Archivio | maggio 2014

Giovanna Giordani, alcuni testi poetici tratti dalla silloge “Sulla riva del fiume”

 

Sono diversi gli amici poeti di cui mi piace molto leggere i testi, uno di questi è Giovanna Giordani, che non conosco da moltissimo tempo, ma che, al contrario, mi sembra di conoscere da sempre.

Ho letto, da pochissimi giorni, una sua raccolta di poesie, mi è piaciuta molto, mi ha coinvolto, emozionato, fatto riflettere, mi ha anche arricchito e migliorato.

Che cosa si può avere di più?

Non farò oggi una vera recensione alla silloge, il cui titolo è Sulla riva del fiume, questo lo farò in seguito, oggi voglio solo riportare alcuni testi.

Sono tutti belli, per questo non sarà semplice fare una scelta, così ne prenderò alcuni, ma potrebbero essere ugualmente altri.

Eccoli.

***

 

Di nuovo primavera

 

La viola orna i piedi del muretto

la primula risplende nel suo oro

il pirus si tinteggia di rossetto

fra i rami sta cantando un coro

 

 

Lasciano i dormienti il loro letto

un venticello scherza un po’ sonoro

fra i capelli senza più berretto

il sol ride giocondo su di loro

 

 

Si fa intenso il profumo della vita

nel cuor che sente nascer la speranza

mentre l’inverno è sulla via d’uscita

 

 

Una musica s’ode in lontananza

che pare al cuor d’averla già udita

mentre fa muover passi in una danza.

 

 

Illusioni

 

 

Polveri d’oro

cancellate dal vento

della realtà.

 

 

Ottobre

 

 

Fra le foglie

volteggia una piuma

di rondinella

 

 

Pioggia

 

 

Pianto di dei

per l’umano soffrire

addolorati

 

 

La meraviglia

 

 

La meraviglia

mi apparve all’improvviso

in una merla

mentre serrava in becco

un carico pesante

di pagliuzze

cercando attentamente

in un cespuglio

un luogo adatto

per il suo futuro…

 

 

Il giorno

 

 

Invano

mi affanno

a trattenere

i sogni della notte

 

 

Di loro non si cura

il giorno che riappare

prepotente di luce

 

 

Ha labbra rosso clown

guance rosate

occhi truccati

freschi di mascara

che mi guardano fisso

 

 

ed io

accecata

tendo le braccia

e l’assecondo.

 

 

(Giovanna Giordani, Sulla riva del fiume, Aletti Editore)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una madre

 

 

 

Pigolano sotto le gronde

i piccoli nel nido,

attendono che mamma

porti il cibo.

 

Spingo lo sguardo in alto:

si affaccia un rondinino

per poi ritrarsi subito

agitato.

 

Ecco la mamma

che piroetta in volo

e poi si accosta piano

aprendo la sua bocca

a un’altra bocca.

 

Riparte infine lieve

alla ricerca ancora

di nutrimento

per i suoi piccini.

 

Piera M. Chessa

 

Jolanda Catalano e la poesia

 

Tre testi poetici della poetessa Jolanda Catalano. Ogni volta che mi accosto ai suoi versi vengo abbracciata da una sorta di meraviglia, e questo stupore si ripete continuamente nonostante la mia assidua frequentazione delle sue poesie.

C’è sempre qualcosa di nuovo, di non notato nelle precedenti letture, come se, a mia insaputa, i versi decidessero autonomamente di cambiare abito.

Non è così, certamente, probabilmente il rinnovamento avviene nello sguardo di chi legge, per cui le parole, nella loro complessa semplicità, assumono nuovi significati, diventano altro, per suscitare nel lettore un interesse che non si affievolisce.

Questo io provo nel leggere Jolanda, nel seguire il ritmo dei suoi “canti”, l’armonia che avvolge e coinvolge, che talvolta rasserena e spesso immalinconisce, ma dolcemente, con garbo e discrezione.

Tre testi dedicati ai poeti e alla poesia, ai versi scritti e a quelli ancora sospesi, in attesa di trovare la giusta collocazione sui fogli ancora bianchi.

E nel frattempo, “lievita l’anima e cresce già la sera”. La bellissima chiusa della sua terza poesia.

AL POETA

 

 

Al poeta non servono

sete e velluti

per incorniciare parole

che sanno di vita.

Il poeta va scalzo

trascinando emozioni

sotto il largo mantello

con intrecci d’ore

con fili d’eterno

fabbricato nel tempo

con stanche visioni

o sprazzi di luce

con memorie passate

rivissute in profondo.

 

Al poeta non date

la prima poltrona

scomoda e voluttuosa

sul palcoscenico della vita.

Dall’ultima fila

fra giochi di luci

il suo occhio saprà

scrutare le assenze

i palpiti lievi

il sano dolore

l’immane universo

di cui il cuore si nutre.

 

 

A ENZO APREA

( in memoria)

 

 

Non è bastato il tempo

per conoscerti,

credevo che ci fosse

ancora tempo.

Potere almeno

saperti tra le presenze

che sul mio capo aleggiano

e profumano d’assenza.

Insegnami dunque ad amare

quando ho voglia d’amare,

a non temere la verità

del mio piccolo fardello,

a non chiedere la pietà

che mortifica il pensiero

e fino in fondo,

là, dove nascono le stelle,

potrò condurre, ferma,

la mia vita,

di te assaporando

la speranza,

la giusta lotta

d’uomo e di poeta.

Ed io per te

accarezzerò le ore,

quelle mancate,

quelle che verranno,

tenere ali di farfalla

a scuotere

la polvere del tempo

quando di te

vorrà spegnere il ricordo

e la dignitosa rabbia

del tuo canto.

 

 

VERSI

 

La poesia più bella

è quella che mai scrissi.

Tra i fiorenti pendii della memoria,

intrecciati come anime alla deriva,

rotolano i versi a valle dei pensieri

rigida la mano

nella fissità degli occhi.

Solchi turgidi e profondi

nell’intermittenza folle del vissuto,

ceppi di legno bruno

intarsiati d’ombre di cicale.

Laggiù si stendeva la pianura

e germogliava l’eco della vita.

Cespugli d’antiche fragranze

e api laboriose

indietreggiavano al ritmo del mistero.

La poesia più bella

è quella che mai scrissi.

Tra i fogli immacolati di candore

lievita l’anima e cresce già la sera.

 

Jolanda Catalano