Archivio | gennaio 2018

In terra d’Africa

Due visi accostati,
una madre e un bambino.
Sono uguali gli occhi neri
che guardano lontano
senza vedere,
vicini tra loro
come la labbra riarse
e gli zigomi marcati.

Due età diverse
entrambe provate,
senza progetti verso un futuro
di cui non sanno niente,
due vite proiettate soltanto
in un difficile presente.

(Dalla raccolta “Un ordinato groviglio”, Casa Editrice Il filo)

Piera M. Chessa

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Ricordando Etty Hillesum…

Ricordando Etty Hillesum e i tanti ebrei perseguitati che morirono ad Auschwitz e in altri numerosi campi di concentramento.

Etty nacque a Middelburg, nei Paesi Bassi,e morì ad Auschwitz il 30 novembre 1943.

“Chi ha perduto la speranza di essere felice,non può pensare alla felicità degli altri e non può neppure interessarsi dell’altrui infelicità.”

Hetty Hillesum, Diario (nella sua edizione integrale), Adelphy 2012
Hetty Hillesum, Lettere, 1942-1943, Adelphy 1990

La pagoda

Scrissi questo testo anni fa, nel 2003, poco dopo aver visto il bellissimo film “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera”, diretto da Kim Ki-duk, un film che mi piacque moltissimo per la bellezza delle immagini, per i colori e la profondità del messaggio.
E’ passato un po’ di tempo, eppure credo che questa storia, che racconta così bene la complessità dell’esistenza, dovrebbe essere conosciuta dai ragazzi di oggi.

 

La pagoda

 

Si apre con uno scricchiolio la grande porta scolpita
lasciando dietro di sé un mondo affaticato,
e subito, davanti allo sguardo,
immobile appare la sfumata pagoda
dimora dello spirito, dell’interiorità.

Le acque intorno brillano limpide
oppure offuscate dalla nebbia autunnale
mentre il monaco cerca in sé,
scrutando nella profondità del lago,
il perché delle stagioni e l’essenza del vivere.

E mentre l’uomo sbaglia prega ed espia
le colpe di una vita
il dio ne attende paziente la rinascita
col sorriso impresso sul volto di pietra.

Piera M. Chessa

Il 7 di gennaio

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Sono entrata nella chiesa
di Santa Caterina,
pochi i fedeli
seduti sulle panche
mentre un canto
s’innalzava verso il cielo.

Cercavo di capirne le parole
ma la lingua
mi era sconosciuta.

Il sacerdote
di spalle all’altare
celebrava
la messa di Natale.

Era il sette di gennaio,
per i fedeli ortodossi
un giorno di festa,
un giorno davvero speciale.

Piera M. Chessa