Archivio | ottobre 2019

Un piacevole incontro in Trentino (Luserna e non solo)

 

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Poco tempo fa, trovandomi in Trentino, ho incontrato la mia amica Giovanna, che abita non lontano da Trento. Questi nostri incontri sono diventati già da qualche tempo una piacevole consuetudine. Essendo di casa, conosce bene la sua regione, e in modo particolare il territorio in cui vive. Per questo motivo ogni volta, nella scelta dei luoghi da visitare, ci affidiamo senza riserve a lei e a Bruno, suo marito, con la certezza che si tratterà sempre di piacevoli sorprese.
In questa circostanza ci hanno proposto di visitare innanzitutto Luserna, poi, alcune malghe, dove acquistare eventualmente prodotti tipici della zona, e in seguito, di andare ad ammirare i bei laghi di Caldonazzo e Levico, che noi già conosciamo ma che da tanto non vediamo.
Arriviamo nel primo pomeriggio, abbiamo un discreto numero di ore a disposizione e la giornata è bella. Loro ci fanno da guida e noi li seguiamo lungo la strada. Non ho mai visto la cittadina di Luserna, ma mi interessa molto la sua storia.
E’ un piccolo comune in provincia di Trento e il suo nome pare che derivi dalla parola cimbra Laas, che significava valico. Si trova vicino al Passo di Vezzena, Vesen, in cimbro, che collega la zona con l’altopiano di Lavarone. L’Alpe di Luserna è stata abitata fin dall’Età del Bronzo, ma i primi veri insediamenti ebbero luogo solo nel 1200. Erano popolazioni di origine tedesca, piccole comunità le cui risorse economiche venivano dal legname e dalla pastorizia. Questi lontani coloni, come spesso avviene, portarono con loro lingua e tradizioni, la lingua cimbra, storie e leggende, costumi e consuetudini, caratteristiche ancora ben vive a Luserna.
Lungo la strada ammiro i bei paesaggi montani, mentre percorriamo un tratto dell’Altopiano della Vigolana e successivamente quello di Vezzena.
Quando arriviamo a Luserna, ci fermiamo nei pressi di una chiesa il cui campanile riporta alla mente quelli tedeschi, è dedicata a Sant’Antonio da Padova. Andiamo a vederla, per fortuna la troviamo aperta. E’ piccola ma suggestiva, entrando ci si sente accolti, avvolti dal silenzio e da una piacevole solitudine.
Non troppo lontano intravediamo un edificio con la scritta Museo. Si tratta del “Centro Documentazione Lusérn”, è dedicato alla storia della cittadina e alle tradizioni cimbre, ma anche alla Grande Guerra e alla fauna presente nell’Alpe cimbra; una sezione è riservata ai forni fusori, risalenti all’Età del Bronzo.
Bruno, amante della storia, manifesta il piacere di visitarlo, ma poichè il tempo scorre veloce, lui asseconda il suo desiderio, mentre noi optiamo per una visita un po’ più approfondita della cittadina.
Ci colpiscono le case, la loro struttura, i colori, la cura dei fiori e delle piante nei giardini. Vaghiamo di qua e di là, contenti di esserci fermati. In un angolo sostiamo incuriositi davanti ad un recinto che racchiude una lunga distesa di grossi ciottoli levigati, indubbiamente provenienti da un fiume, considerando la forma. Parecchi sono dipinti, e ve ne sono alcuni molto interessanti, rappresentano paesaggi, animali, ma anche personaggi dei fumetti, cari ai piccoli. Nel mezzo, una scritta: “Si prega di non portar via i sassi”. Mi viene da pensare che “tutto il mondo è paese”.
