Lo sgomento e il dolore

 

Piangono i bimbi,
le donne e gli uomini feriti
distesi su letti improvvisati
di ospedali.

I corpi e non le bocche
parlano dell’orrore che han vissuto,
non possono le labbra
raccontare l’indicibile.

Solo il silenzio intorno
e la fatica di chi cerca di alleviare
lo sgomento e il dolore.

Poco si potrà fare
in molti andranno via,
e chi rimarrà
ogni giorno dovrà contare
le ferite sulla pelle
cercando di allontanare
gli incubi dalla mente.

Dedicata a tutte le persone innocenti che nei giorni scorsi, in Siria, sono state colpite dalle armi chimiche.

Piera M. Chessa

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Questa voce è stata pubblicata il 10/04/2017. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti

6 thoughts on “Lo sgomento e il dolore

  1. Mi unisco al tuo sentire, Piera. E’ incredibile e doloroso vedere fino a che punto possono giungere a compiere il male i cosidetti esseri umani. Non ci sono parole, solo dolore, lacrime e sdegno.
    Gio

  2. Nient’altro da aggiungere alle tue parole, Giovanna, solo fare mio il termine “sdegno” da te usato, e che io ho dimenticato.
    La pace sembra impossibile, ma come tutti gli illusi voglio continuare a crederci.
    Un abbraccio.
    Piera

  3. “non possono le labbra
    raccontare l’indicibile.”
    Si ammutolisce davanti a tanti orrori (di ora e di sempre purtroppo)…almeno ricordarci, quando tentano di migrare in Europa, di quello che stanno passando nella loro terra; e sdegnarci contro chi vuole costruire muri.
    Sei sempre animata da umana com-passione cara Piera, ti ammiro.
    Franca

    • Franca, perdona il mio ritardo, non riesco più a fare tutto quello che vorrei, sembra che il tempo a disposizione non sia più sufficiente.
      Grazie sempre per i tuoi bei commenti, e anche per le belle parole nei miei confronti.
      A presto.
      Piera

  4. Condivido ongi verso cara Piera. Questo dolore è impresso nel mio cuore e ogni giorno mi sento impotente.
    Un abbraccio

    Graziella

  5. Carissima, grazie, scusa anche tu il mio ritardo. Sì, ci si sente impotenti, hai notato, oltretutto, che nessuno ne parla più?
    Ciao, Graziella, ricambio l’abbraccio.
    Piera

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