Archivio | gennaio 2014

Gavino Puggioni e…il suo cuore grande

Alcuni testi poetici di un poeta dal cuore grande, dallo sguardo ampio, proiettato sul mondo, capace di soffrire nella consapevolezza di poter fare ben poco per attenuare il dolore che avverte ovunque, vicino e lontano da sé.

Ma le gocce d’acqua formano i fiumi, i laghi, i mari e infine gli oceani, e allora lui si fa goccia, e dà il suo contributo. Lo fa con le parole, con i versi, con i mezzi a lui più congeniali, e lo fa concretamente, ogni volta che la vita gli offre delle possibilità.

Questi bei versi sono soltanto un piccolo esempio della sua profondità d’animo, della sua apertura al mondo.

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Ho visto un clochard….

..stretto nella morsa del gelo
dei nostri sentimenti
alienati da turbe
della nostra esistenza

Ho visto i suoi occhi cerulei
nel grigiore del tempo
splendidi
nell’infinito di una vita
a lui negata

Non mi ha chiesto aiuto
gli ho donato il mio cuore ferito
una parola buona d’amicizia
una stretta di mano
bagnata da una lacrima improvvisa

e il cielo sopra di noi

Ho rubato (una ballata onesta)

Ho rubato un fiore
in un davanzale
per donarlo a te
che stavi male

Ho rubato un’onda
al mare
per donarti la libertà
che volevi avere

Ho rubato un sorriso
ad un bambino
per amarti per esserti
più vicino

Ho rubato lamenti
a della povera gente
per te che non avevi
più sentimenti

Ho rubato l’invidia
a chi ce l’aveva
perché vivendo
non avesse l’accidia

Ho rubato da tanti
il senso della vita
per migliorarlo
e per portarlo avanti

Ho rubato tutto
tutto quello
che si poteva rubare
per farti di me innamorare

Alla fine non ho rubato niente
in questo mondo, nemmeno la luce
perché quella è del sole, sono innocente
Ma una cosa, sì, vorrei rubare,
il cuore, quello di tutti,
per far dire solo e solo a lui
questa parola………………amare

Oltre le nuvole

Nascosto tra mille bagliori
ho sentito parole inutili
incrociare destini d’uomini
senza vita

Ho visto sbriciolarsi al vento
desideri di bambini
quando bastava un abbraccio
per salvarli

Ho visto gli occhi di una madonna
implorare un amore mai avuto
quando bastava una carezza
per toglierla dall’abisso

Non ho visto pietà alcuna
ho visto solo indifferenza
ognuno pensava al proprio mondo
il resto non aveva importanza

Gavino Puggioni – NELLE FALESIE DELL’ANIMA
o delle umane emozioni

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Una domenica mattina

Nel parco non lontano da casa mia, a quest’ora del mattino c’è un silenzio profondo. Passeggio con Argo, il mio cane, e sto in ascolto.

Nessuno percorre i marciapiedi, la calma regna su tutto. Non c’è il via vai quotidiano dei giorni feriali, non passano i ragazzi con lo zaino sulle spalle, spesso di fretta nell’andare a scuola, non incontro le ragazze che puntualmente saluto mentre si avviano a svolgere il loro lavoro di badanti in alcune case non lontane dalla mia, e sulle altalene da poco predisposte nessun bambino dondola.

Improvvisamente Argo tira con forza il guinzaglio, è troppo intenso l’odore delle cagnette appena passate sui marciapiedi o nei prati, lo strattone non previsto rischia di farmi cadere, mi appoggio con decisione al tronco dell’albero più vicino, mentre la terra umida è scivolosa sotto le mie scarpe da ginnastica.

I miei movimenti abbastanza maldestri allertano i merli, fino a quel momento tranquilli sui rami, e il loro verso preoccupato si espande nell’aria, alternandosi a quello, meno gradevole, delle tortorelle africane.

Ritrovo l’equilibrio con fatica mentre mi accingo a rimproverare il mio cane, sento di essere comunque già sconfitta, certa dell’inutilità del rimprovero. L’attenzione di Argo è infatti proiettata altrove.

Sul bordo del terrazzino di una casa vicina una bella gatta cammina avanti e indietro senza sosta, emettendo lunghi e acuti lamenti, poiché i gatti che circolano nel parco sono diversi, sono certa che presto qualcuno sarà felice e onorato di soddisfarne le richieste.

Incomincia a farsi tardi, Argo mi guarda cercando di intuire quali siano le mie intenzioni, seguo l’andamento ondulato della sua coda, forse vuole rientrare. Ci avviamo verso casa.