Archivio | maggio 2016

Il lago di Baratz

Dopo la ripida discesa
il piccolo lago naturale
si mostra d’improvviso
agli occhi incuriositi.

Grandi stormi variopinti
volano chiassosi
tra acqua e cielo,
e il canto ti sorprende
frenetico e vivace
come il volo confuso.

Tanta vita nel lago
piroette e danze nell’aria.

Le anatre smuovono l’acqua,
i balestrucci inumidiscono il becco
per preparare i nidi.
I voli s’incrociano
e un senso di vertigine ti prende
se cerchi di seguirli.

P.M.C.

Questa voce è stata pubblicata il 29/05/2016. 4 commenti

Pinuccio Sciola, un grande artista sardo

E’ morto un grande artista, stamattina, il suo nome è molto conosciuto, si chiama Pinuccio Sciola. Come spesso accade in questi casi, quando l’ho saputo sono rimasta di sasso, come si dice, e mai come in questo caso il termine pare più appropriato.
Pinuccio Sciola era un grande scultore sardo, nativo di San Sperate, una località non lontana da Cagliari. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di incontrarlo proprio a casa sua, nella sua casa-museo, è stato bello parlare con lui, conoscere la sua grande passione per le pietre, quelle della sua terra, basalto e calcare, soprattutto. Un dialogo di anni tra lui e le pietre, questo straordinario materiale che così bene sapeva trasformare in meraviglie. Parlavano le sue sculture, ed era un linguaggio fatto di suoni, di canti, di dolci e malinconiche melodie, ed erano le sue mani d’artista, così esperte e mobili, che riuscivano a dar vita ad un nuovo linguaggio armonico e coinvolgente. Sembravano carezze quei movimenti così precisi e ugualmente delicati, facevano pensare a un dialogo tra lo scultore e la materia che lentamente prendeva forma e diventava viva.
Era anche molto piacevole ascoltare quest’artista eclettico, aveva carisma e facilità di linguaggio, consapevole senz’altro del suo valore e ugualmente aperto verso gli altri.
Dispiace molto che non ci sia più, ma rimarranno le sue bellissime opere, conosciute in più parti nel mondo, rimarrà il suo nome, l’ amore per la Sardegna, la sua terra, e sarà motivo di orgoglio per tutti noi, suoi conterranei.
A lui oggi dedico questo testo,  accompagnato dal mio grazie.

Un dialogo continuo

Sei partito stamattina
lontano dal clamore
dalla notorietà.

In silenzio
in punta di piedi
hai aperto la porta
per l’ultima volta.

Ti sei avviato leggero
accompagnato dal canto
delle tue pietre,
dalle struggenti melodie
con amore inventate.

Ora a noi rimane
ciò che tu hai costruito,
la passione che ha nutrito
ogni tuo lavoro.

Ho avuto la fortuna
di incontrarti
parlarti e ascoltare
tutto ciò che avevi
da narrare.

Adesso, più poveri e più soli,
andremo ancora in cerca
dei tuoi capolavori
e cercheremo in essi
voci e suoni,
canti profondi venire da lontano,
forse la voce tua di uomo e artista
che nella pietra cercava la vita.

E sogneremo ancora di vederti
accarezzare piano
i tuoi sassi amati
nel tentativo puerile
di sentire
la loro musica
abbracciare l’aria.

P.M.C.

Il riccio e le gatte

Si è rintanato nel buio
il riccio visto ieri,
non voleva sconosciuti
sulla strada.
L’ho urtato lievemente
con il piede
mimetizzato com’era
tra l’erba del giardino.

Sapevo della sua presenza
nel verde parco-casa,
dimora di diversi animali,
ma lo pensavo in letargo
sotto le comode fronde
del pino nano.

Invece no,
il riccio infreddolito stava lì
in cerca di riparo
accanto a un muro
guardato a vista da due gatte nere
dagli occhi gialli e intensi,
un poco diffidenti
ma solo fino all’istante in cui
dai loro da mangiare.

P.M.C.

Questa voce è stata pubblicata il 03/05/2016. 2 commenti