Il ritorno di Rossella

(foto da web)

 

E’ trascorso ormai qualche giorno da quando Rossella Urru è stata liberata insieme ai suoi due compagni spagnoli, dopo una prigionia di nove mesi. Eppure, in quel giorno di gioia, di attesa per il suo rientro in Italia, di grande trepidazione, non sono riuscita a scrivere di lei.

Cerco di capire perché.

La sua difficile vicenda è stata seguita sin dall’inizio, tutti nell’intera Penisola lo hanno fatto con preoccupazione e partecipazione, in tanti si sono mobilitati, eppure, per noi sardi, la lunga prigionia di questa ragazza coraggiosa è stata qualcosa di più.

Rossella è diventata la figlia di tutti noi, e come avviene per ogni figlio, le sue paure sono diventate le nostre, la sua angoscia, credo che tante volte in questi mesi lei abbia dovuto convivere con questo stato d’animo, è stata la nostra.

E in quel “benedetto” giorno in cui sembrava ormai certo il suo ritorno, la gioia traboccava in noi incontenibile.

Invece no, niente era vero, qualcuno si era sbagliato nel diffondere la notizia. In quegli istanti, quanta delusione, rabbia, incredulità. Attoniti, aspettavamo la conferma di qualcosa che era stata data per certa, dolorosamente ne abbiamo dovuto accettare la falsità.

Ancora lunghe attese, notizie vaghe e talvolta contradditorie. Pensavamo ai genitori di Rossella, al fratello, all’intera comunità di Samugheo, di cui questa giovane donna di trent’anni è originaria, e nella quale tuttora vive la sua famiglia.

Tante volte ho pensato a loro in questi mesi, li immaginavo chiusi in casa, riservati e dignitosi come pochi, ammirevoli nel loro sobrio coraggio. Quanta forza, ma anche quanti momenti di fragilità tenuti lontani dalle telecamere, illusioni, speranze, e conseguenti delusioni. Un giorno dopo l’altro in attesa di un’unica certezza.

Nove mesi sono tanti, un’enormità per chi vorrebbe sapere e non può.

Poi finalmente una notizia, una bella notizia che sembra vera.

Mi trovavo ad Alghero in quei giorni, e quella sera passeggiavo sul lungomare, intorno a me moltissima gente, il via vai dei turisti, la musica che provveniva dalle giostre, ragazzi che passavano al mio fianco in bicicletta, sin troppo veloci. Il caldo che incominciava appena ad attenuarsi, finalmente, mentre sul mare il sole si accendeva prima di tramontare.

Ad un certo punto sento un signore dire qualcosa al telefono, mi arrivano però poche parole “Rossella, sì, forse sì”. Ma la cosa inspiegabilmente è finita lì. Ho pensato alla nostra cooperante, a qualcosa che era riferito a lei, ma niente di più. Eravamo troppo delusi in quel periodo, di Rossella si parlava spesso, nelle strade, nelle case, al telefono, proprio come si fa di una persona cara, molto vicina.

Solo sul tardi l’abbiamo saputo con certezza, quando ne hanno parlato alla radio e alla televisione. Eravamo increduli, dubitavamo ancora. Sarà vero?

Sì, questa volta era tutto vero, Rossella e i colleghi spagnoli erano finalmente liberi.

Tre giovani, quasi dei ragazzi, quella fotografia che li ritrae insieme, ancora increduli, con quell’espressione incerta negli occhi, ma felici, leggeri, liberi!

 

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6 thoughts on “Il ritorno di Rossella

  1. Per fortuna, “una storia a lieto fine”, dici bene, Franca, perché incominciava ad andare avanti fin troppo a lungo. E poi hanno suscitato tanta tenerezza questi tre ragazzi, perché in fondo di tre ragazzi si tratta, o forse da genitori li si vede così…
    Grazie per questo tuo commento e buone vacanze, ancora per un po’.
    Ciao!
    Piera

  2. ci sono molte voci controverse sull’ammontare del riscatto.
    ma non è certo qiesta la sede per parlarne.
    in fine, la cosa più importante è che siano stati rilasciati.

    • Sì, rimangono sempre parecchie cose non chiarite ogni volta che un rapito viene liberato. Ricordo la storia delle due Simone, di Giuliana Sgrena e di altri, però il pensare che questi tre ragazzi sarebbero potuti essere ancora prigionieri di chissà quale altro gruppo mi fa star male, il sapere che stanno bene e sono ritornati alla loro vita è comunque motivo di sollievo. Certo non sapremo mai come siano andate le cose e quanta ambiguità ci sia dietro.
      Ciao, Cri, un abbraccio.
      Piera

  3. Poveri ragazzi e poveri noi, non sapremo mai la verità vera su nessuna di queste cose delle quali tutti parlano. Soltanto, vediamo i loro volti ancora increduli eppure felici, come trattenuti dal ricordo e dalla paura.

  4. “…i loro volti ancora increduli…” Hai ragione, Mimma, anch’io li immagino ancora impauriti, preoccupati di scoprire che potrebbe non essere vero. Per fortuna è tutto reale e ne prenderanno coscienza, ma soltanto loro in seguito capiranno il senso di quell’ansia che più di una volta ritornerà a turbarne l’animo.
    Grazie, Mimma.
    Piera

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