Un po’ più avanti ci fermiamo davanti a un edificio che attira la nostra attenzione, ospita un altro museo; accanto all’ingresso vi è infatti un sagoma in metallo, rappresenta una donna che indica la porta al suo fianco, un chiaro invito per una visita.
E’ la Casa Museo “Haus Von Prukk”, un tempo, casa contadina cimbra, poi restaurata, in essa è racchiusa la memoria storica delle popolazioni cimbre. Sarebbe interessantissimo entrare, ma dobbiamo fare i conti col tempo a disposizione.
Andiamo oltre, tutto ci colpisce piacevolmente. Fiori anche sui balconi del Municipio, accanto alle immancabili bandiere.
A Luserna e dintorni sono tante le cose da vedere e da apprezzare. Vi è, per esempio, il Forte Lusérn, costruito, per il controllo del valico del Passo Vezzena, tra il 1908 e il 1912; vi è il Sentiero Cimbro dell’Immaginario, un interessante percorso a tema alla scoperta delle leggende cimbre, lungo i sentieri sculture in legno e illustrazioni.
Un’altra escursione consigliata è “Dalle storie alla storia. Percorso della Grande Guerra”. Nell’Alpe Cimbra sono numerose le testimonianze relative alla Prima Guerra Mondiale, e proprio Luserna, per via della sua posizione geografica, ebbe le prime vittime civili.
Arriva il momento di andar via. Ci incontriamo di nuovo con Bruno, anche lui visibilmente soddisfatto della visita al “Centro Documentazione Lusérn”; stavolta ha potuto ammirare anche una bella mostra sui lupi, oltre che l’area dedicata alla Prima Guerra Mondiale, avvenimenti che lo coinvolgono parecchio.
Lasciamo la cittadina e, seguendo il loro consiglio, andiamo per malghe ad acquistare alcuni prodotti tipici del luogo. Non troviamo quel che cerchiamo, ma nella seconda ci fermiamo ugualmente a bere qualcosa insieme e a chiacchierare tra di noi.
Qui abbiamo anche l’opportunità di osservare da vicino diversi animali. Vi sono caprette nane, mucche, cavalli e maiali; questi ultimi bisticciano rumorosamente tra di loro per via del cibo. Osservandoli mi viene da pensare che, come per noi umani, i più deboli hanno sempre la peggio. Il più vulnerabile infatti viene allontanato con violenza dai più forti, e va via lamentandosi.
Nel frattempo il clima va modificandosi, la bella giornata incomincia a trasformarsi e tutt’intorno la nebbia occupa ogni singolo spazio.
Decidiamo di scendere più a valle, e poco dopo ci fermiamo in un belvedere. Sotto di noi, in lontananza, sebbene in buona parte coperte dalla foschia, vediamo ampie distese di orti e vigneti, e i due bei laghi di Levico, a destra, e Caldonazzo, a sinistra.
Giovanna è dispiaciuta e mi dice:”Peccato che ci sia la nebbia, con il sole , da quassù, è proprio un bel vedere!” Non fatico a immaginare la bellezza di questo luogo! Eppure a me piace anche così.
Proseguiamo la discesa. Percorriamo stavolta una strada piuttosto impegnativa, difficile camminare agevolmente in entrambe le direzioni. Per fortuna ogni tanto c’è uno slargo, si spera sempre di poter incrociare lì, eventualmente, un’altra auto. Su un lato ci sono dei dirupi, sull’altro, in alcuni punti, le pareti di roccia si protendono sulla strada.
Si sta facendo tardi, per fortuna scendendo la nebbia si è dissolta, è un vero peccato, per via del tempo, non poter più ammirare i due laghi da vicino!
Arriviamo non lontano da Caldonazzo, qui dobbiamo separarci. I nostri amici vanno verso casa, noi nella direzione opposta. Contiamo di rivederci presto. A loro, mio marito ed io, dobbiamo ancora una volta il piacere di una bella serata trascorsa insieme.

