Archivio | marzo 2015

Da qui a Santiago de Compostela, di Gavino Puggioni

Versi di speranza, versi…in cammino, questi del poeta Gavino Puggioni, dettati dal desiderio profondo che l’animo umano possa rinsavire e ritrovare quello spirito fraterno, di condivisione che, seppure non sempre presente,nel passato sembrava più robusto e diffuso.
Voglio condividere questa speranza, auguriamoci che si diffonda sempre di più tra le persone aperte e sensibili.
Grazie, Gavino, e complimenti ancora per la tua felice partecipazione al Premio di Poesia.

 
Da qui a Santiago de Compostela

Il cammino del pellegrino
una lunga traccia di civiltà
orme sconosciute, di donne e uomini
nei solchi e nel destino della terra,
nei dove, nei sentieri di pietra
alla ricerca di sé stessi
seppure guidati da una Stella
rimasta nei secoli sola e abbandonata

oggi, teoria di visioni ma anche di speranza

camminando…….
camminando…….
disegnando un sogno
immortale e irraggiungibile
come afflato divino
dedicato a volontà terrene…….

e non siamo ancora arrivati

 
Gavino Puggioni

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Aspettando la primavera

 

Una primavera tardiva

 

Tarda la primavera
quest’anno ad arrivare.
Non vuole mostrare ancora
l’azzurro trasparente
dei suoi cieli,
il verde così intenso
dei suoi prati,
l’oro luminoso
del suo sole.

Non vuole manifestarsi
in tutta la sua esplosione
e mantiene celati a noi
i suoi doni più belli.

 

Acquazzone primaverile

Arriva improvviso
come una saetta,
il cielo,
ricoperto in parte di nuvole,
diventa scuro in un baleno.

La pioggia, che cadeva leggera,
si fa minacciosa, violenta
e il mattino luminoso
si trasforma in sera.

Ma dura poco l’acquazzone,
così, com’era arrivato,
scompare nel nulla
dopo aver lavato
e reso più splendenti
cielo e terra intorno a noi.

P.M.C.

Tu

Ho scritto questo testo stamattina di getto, sentivo profondamente il bisogno di farlo. Poi, approfondendo alcune letture sulla “festa della donna”, ho scoperto, eppure lo davano per certo, che l’8 marzo non è legato al ricordo dell’incendio avvenuto in una fabbrica statunitense proprio in questo giorno, e in cui persero la vita molte lavoratrici.
Al di là del dono delle mimose, degli auguri che si fanno, voglio, soprattutto, con questo testo ricordare le troppe donne che muoiono quotidianamente per i motivi più disparati sul posto di lavoro, sulla strada, negli ambienti cosiddetti più “caldi” e “accoglienti”, quelli domestici.
A tutte loro e a tutte noi dedico questi versi.

Tu, donna,
che lavoravi paziente
aspettando
il momento della pausa…

Tu, forse madre
forse compagna
con le tue pene
e i tuoi istanti di gioia…

Tu, che tanto contribuivi
all’acquisto del pane
per i tuoi
e nel cuore tenevi nascosto
forse qualche progetto…

Tu, quel giorno di marzo
così vicino alla primavera,
ignara, sei andata incontro
come tante compagne di lavoro
all’abbraccio, vigliacco,
del fuoco che avanzava.

P.M.C.