Rileggendo “Il Piccolo Principe”

(foto da web)

Tutte le volte che riprendo in mano Il Piccolo Principe scopro qualcosa di nuovo, nonostante ogni volta lo legga con grande attenzione, immergendomi in un mondo fantastico, così diverso da quello umano. Non esiste magia nel mondo degli uomini, e non esiste saggezza. Di questa sembriamo totalmente privi.

Eppure, che grande aiuto ce ne verrebbe se solo la coltivassimo.
Si dice che l’uomo in vecchiaia ne acquisisca un poco, ma non sembra che questo succeda sempre, solo ad alcuni pare sia concesso…
Chissà che cosa direbbe il Piccolo Principe se volgesse lo sguardo verso di noi. Non riuscirebbe a capacitarsi nel vedere quel che accade, di questi tempi.
C’è da sperare che il suo piccolo pianeta si trovi molto molto lontano dal nostro. O forse vede ogni cosa e l’unica sua forma di consolazione rimarrà il tramonto.
Eh sì, i tramonti sono splendidi sulla Terra, anche se qui quel momento magico lo si può vivere una sola volta al giorno e non per quarantatré volte, come avviene sul suo minuscolo pianeta.
Per il Piccolo Principe la saggezza non è invece un problema, è qualcosa che gli appartiene, non ha bisogno di coltivarla, un fiore nasce spontaneo, come l’autenticità nei bambini, quando sono ancora piccoli. Poi, in breve tempo, ci penseranno gli adulti a derubarli di questo bene prezioso, ad insegnare loro piccole e grandi astuzie.
Amo questo libro ed è sempre tra quelli che tengo vicino. Credo che ogni bambino dovrebbe leggerlo, magari insieme alla mamma o al padre, credo anche che ogni adulto dovrebbe averlo caro, qualche volta ricordarsi di essere stato piccolo e provare a cercare ancora quel bambino dentro di sé.
Per scoprire poi che forse è l’unico modo per ritrovare l’autenticità.

****

Ecco alcuni brani tratti da “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint – Exupery.
Con le illustrazioni dell’autore. Tascabili Bompiani

[…]

VI

Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto:
“Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto…”
“Ma bisogna aspettare…”
“Aspettare che?”
“Che il sole tramonti…”
Da prima hai avuto un’aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto:
“Mi credo sempre a casa mia!…”
Infatti. Quando agli Stati Uniti è mezzogiorno tutto il mondo sa che il sole tramonta sulla Francia. Basterebbe poter andare in Francia in un minuto per assistere al tramonto. Sfortunatamente la Francia è troppo lontana. Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che lo volevi… “Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!”
E più tardi hai soggiunto:
“Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…”
“Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?” Ma il piccolo principe non rispose.

[…]

XI

Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso.
“Ah! Ah! Ecco la visita di un ammiratore”, gridò da lontano il vanitoso appena scorse il piccolo principe.
Per i vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori.
“Buon giorno”, disse il piccolo principe, “che buffo cappello avete!”
“E’ per salutare”, gli rispose il vanitoso. “ E’ per salutare quando mi acclamano, ma sfortunatamente non passa mai nessuno da queste parti”.
“Ah sì?” disse il piccolo principe che non capiva.
“Batti le mani l’una contro l’altra”, consigliò perciò il vanitoso.
Il piccolo principe battè le mani l’una contro l’altra e il vanitoso salutò con modestia sollevando il cappello.
“E’ più divertente che la visita al re”, si disse il piccolo principe, e ricominciò a battere le mani l’una contro l’altra. Il vanitoso ricominciò a salutare sollevando il cappello.
Dopo cinque minuti di questo esercizio il piccolo principe si stancò della monotonia del gioco:
E che cosa bisogna fare”, domandò, “perché il cappello caschi?”
Ma il vanitoso non l’intese. I vanitosi non sentono altro che le lodi.
“Mi ammiri molto, veramente?” domandò al piccolo principe.
“ Che cosa vuol dire ammirare?”
“Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta”.
“Ma tu sei solo sul tuo pianeta!”
“Fammi questo piacere. Ammirami lo stesso!”
“Ti ammiro”, disse il piccolo principe, alzando un poco le spalle, “ ma tu che te ne fai?”
E il piccolo principe se ne andò.
Decisamente i grandi sono ben bizzarri, diceva con semplicità a se stesso, durante il suo viaggio.