 

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                                                                P.M.C.             

 

Pioggia d’autunno

 

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E’ venuta giù
intensa e chiassosa,
indignata col mondo
la pioggia, questa notte.
E’ venuta giù col buio
e poi al mattino,
col chiarore dell’alba
del tutto nascosta dalle nuvole.

Nel piccolo parco
pozzanghere ovunque,
faticoso camminare tra le siepi
o sotto le fronde grondanti.

Poi una pausa,
solo un leggero gocciolare
sul mio viso,
stupito nel vedere
sulle foglie degli alberi
dai colori autunnali
innumerevoli piccole stelle luminose.

P.M.C.

Torregrande

 

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Luccicava ieri al mattino
il mare a Torregrande,
guardato a vista
dal Capo San Marco
e dalle antiche rovine
della città di Tharros.

Nessuna onda
nessuna brezza
in questo giorno estivo
di ottobre.

Per alcuni
ancora il piacere
di stendersi al sole,
di accostarsi alla riva
per sentire sulla pelle
il fresco saluto dell’autunno
da poco arrivato.

P.M.C.

Le ragazze curde

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foto da web

Sono belle le ragazze curde,
hanno occhi luminosi
e capelli lucenti.
Guardano diritte negli occhi
e pare non abbiano paura,
hanno il coraggio di chi sa
di avere ragione
e quasi sempre la certezza
di dover morire.

Indossano sobrie divise
le ragazze curde
ma portano sciarpe colorate
sul capo e intorno al collo.
Piccoli raggi di sole
per provare a tenere
la paura lontana,
pensando forse al domani
e sperando che quest’oggi crudele
abbia presto una fine.

P.M.C.

Nota al racconto “Il viaggio”, di Laura Vargiu

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foto da web

Ho appena concluso la lettura del racconto “Il viaggio”, di Laura Vargiu, e ancora avverto intorno a me la danza delle parole arabe e berbere pronunciate dai protagonisti. E mi sembra di vedere nitidamente anche i colori di una terra, quella del Marocco, così particolare e unica, che non puoi dimenticare.

“Il viaggio” è un racconto molto interessante, bello per come è stato scritto, ma altrettanto bello per le atmosfere e certe caratteristiche del territorio in cui la vicenda si svolge. Sono delle brevi pennellate quelle di Laura, ma così incisive da rimanere impresse a lungo.

“Il viaggio” racconta una storia difficile, un dolore che si è protratto nel tempo, per circa vent’anni, che si è nutrito di nostalgia e rimpianto, ma anche di inquietudine e delusione. Racconta la storia di una bambina che lascia il suo borgo, e non per sua scelta, e poi i suoi vent’anni successivi, quelli che intercorrono tra i dieci/ undici della partenza e i trenta del rientro nella casa dell’infanzia. Un viaggio realmente compiuto, ma anche un viaggio interiore, passando attraverso una sofferenza psicologica profonda e convinzioni che poi si dimostrano fallaci.

In questo importante viaggio dentro la memoria “incontriamo” la protagonista, alcuni dei suoi numerosi parenti, la compagna di classe, e l’autrice ce li presenta in quel modo particolare che la contraddistingue. Si sofferma sulla carnagione ambrata di Aicha, sul suo carattere determinato, forse lo stesso di sua madre, così coraggiosa nelle scelte, ci presenta la più piccola delle sue sorelle, il suo sorriso accogliente, e poi ancora la severità, l’austerità, mi viene da dire, della sorella maggiore, ed evidenzia il carattere riservato del padre, forse lui non sempre coraggioso nelle scelte, ma con tratti poetici, un po’ “sognatore”, come dice Laura. Quel padre molto amato ma troppo silenzioso.

L’importanza delle parole, quelle giuste, per far sì che non si creino degli equivoci, perché, il racconto insegna, possono fare molto male, se non dette. E ugualmente, possono ferire a lungo, se dette, come nel caso della compagna di scuola, che pur così piccola, in una determinata circostanza, ha pronunciato le parole meno adatte.

Sarà invece una nipotina ad aiutare la protagonista nel vedere finalmente chiaro dentro di sè, e lo farà con la spontaneità dei bambini sensibili, e con una tenera stretta di mano.

Laura dimostra di conoscere molto bene la cultura marocchina, i luoghi che descrive, le usanze della gente, le sue consuetudini, ma anche di amare profondamente quel mondo così lontano dal nostro, di capirlo nelle sue peculiarità, di rispettarlo nella sua essenza.

Una scrittura, la sua, che non si può non apprezzare, così coinvolgente e pertinente, così attenta com’è lei ai particolari, ai sentimenti dei protagonisti della sua storia.

Piacevole davvero la lettura di questo racconto, piacevole e istruttiva.

P.M.C.

In Germania, di Alessandro Melis

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(foto da web)

 

La linea del suo sguardo,
dal tremito di palpebra contratta
fino alle dita magre
che stringono la corda,

non è soltanto
il gioco di un bambino:
in questo istante,
ne sono certo, è l’asse
che sovrintende al moto di ogni astro.
Tutto il corpo è sospeso
in equilibrio esatto.

Poi apre la mano, l’arco scatta,
è appena percettibile il sorriso
sazio, mentre il bersaglio cade.

