Archivio | marzo 2012

Emily Dickinson

(foto da web)

 

 Conoscevo Emily Dickinson da tanto, diverse volte mi era capitato di leggere suoi testi qua e là, ma non ne avevo mai approfondito la poetica. Quando mi accingevo a farlo, c’era sempre qualche altra lettura, qualche altro autore che evidentemente sentivo più vicino.

Sono andata avanti così per anni, devo ammetterlo, c’era qualcosa che, erroneamente, non mi convinceva, forse anche per il fatto di aver sentito alcuni giudizi non sempre positivi, commenti di questo genere: “ E’ una poetessa troppo romantica, troppo sentimentale…”.

Niente di più sbagliato, ritengo oggi. La lettura di questa bella raccolta, curata e tradotta dalla bravissima poetessa Silvia Bre, mi ha fatto scoprire una donna speciale, fuori dagli schemi, la cui scrittura non passa inosservata perché inusuale, moderna, capace di coinvolgere il lettore profondamente.

Nel libro, ogni testo viene riportato sia in lingua inglese che in italiano, ed è molto interessante comparare i due scritti, credo che questo sia un ottimo metodo per conoscere meglio l’animo e l’arte  di una donna che merita veramente la fama conquistata nel tempo.

*

Come se il mare si dovesse aprire

mostrando un altro mare –

e quello – un altro – e i tre

non fossero che annuncio –

 

di epoche di mari –

non raggiunti da rive –

mari che sono rive di se stessi –

l’eternità – è così –

 

*

Il tutto venne non tutto insieme –

fu un’uccisione graduale –

un fendente – e poi una chance alla vita –

l’esultanza di cauterizzare –

 

Il gatto concede tregua al topo

allenta la sua morsa quanto basta

perché la speranza lo tormenti –

quindi lo schiaccia a morte –

 

E’ premio della vita – morire –

più appagante se in un colpo solo –

che morire a metà – poi riaversi

a una più cosciente eclissi –

 

*

C’è un’altra solitudine

molti ne muoiono senza –

non nasce dal bisogno di un amico

o dalle circostanze della sorte

 

ma dalla natura, a volte, a volte dal pensiero

e chiunque la viva

è più ricco di quanto mai rivelino

i numeri mortali –

 

*

Una parola muore

appena è detta

dice qualcuno –

Io dico che comincia

appena a vivere

quel giorno

 

*

C’è chi – la notte – dice buonanotte –

io lo dico di giorno –

addio – chi se ne va mi esclama –

buonanotte, rispondo invece io –

 

perché la notte è questo, separarsi,

e la presenza è puramente l’alba –

in sé, la porpora su in cima

denominata mattina.

 

(Emily Dickinson, CENTOQUATTRO POESIE, A cura di Silvia Bre, Giulio Einaudi Editore) 

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Ricordandoti

(foto da web)

E’ trascorso un anno
dal tuo ultimo saluto,
sono passati i giorni,
i mesi e le stagioni,
crescono gli alberi
nel tuo piccolo bosco
dove si alternano
l’ombra e la luce.

Nascono nuovi fiori
e l’erba avvolge i prati,
chissà se tu ne vedi
i mutamenti.
Io vedo te in quei campi,
e per le prime gemme
la gioia nei tuoi occhi.

Ma da quel quattro marzo
la tristezza mi affianca,
troppo forte il rimpianto
per la tua assenza.

P.M.C.