[…]

XXIII

“Buon giorno”, disse il piccolo principe.
“Buon giorno”, disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.
“E’ una grossa economia di tempo”, disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana”.
“E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?”
“Se ne fa quel che si vuole…”
“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

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12 thoughts on “Rileggendo “Il Piccolo Principe”

  1. Non sono una che rilegge molto, ma il Piccolo Principe lo rileggo, sempre con grande piacere e ogni volta è una bella scoperta… Più che semplice libro per bambini, direi che vada annoverato tra i “libri della vita”. Ritornerò presto a trovarti tra queste pagine, Piera. Un abbraccio

  2. Ciao, carissima. Anch’io in genere non rileggo i libri ma alcuni li tengo più vicini ed è un piacere riprenderli in mano, è come se, rispetto ad altri, seppure belli e coinvolgenti, avessero comunque un qualcosa in più che li rende particolarmente importanti. E’ naturalmente sempre una scelta personale, perché ciò che ad uno può sembrare speciale per un altro può non esserlo.
    Grazie, Bonaria, per il commento e per la tua gentilezza.
    Piera

  3. Hai ragione Piera nella rilettura si colgono spesso altri aspetti…e quanto è attuale
    quel cercare di risparmiare il tempo, specie se a discapito di qualcosa di ben più importante e necessaria che può essere il bere…ma il Piccolo Principe sa…lui cercherebbe la fontana. Grazie per avermi riportato in memorie che neppure ero cosciente di avere conservato, ma è bastato leggere il tuo post a farmi tornare tutto alla mente e quanto avessi amato leggerlo.
    Un caro abbraccio.

    • Grazie a te, Francesca. Anche a me capita spesso di ricordare libri o passi di libri tramite altri, a volte infatti basta un semplice riferimento o anche una frase perché la memoria ci faccia ricordare cose che pensavamo proprio di aver rimosso.
      Quindi anche tu hai letto con piacere questo “piccolo grande libro” così ricco di saggezza?
      Ti abbraccio.

      Piera

  4. “”L’essenziale è invisibile agli occhi” ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
    “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
    “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
    “Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.>>

  5. Bellissimo passo, Cri, forse il più conosciuto di questo libro, ma così profondo ed incisivo che quasi da solo giustifica la fama e la diffusione del “Piccolo Principe”.
    Grazie per aver scelto proprio questo passaggio che collega, non credo casualmente, questo post alla tua bella poesia sulle rose.
    Un abbraccio.

    Piera

  6. Ma che bello questo post e quanti ricordi. Rileggerò il libro con occhi più maturi. Volevo soltanto aggiungere che qualunque poesia oppure opera poetica (come Il piccolo principe, appunto) più viene letta e riletta e più si lascia scoprire, è come se ci fossero molte tende prima di giungere al tesoro interno, ad ogni rilettura cade una tenda e ci si avvicina sempre, ma non si arriva mai al midollo, non è dato. Talora, quando commento una poesia, mi sento dire che l’ho enucleata tutta, ma io so bene che non è vero, nessuno può, sempre che sia poesia. Per quanto riguarda le rose, è proprio così: ognuno è responsabile dei propri doni, che ha “addomesticato”, ossia è libero di usarli come gli pare. E la poesia è una grande responsabilità, ma è lei che addomestica a propria volta il poeta.

    • Ciao, Mimma, bello l’esempio delle tante tende che ad una ad una vengono giù nel tentativo di arrivare a quel “tesoro interno”, come tu dici, che continua a sfuggirci.
      Ti ringrazio molto per questo commento e ti auguro una buona domenica.
      Piera

  7. Sì, cara Piera, quella del Piccolo principe è una piccola grande storia, piena di insegnamenti utili a farci vivere sereni. E’ una lettura che ristora l’anima. Mi stimoli a riaprirlo. Grazie
    franca

    • Come altri libri, mi viene da pensare a Pinocchio anche se è molto diverso, Il Piccolo Principe è, credo, soprattutto un libro per noi adulti, che fa bene alla mente ma che, nello stesso tempo, rasserenandola spinge ad acquisire una maggiore consapevolezza.
      Grazie per la visita.
      Piera

  8. Io ne ho più di una copia, l’ultima appena comprata, ma l’idea è di recuperare copie del libriccino (ma che libriccino!!!!) in altre lingue; mi piacerebbe averne una collezione, anche se poi lo leggo solo in italiano e in francese.
    Ciao
    car

  9. Carmen, proprio bella questa cosa che dici, ne deduco che questo libro ti sia proprio caro! Chiamiamolo pure libriccino per la sua brevità, ma sappiamo bene quel che intendiamo dire.
    Ciao e…buona domenica!
    Piera

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