveva mangiati un cane. Gli occhi sembravano come i miei quando li apro molto molto per farci stare più cose. I suoi erano occhi azzurri. Non credere, figlia mia, che gli occhi azzurri sono più belli di quelli neri. Gli occhi decidono il colore: se si nasce di notte sono neri, se di giorno azzurri. Chi ha gli occhi verdi è perché non voleva nascere né di giorno né di notte, ma è nato per forza e quelli si è trovato. Tu avrai gli occhi neri come me. Non so se ti farà felicità: quando le persone te li guarderanno si vedranno un po’ più sporche e abbasseranno la testa: fregatene, tu cammina. Io negli occhi della mia bambola mi vedevo contenta, mamma no, neanche se erano azzurri. L’ha buttata nella spazzatura lei, sono sicura, dopo metà mese?, Le bambole capita anche che se ne vogliono andare se non sono contente, ma non credo che sia entrata da sola, nel bidone.

Si vedevano i piedi che spuntavano, potevo salvarla, se volevo. Nome non gliene avevo mai messo perché non le volevo davvero molto bene. Era faticoso giocare sempre con lei, io ero abituata a restare da sola. A fare i celtrini, zitta zitta come voleva mamma. Nel bidone, sopra a lei, abbiamo buttato le bucce delle patate e la minestra di patate che prima di coricarci non abbiamo avuto il cuore di mangiare né io né mamma. Se l’avessi salvata

se l’avessi salvata adesso potevi averla tu, come ricordo di tua mamma piccolina. Devi accontentarti della storia.”.

(Savina Dolores Massa, Mia figlia follia, Il Maestrale)

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15 thoughts on “Savina Dolores Massa

  1. Cara Piera, forse sarò il primo a scrivere di questo tuo pensiero dedicato a Savina Massa Dolores. Avevo conosciuto te un po' prima, in aula magna all'Università di Sassari, per la presentazione del libro "Inguaribile vagabondo" di Angelo Carboni, un, direi l'insegnate di Pattada, in Ozieri, affetto da SLA. Serata indimenticabile, direi al limite della commozione, perchè quel professor Carboni aveva toccato tutti i tasti sensibili dell'anima, ma che dico!, della vita stessa di cui crediamo ancora essere figli eletti, ben sapendo che il più delle volte è o avviene l'esatto contrario.

    Ora, in questo nuovo tuo post, che leggo dopo aver trascorso una mediocre domenica, parli di S.D.M., come lei ama firmarsi e che tu stessa hai invitato alla presentazione della mia silloge avvenuta nella tua città, Oristano, quasi due mesi fa. E ancora ti ringrazio.
    Ho letto anche io "Mia figlia follia" e prima ne avevo appreso i contenuti un po' dalle recensioni, un po' da quella polemica insulsa ed irreale che ben conosci, ma anche da quella intelaiatura romanzesca, esplicita, cruda, crudele se penso a Maddalenina, una diversa come tante altre ma realmente vera e naturale, in quelle descrizioni dove l'Autrice quasi la sublima, a ragione, e vuole farla eccellere nonostante tutte le sue negatività che, alla fine, diventano un monito per queste e le nuove generazioni, che già sanno di muffa, nel pensiero, di GF e IDF, vergogna, solo vergogna della nostra (in)civiltà che non meriterebbe nemmeno una pagina di storia.
    Grazie Piera per l'ospitalità, un carissimo saluto
    Gavino
     

  2. Mi è piaciuto molto il testo che riporti.
    Ammetto che non conosco la scrittrice e ho fatto un "giro" su internet per comprendere meglio. Credo proprio che leggerò il libro.
    Grazie per aver scritto su di lei.
    Un saluto

  3. Ciao, Gavino, contenta di trovarti qui. Sì, anch'io ricordo volentieri l'incontro per la presentazione del libro di Angelo e il relativo convegno sulla sla, e ricordo volentieri la presentazione del tuo libro qui ad Oristano. Sono state entrambe serate di arricchimento e di crescita.
    Mi fa piacere sapere che anche tu hai letto il libro di Savina, una storia davvero unica sia per l'intreccio che per lo stile.  Il finale, poi…
    Non so se tu abbia letto il libro precedente, Undici, pubblicato sempre con Il Maestrale, anche quello merita davvero di essere letto.
    Ti lascio un saluto, estendilo anche ai tuoi.
    Piera

  4. Ciao, Aconito, sono stata da te e ho trovato molte cose interessanti.
    Riguardo a Savina sono felice che tu l'abbia conosciuta ( sia pure tramite internet)  perché merita. Ha una scrittura molto coinvolgente che ti fa appassionare e ti spinge ad andare avanti nella lettura. Come dicevo prima a Gavino, con la stessa casa editrice ha pubblicato anche un altro bel libro che mette in evidenza il suo impegno sociale. Si intitola "Undici".
    Buon approfondimento di questa scrittrice, dunque!
    Un saluto.
    Piera

  5. È un racconto terribile e bellissimo, estremamente vero, pensato dal punto di vista di una bambina che improvvisamente diventa adulta nel finale perché se allora "avesse salvato" la bambola, adesso potrebbe darla alla propria bambina, anche se era già che sembrava morsicata da un cane quando le signore della beneficenza l'hanno tirata fuori dal sacco.
    Così si conferma un destino figlia-madre di miseria.
    Complimenti all'autrice e a te che l'hai presentata.