Mi vede,
mi sfida con lo sguardo,
da dietro i rampicanti del giardino:
nella verde iride s’incurva
l’eco di ferro
di battaglie antiche.

Passeggiando in un bosco tra Varena e Daiano, in Val di Fiemme

 

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Poco tempo fa, nelle nostre interessanti e spesso affascinanti escursioni, ci siamo trovati quasi per caso all’ingresso di un bosco, un bel bosco che si trova esattamemte nel mezzo tra Varena e Daiano, in Val di Fiemme, bella e suggestiva valle del Trentino.
Proprio all’inizio del nostro percorso abbiamo fatto un incontro ravvicinato con una mandria di mucche al pascolo, prima che il bosco ci avvolgesse e rinchiudesse dentro le sue tante tonalità di verde. Alberi molto alti attraverso i quali intravedevamo un cielo sgombro di nuvole, mentre procedevamo su facili sentieri godendo di ogni particolare, persino nel vedere grappoli di bacche rosse tra cespugli di un caldo verde smeraldo, bellissimo il contrasto. Non conosco questo tipo di bacca, appare allungato e bianco su una estremità, se in quel momento fosse passato qualcuno del luogo gli avrei chiesto alcune informazioni, ma c’era solo il silenzio a farci compagnia, un silenzio profondo e gradito che fa piacere, talvolta, dopo tanto rumore. Intorno a noi, soprattutto nel sottobosco, tante felci che andavano perdendo il loro colore estivo per indossare quello autunnale, il colore dell’oro che spuntava a mazzi tra il verde di piante molto variegate.
Alla base dei tronchi alcuni funghi catturavano lo sguardo con i loro colori chiari. Ci siamo guardati bene dal coglierli, non essendo degli intenditori, mi piace però molto guardarli da vicino e fotografarli. Sui grossi sassi disseminati tutt’intorno ho notato con piacere una quantità consistente di muschio, ed è stato inevitabile pensare al Natale, in fondo non più così lontano.
Argo, il nostro cagnolino, sebbene non stesse benissimo, in un ambiente naturale così bello sembrava riacquistare tutta la sua energia.
Abbiamo proseguito la nostra passeggiata tra gli alberi, dove luce e penombra sembravano sfidarsi, bellissime le ombre proiettate dai rami sul terreno. E poi, quanti fiori in mezzo all’erba e ai cespugli! Purtroppo di molti non conosco il nome. Erano bianchi, rosa, azzurri, gialli… Questi ultimi crescevano persino tra i sassi. Una cosa che sorprende sempre è lo sforzo e la determinazione della natura nel far nascere nuove vite anche in situazioni precarie. E’ fantastico!
A un certo punto sembrava di entrare in una sorta di tunnel verde, si aveva la sensazione di esserne quasi inghiottiti. Gli alberi, ai due lati del sentiero, si congiungevano sopra di noi per un bel tratto, mentre dall’alto la luce che filtrava tra i rami andava a formare per terra delle suggestive pozze di luce che illuminavano l’erba.
Usciti dal “tunnel”, altre felci, altri colori.
Abbiamo attraversato il letto asciutto di un torrente, non c’era una goccia d’acqua, ho immaginato che presto le piogge autunnali lo avrebbero alimentato nuovamente. Sull’altro lato, ancora sassi ricoperti di muschio, mi sono lasciata ammaliare da tutto quel verde; ho pensato che sia vero che questo colore rilassa e trasmette serenità, come più volte ho sentito dire. Stavo bene, ero rilassata, e osservavo ogni particolare con estremo piacere.
Il bosco incominciava a riaprirsi su di noi, il cielo era perfetto, forse neppure in piena estate così bello. Ancora fiori, felci e muschio, e ancora giochi di luce e ombra.
La nostra passeggiata volgeva ormai al termine, stavamo per lasciare alla natura la sua bellezza, ma io portavo con me le tante suggestioni appena provate, e anche le innumerevoli foto scattate. E ogni volta che le riguarderò sarà come rivivere quell’esperienza, quella e tutte le altre, sempre meravigliose, che la vita e la natura mi hanno donato e continuano a donarmi.

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(Passeggiando per le valli del Trentino-Alto Adige)

P.M.C.