Non trovo parole

 

Sì, mi ritrovo così, stamattina, attonita, mentre ascolto la radio o la televisione. E attonita mi sono ritrovata ieri, quando, conclusasi la partita, sono arrivate, quasi in diretta, le primissime notizie da Parigi. “Non è possibile!”, mi sono detta, e chissà quanti di noi, in Italia e nell’intero mondo hanno ripetuto queste stesse parole, a voce alta, dentro di sé o con i propri cari. Purtroppo, invece, è possibile ed è stato possibile in un Paese così vicino al nostro, in una città meravigliosa che ha già conosciuto e vissuto da poco un’altra esperienza di angoscia e terrore. I fatti sono già tragicamente noti da ieri notte, non sta a me elencarli e approfondirli, lo fanno e lo sanno fare egregiamente i giornalisti alla radio e alla televisione, a me rimane solo la volontà di esprimere, da profana, qualche pensiero, e la mia tanta paura per il nostro futuro, e per nostro intendo l’intera umanità.

Quando, mi chiedo, è incominciato questo percorso nutrito dall’odio? E quante colpe abbiamo noi, popoli occidentali, nei confronti di culture diverse ma non per questo meno importanti? E, nello stesso tempo, quante volte abbiamo appoggiato e aiutato concretamente gruppi, stati e dittatori che hanno puntato tutto sull’uso delle armi? Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo. Perché? Perché ci conviene, perché per tutti l’unica cosa importante è il profitto, l’avere denaro in abbondanza, poi, con quali mezzi e con quali conseguenze lo si ottenga sono quisquilie, a chi importa?

Certo, condanniamo tutti quello che è successo, e come si può non farlo? E’ un dolore terribile, lancinante, il nostro, e non possiamo neppure immaginare quello delle persone coinvolte in questi vili attentati, le persone che si sono trovate, negli ultimi istanti di vita a guardare il viso dei loro carnefici, i parenti, tutti coloro che cercavano di intervenire per salvare il maggior numero di vite umane… No, il nostro dolore è niente rispetto al loro, non è né paragonabile né avvicinabile, è altro.

Però non possiamo neppure ignorare le enormi responsabilità che come occidente abbiamo, non possiamo andare ancora avanti sulla stessa strada, piangendo oggi e dimenticando domani, quel che sta avvenendo sempre più spesso non potrà fermarsi senza il contributo di tutti. E parlo di stati, nazioni che hanno commesso errori ingiustificabili, questi Paesi non possono pensare di porre fine agli atti terroristici da soli, e neppure col solo uso delle armi. Se non ci sarà un vero coordinamento, una coesione di intenti, un freno ai propri egoismi nazionali e nazionalistici, finiremo in un unico enorme baratro, e vi finiremo tutti, nessuno escluso. Conviene a qualcuno? Io non credo.

P.M.C.

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4 thoughts on “Non trovo parole

  1. Sono anch’io ancora sotto shock cara Piera. Sono anche d’accordo con quanto dice il Papa e cioè che siamo ormai alla terza guerra mondiale anche se combattuta non solo fra eserciti ma contro la inerme popolazione civile… In troppe parti del mondo si insegna ad odiare, odiare, odiare, e uccidere. Giovani a cui è stato insegnato il non valore per la propria e altrui vita accettano di farsi saltare in aria in nome di ideologie assurde, probabilmente imbottiti oltre che di tritolo anche di droga…
    Ma chi sta alla regia di tutto questo? A chi conviene? Noi che amiamo la pace e la vita non sappiamo la risposta e non vorremmo saperla. Rimane un dolore inconsolabile per le povere vittime innocenti. E la speranza in quei giovani che accendono lumi con la bandiera della Pace sulle spalle. Niente altro.
    Giovanna

  2. Condivido pienamente il tuo sconcerto e il tuo dolore, Giovanna, e mi pongo le stesse domande alle quali potremmo provare a dare delle risposte sapendo già, come dici, che faranno male. Poco fa, ho saputo da mio marito che probabilmente è morta la ragazza veneziana di cui si parlava ieri. Giovanissima, felice di fare la ricercatrice alla Sorbona… E ogni altra vittima una storia, unica, come lo è quella di ciascuno di noi. Che tristezza!
    Bella e in qualche modo consolatoria l’immagine dei ragazzi che, nonostante il divieto delle autorità, hanno voluto portare fiori o accendere lumi ricordando chi non c’è più. Hai ragione, da loro deve ripartire la speranza.
    Grazie.
    Piera

  3. Cara Piera e cara Giovanna, mi unisco al vostro rammarico, al vostro dolore perchè anche per me è stato così. Mi sento smarrita sul sentiero che porta al disfacimento dell’umanità e del pianeta Terra.
    Un caro saluto ad entrambe.
    Graziella

  4. Graziella, perdona il mio incredibile ritardo nel risponderti…
    Hai usato il termine “disfacimento”, uno più adatto ai tempi che viviamo non potevi trovarlo. Sembra che non avvenga più nulla di bello intorno a noi, però bisogna fare in modo che lo sconforto non abbia la meglio.
    Grazie per le tue visite sempre gradite.
    Buon Natale!.
    Piera

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