  6. Maddalenina è un'adulta-bambina di cinquant'anni che ha uno sguardo sul mondo molto speciale. 
    Una donna da "conoscere".
    Grazie, Mimma, buona serata.
    Piera

  7. Trovare Maddalenina raccontata in altri luoghi che non siano la mia stanzetta in cui è spuntata prepotente, mi turba ancora, nonostante sia trascorso più di un anno, ormai, da quando lei ha iniziato a fare i suoi passetti per le strade.
    Non mi sono impegnata con astuzia per confondere il lettore, ahimé io sono nata con il cervellino labirintico: questa è la causa di ciò che di tanto in tanto viene definito "difficile". Dietro certe storie raccontate esiste spesso uno scrittore afflitto da maldestro vivere. Preparatevi dunque a leggere presto nuove ingarbugliate vicende.
    Grazie Piera per aver accolto qui una bambola e una donna sola. Ringrazio i tuoi ospiti cortesi. 
    Ti bacio
    S.D.M.

  8. Una pagina intensa, carica di significati. Uh, quelle dame di carità che rubano anche l'orgoglio! Sempre state antipatiche. Maddalenina deve essere un gran bel personaggio; alla Malpelo? Appena avrò smaltito i libri che devo ancora leggere, lo leggerò…mi avete incuriosito davvero.

    franca

  9. Cara S.D.M., senza le difficoltà della vita e i momenti bui, credo che neppure i bravi scrittori, e tu lo sei,  riuscirebbero a dar corpo a personaggi straordinari come la tua "creatura". Il malessere esistenziale, nonostante il paradosso, per molti è uno straordinario serbatoio di creatività ed energia.
    Aspetto con impazienza le tue "nuove ingarbugliate vicende".
    Un abbraccio.
    Piera

  10. Sì, Franca, leggilo, te lo consiglio vivamente, sono certa che non ti pentirai.  Sarà difficile dimenticare Maddalenina e i sentimenti che riesce a suscitare. E, per finire, avrai non poche sorprese…
    Ciao.
    Piera

  11. Splendida Savina in questo libro, di cui non voglio dire nulla perchè bisogna assolutamente leggerlo per "capire", ho amato Maddalenina con tutta me stessa sin dall'incipit di questa follia:

    "Di gennaio, al principio del suo cinquantesimo anno di vita, Maddalenina decise fosse giunto il tempo di figliare per la prima volta volta."

    ora sono matura per una rilettura, che sempre succede che rileggendo si scoprono altri risvolti passati inosservati prima

    penso che  è stato necessario molto coraggio,  e tanza sofferenza per scriverlo, un je-accuse che solo un'anima grande come quella di Savina
    ha tradotto in punte di spade che lacerano dentro

    grazie

    frantzisca

  12. leggo solo ora i commenti e rilevo il tuo accenno ad "Undici", l'ho letto
    vi ho trovato tanta poesia dolorosa, la certezza che gli scritti di Savina nascono sempre dal dolore e l'empatia per la sofferenza altrui,
    lei "vive" i suoi personaggi…non è questione di "mera" fantasia e non è solo talento, ma molto di più.

    frantzisca

  13. E' tutto vero quello che dici in entrambi i commenti. Anche quando ho ripreso in mano il libro per scegliere un altro passo, ne ho quindi riletto una buona parte, ho scoperto, o riscoperto, "altri risvolti", espressioni o periodi che pur leggendoli, mi erano sfuggiti nel loro significato più autentico.
    Sono d'accordo anche sul secondo punto, quello che riguarda la sofferenza "esistenziale", diciamo così, dell'autore. Sono convinta anch'io che il dolore paradossalmente, soprattutto in chi ha talento, dà una forza straordinaria in termini di creatività.
    Ti ringrazio molto. Un carissimo saluto.
    Piera

  14. Sono certa, Savina, che anche partendo dai mandarini e dagli uccellini riusciresti a costruire una bella storia, potrebbe essere per gli adulti oppure per i piccoli. A te la decisione.
    Ciao.
    Piera

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