Archivio | dicembre 2013

Il diritto al rispetto della propria dignità

L’ennesima vergogna per l’Italia, per la tanta gente seria che nonostante tutto la abita, la ama e vuole continuare a viverci.

Ho ancora davanti agli occhi le immagini dure e strazianti dei ragazzi stranieri rinchiusi nel Centro di accoglienza di Lampedusa.
“Accoglienza”, una parola così bella che assume un significato terribile in quel contesto.
Accoglienza per chi, e da parte di chi?

Vedo questi ragazzi, questi poveri giovani uomini nudi, privati non solo dei loro abiti ma di qualcosa di così bello che per ogni uomo è prioritario, l’essenza della propria umanità nel suo significato più pieno: la dignità di persona, che dovrebbe essere libera e non lo è, che ha diritto alla propria intimità, la quale viene invece violata, cancellata, uccisa.

Tornano alla mente periodi angosciosi della nostra storia non troppo lontana, e solo il fatto che certi pensieri si riaffaccino mi fa rabbrividire.
Perché gli errori già commessi, da altri o da noi, non ci aiutano ad affrontare le nuove esperienze con maggior equilibrio e consapevolezza?

Chi ci dà il diritto di trattare altri come noi alla stregua di oggetti? Non uso volutamente il termine “bestie” perché nutro troppo rispetto verso gli animali, non ne provo affatto, invece, verso quelle persone che nel Centro di Lampedusa hanno dimostrato di non possedere né tatto né sensibilità, ancor meno capacità di rispetto. Termini appartenenti ad altre lingue per loro sconosciute.

Doveva essere ancora una volta l’Europa a ricordarci che ognuno di noi ha il dovere di manifestare rispetto verso l’altro, e che per ogni uomo averlo è il più importante dei diritti?
Perché in fondo è da questo diritto che poi scaturiscono, in modo assolutamente naturale, tutti gli altri.

Annunci

Madiba

Te ne sei andato
dopo una vita intensa
lasciando un vuoto profondo
intorno a te e nel mondo.

Una sfida continua la tua esistenza
nutrita di coraggio, di amore
e di coerenza,
neppure lo spazio angusto
di una cella
ti ha impedito di coltivare
la libertà.

Lunghi anni rinchiuso
eppure mai domato,
la tua forza era tale
da viaggiare indisturbata,
nessun confine
poteva imprigionarla,
nessuna sbarra.

Hai lasciato che andasse libera
a dar coraggio ai deboli,
a risvegliare e nutrire
coscienze addormentate.

E quando tu finalmente libero
nel mondo sei tornato
hai fatto il dono più grande
alla tua gente,
la dignità.

Ora si fa silenzio,
è il momento del saluto.

A mezzogiorno in punto
ti lasceremo andare,
nessuna ombra sulla terra,
nessuna ombra
su un uomo come Te.

Norma

Una tua mostra
si è appena conclusa.
“Sono stanca”, mi dici,
“ma contenta”.
E io li vedo
i tuoi occhi affaticati
eppure così intensi
e penetranti.

Parlano le tue efelidi
per te, Normita cara,
i tuoi capelli rossi
mai stanchi
nel mostrarsi birichini,
e quel sorriso
diretto e accattivante
che ci racconta tanto.

Come si fa
a non volerti bene,
tu che sei venuta da lontano
donandoci
la suggestione dei colori,
il calore della tua pittura
intrisa di profumo.

Sembrano allegri viaggi
nella fantasia
i tuoi quadri colmi di messaggi,
sono in realtà fatica quotidiana
in cui racconti il mondo,
degli altri e il tuo.