Archivio | ottobre 2016

Costeggiando il mare

 

C’è silenzio e pace
stamattina
sulla spiaggia.

Profumo di estate
ormai finita
che sa di malinconia,
di ricordi vicini
e di spiagge affollate.

Eppure è dolce
passeggiare
costeggiando il mare
così calmo e lieve.

Lui sa che soffrirà
di solitudine
per lunghi mesi ancora
prima dell’arrivo
di un’estate nuova.

P.M.C.

Questa voce è stata pubblicata il 23/10/2016. 8 commenti

L’aeroporto

 

Quante volte andiamo all’aeroporto. Lo facciamo per prendere un volo, per accompagnare qualcuno o per accoglierlo quando arriva.
E naturalmente a seconda delle circostanze sono diversi anche i nostri stati d’animo.
Se accompagniamo una persona cara proviamo un pizzico di ansia, anche se lo abbiamo fatto spesso, se invece ne aspettiamo l’arrivo, la gioia ed una certa impazienza convivono in noi.
E mentre attendiamo, ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che in ogni persona c’è qualcosa di noi stessi, proviamo tutti più o meno i medesimi sentimenti.
Lo si percepisce dallo sguardo, dalla postura, dall’atteggiamento nel camminare, dall’andare avanti e indietro per l’aeroporto. E che dire dei nostri sguardi fissi sul monitor? Ci sarà ritardo? L’aereo sarà puntuale? Speriamo che il ritardo sia minimo, dobbiamo tornare a casa, è tardi. Non funziona mai niente in questo Paese! E così di seguito.
Ci guardiamo l’un l’altro, talvolta ci scambiamo un sorriso. Bisogna aver pazienza, sembrano dire i nostri occhi.
Qualcuno di noi ha con sé un cagnolino, anche lui percepisce che si è in attesa di una persona cara. E quando finalmente arriva, un marito, un figlio, un genitore, un amico, è un allegro scodinzolare che si aggiunge alla gioia di chi attende da tempo.
Tante volte ho vissuto questi momenti e tante volte ancora li vivrò. Ed è stato proprio in un aeroporto, mentre aspettavo a lungo l’arrivo di mio figlio, che è nato questo breve testo.

L’aeroporto

Gente che parte, che arriva,
che attende seduta,
gente che cerca in alto
l’orario stabilito,
spesso non rispettato.

Occhi che scrutano
cercando un viso noto,
un sorriso familiare,
vogliono vedere una parola
rassicurante, banale.

L’aereo è atterrato.
Un sospiro, un abbraccio,
una valigia da ritirare.

P.M.C.

Questa voce è stata pubblicata il 09/10/2016. 6 commenti

Boschi e nuraghi

Oggi voglio dedicare due testi alla mia isola, la Sardegna, che probabilmente è poco conosciuta dai turisti che vengono a visitarla, che ne amano sì le spiagge ma che spesso vanno via senza conoscere nulla dell’interno di questa terra difficile, pensando magari che Sardegna significhi esclusivamente mare.
L’isola ha delle zone più lontane dalla costa che in realtà sono bellissime, erroneamente trascurate, dove i monti non hanno cime molto alte ma sono incredibilmente imponenti, con forme particolari, come le rocce, così tanto scavate dall’acqua e dal vento.
E ci sono boschi suggestivi, e grotte affascinanti che non si dimenticano facilmente perché rapiscono e talvolta inquietano. E i nuraghi, che sono la gioia degli studiosi e degli appassionati.
Mi piacerebbe non sentire più, come mi capitò anni fa, turiste sdraiate al sole dire che le spiagge sono belle ma che l’isola non offre nient’altro. Che poca conoscenza del territorio in poche parole dette con superficialità, e quante opportunità perse!

Mi scuso per questo piccolo sfogo, ma da sarda non posso che amare la terra che mi ha dato le origini.

Ed ora ecco i due testi, scritti qualche tempo fa. Il primo, dopo una passeggiata all’interno di un bosco, il secondo, dopo una visita al Nuraghe Arrubiu, situato presso l’abitato di Orroli.

Per sentieri

Mi fermo un istante nella radura,
poi il percorso lungo i sentieri.

Mi inoltro curiosa nel bosco silenzioso
lasciandomi avvolgere
dal verde degli alberi,
dal muschio dei sassi,
dalle felci nascoste nell’ombra.

I licheni colorano le rocce
di giallo e arancio,
minuscole famiglie di funghi
punteggiano la terra.

Ascolto il ruscello che scorre
intonando per me sottovoce
il suo malinconico canto.

Il nuraghe

L’antica reggia si innalza verso il cielo,
nei corridoi, nelle stanze,
io ascolto le voci del passato.

Rivedo i padri percorrere i cunicoli,
sollevare il velo sugli antichi misteri.

Le pietre mi raccontano
scene di vita quotidiana,
storie di coraggiosi guerrieri.

Tutto parla nel silenzio
portando l’eco di un tempo remoto
ancora vivo nella memoria.

P.M.C.

Questa voce è stata pubblicata il 01/10/2016. 11 commenti