Alessandro Melis


(foto da web)

Una poesia di Alessandro Melis, attore, poeta e scrittore sardo la cui poetica trova nutrimento tra le innumerevoli sfaccettature della realtà e sulle quali l’autore si sofferma con uno sguardo attento e disincantato.



ballata della vedovanza

Invedovì che si faceva giugno
e i papaveri s’impallidivano il vermiglio.
Se ne fosse andato di novembre, forse avrebbe pianto,
intuendo parentela fra la sua caduta e quella dell’autunno,
fra l’appassire insopportabile dell’anno
e l’addio che le amputava il desiderio.
Ma ora no, non stava bene il colore delle lacrime
abbinato al giallo in festa del raccolto.
Si pettinò con cura il riflesso nello specchio
(c’era un granulo di polvere sull’occhio:
lo soffiò via come si schiaccia un ragno)
mentre lui si raffreddava nel sudario
e la sua pelle incominciava il crollo.
Il vestito non lo scelse: non c’era nell’armadio
un colore che somigliasse all’urlo.
Tolse le scarpe: il diventare sola
sentì che le obbligava passi scalzi.
In cucina non trovò nessuna spezia
adatta al nulla che sentiva sulla lingua:
l’ultima cena la condì con il rancore
per l’abbandono consumato sopra il letto.

Fu il marito a ritrovarla altalenante
dal lampadario della sala, appesa.
Ammutolì leggendole negli occhi spenti
la vedovanza d’incubo che gliel’aveva uccisa.

Alessandro Melis

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10 thoughts on “Alessandro Melis

  1. Interessante poesia-ballata, piena di disincanto.

    …Il vestito non lo scelse: non c’era nell’armadio
    un colore che somigliasse all’urlo…

    franca

  2. Parole e versi, in questa ballata, che hanno una certa musicalità, vera ed estrema, direi, con quei versi stessi che la Franca ha riportato qui sopra.
    Complimenti Alessandro, davvero.
    Gavino

  3. Triste sì, e con una chiusa a sorpresa che costringe a rileggere con più attenzione.
    Grazie per la presentazione Piera, non avevo mai letto Alessandro Melis, è una sorpresa, mi piace molto stile e contenuto.
    Complimenti all’autore, a te un abbraccio.

  4. non conoscevo questo poeta, e ti ringrazio di avermi dato modo di leggere questi suoi bei versi.
    una vedovanza insopportabile, la privazione dell’amore. da morirne dentro e fuori.
    complimenti all’Autore.

  5. un grande grazie per l’ospitalità, a colei che sempre muove il vento nei mulini. 🙂
    e grazie a tutti voi che avete letto, e scritto parole di apprezzamento. questa donna che si vede vedova e non regge il colpo è venuta a trovarmi, un mattino, e non mi ha lasciato tranquillo finché non le ho dato casa. sono sicuro che vi dice grazie, ad uno ad uno. 🙂
    A presto,
    Alessandro

  6. Grazie a tutti anche da parte mia per le belle parole di apprezzamento alla poesia di Alessandro Melis, e grazie all’autore per il suo bel commento “poetico” .
    Buona giornata.
    Piera

  7. Nonostante il tema, è molto armoniosa questa poesia, ci sono alcuni passaggi fortemente sentiti, come il levare il granulo di polvere dall’occhio, non c’era un colore che assomigliasse all’urlo, il diventare sola che obbliga a passi scalzi, ecc… Un vero quadretto del dolore di una perdita consumato nel silenzio, con le conseguenze che ciò può generare, di cui se ne fa esperienza nei versi finali (credo…).
    Bravo all’autore e grazie a te, Piera, per averlo proposto.
    Da un po’ non passavo da queste parti, ogni tanto è bene dare una sbiarcitina, per non perdere qualcosa di importante.
    Ciao, Car

    • grazie Carmen, del tuo commento. mi piace (posso dirlo?) che trovi armonia in un testo così pieno di lutto. E’ ciò che mi capita spesso, voler mettere in forma d’equilibrio l’immensamente squilibrato. E niente lo è più del terrore di restare soli, abbandonati, spenti. Grazie della tua lettura partecipata e attenta.
      Alessandro

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