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In silenziosa preghiera

(foto da web)

Te ne stai col capo chino
decisa a proteggere
la tua dignità.
I capelli rossi
ti riparano il viso,
un buffo cappello colorato
protegge la tua nuca.
Seduta sulla strada
con le gambe incrociate
incroci anche le mani
in silenziosa preghiera.

Accanto a te un panno steso
e il sonno del tuo cane
avvolto su se stesso,
difeso contro il freddo
che fa male.
Una ciotola d’acqua,
un’altra per il pane
che tante volte
con lui dividerai.

Una piccola borsa, una bottiglia,
un pezzo di cartone
è ciò che tu possiedi.
Chissà cosa c’è scritto
in quella lingua straniera!
Ma si fa presto, credo,
ad intuirne il pensiero,
perché la povertà
è sempre universale.

Piera M.Chessa

Lo scultore

(foto da web)

Lo scultore ci accoglie
col suo sguardo magnetico
in un ampio cortile.
Scaffali colmi di sculture,
pietre d’ogni spessore
forma e colore,
alcune, in verticale,
sembrano sfiorare il cielo.

Sul ripiano d’un tavolo
la pietra bianca
attende con pazienza
le magie del suo autore
per emettere suoni.
L’artista s’avvicina, l’accarezza,
e la pietra al contatto
sprigiona melodie.

Nessuna chitarra,
pianoforte o violino,
solo doni della Madre Terra
modellati da mani sapienti.
Pietra che parla,
canta e suona,
pietra che dialoga,
racconta e stupisce.

Pietra ed artista,
figli della stessa terra:
la Sardegna.

Piera M. Chessa

  • Dopo una visita nella casa-museo dello scultore Pinuccio Sciola, a San Sperate (CA)
  • Giuseppe (Pinuccio) Sciola è nato a San Sperate (Cagliari) il 15 marzo del 1942, ed è morto a Cagliari il 13 maggio 2016.

Il canto di un fringuello

(foto da web)

Un fringuello canta
sul tronco abbattuto
di un vecchio albero.
Canta, e poi tace
in attesa di una risposta
che da un ramo vicino
non tarda ad arrivare.

Comunicano gli uccelli
tra di loro, comunicano
tutti gli animali.
Lo sanno fare bene
perché da tempo
hanno imparato.

E noi?

Quale scuola dobbiamo
ancora frequentare
per imparare a dialogare
senza farci del male?

Piera M. Chessa

Il mio ricordo di Piero Angela

(foto da web)

Ieri, 13 agosto 2022, a 93 anni, se n’è andato Piero Angela. Ho sentito la notizia per puro caso, e sono rimasta per qualche attimo come sospesa, incredula. Conoscevo la sua età, ne vedevo i cambiamenti sul viso, sapevo da anni che aveva dei problemi alle articolazioni, una patologia comune a tanti anziani, l’ho visto zoppicare più volte, stare, sempre più spesso, seduto; eppure non ho pensato che stesse per lasciarci.

La sua determinazione, la pacatezza, il suo stile, che non ha avuto mai delle cadute, la competenza, la fede nella scienza, e infine, la capacità di presentare ogni argomento in modo semplice e comprensibile per tutti, anche quando si trattava, e capitava spesso, di temi che semplici non erano per niente, ecco, questo bagaglio di qualità non comuni, e il parlare poco o niente dei suoi problemi di salute, avevano convinto me, ma anche diverse altre persone, che ancora per un bel po’ sarebbe rimasto con noi a parlare, con l’ottimismo di sempre, dell’importanza della scienza e della ricerca, ricordandoci che bisogna credere solo a ciò che è frutto di continua esperienza.

Sono numerosi i ricordi che ho di lui e dei suoi seguitissimi programmi televisivi: Quark e Superquark, La macchina meravigliosa, Il pianeta dei dinosauri, Viaggio nel cosmo, con la collaborazione del figlio Alberto, e ancora Ulisse – Il piacere della scoperta, del quale fu autore insieme al figlio. Quanti argomenti abbiamo approfondito con lui sul corpo umano, sulla bellezza dell’universo e della nostra Terra, per non parlare dei suoi straordinari reportage sulla vita degli animali!

Ma lo ricordo anche agli inizi, quando incominciò come giornalista alla Rai. Era giovane, ma lo stile, il modo di porsi, era già quello, e lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Mancherà Piero Angela a tanti di noi che giovani non sono più, ma mancherà anche a quelli che sono i quarantenni di oggi, quelli che amano essere curiosi e desiderano approfondire. Ecco, quella generazione è anch’essa cresciuta con i suoi programmi divulgativi.

Io spero che molti di loro, che oggi sono genitori, riescano a trasmettere ai figli la curiosità e l’entusiasmo verso la scienza e la conoscenza. Quella vera, però, quella basata su studi seri e su fatti oggettivi.

Per tutto ciò che ha fatto, per tutto ciò che, tramite la televisione, ci ha trasmesso, io sento di doverlo ringraziare.

A lui, tutta la mia stima, ma anche il mio affetto.

***

Di seguito, una sua riflessione che oggi, considerando il tempo in cui viviamo, mi sembra assolutamente attuale.

“Curiosamente oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire.”

Piera M. Chessa

Il linguaggio della vita

(foto da web)

Nel silenzio
di questa strana notte
che mi vede sveglia da ore,
ascolto con stupore
il linguaggio della vita
che ininterrotta
prosegue il suo viaggio.

Tacciono gli uccelli
sugli alberi del parco,
tace il vento.
Soltanto si avvertono
vicino alcuni lievi rumori:
forse un’automobile,
o magari il parlare
sommesso di qualcuno.

Io ascolto
e lentamente respiro:
rilassata attendo
che il sonno si avvicini
e gentilmente
mi prenda per mano.

Piera M. Chessa

Un neonato particolare

(foto da web)

Un bel racconto della mia cara amica Eleonora Bernardi, scritto con dolcezza, bravura e fantasia, caratteristiche che indubbiamente non le mancano.

Ancora grazie a lei per questo bel dono.

***

Un bel ricordo…

Un neonato particolare

Voglio parlarvi di me, prima che lo facciano altri, so che lo faranno, anzi che lo hanno già fatto.

Sono nato da un uovo che mia madre ha deposto dopo lunghi tentennamenti e considerazioni del tipo:- Sarà il caso di dare l’avvio ad una nuova vita nel mondo inquinato, corrotto, disumano e deludente in cui viviamo?

Poi ha ceduto alle pressioni di parenti e amiche che la conoscevano meglio di me per quanto attiene alla sua fede nella Vita…per mia fortuna!

Sia come sia, ha iniziato a covarmi con caparbietà, ma sempre combattuta, dimenandosi tra dubbi, paure, deboli speranze.

Mi parlava in continuazione, sicura che la sentissi, mi diceva come sarei stato e tutto quello che avrei potuto fare non appena fuori, nel mondo.

Nel frattempo osservava il mio involucro con scrupolosa attenzione, per questo so che l’uovo era “bitorzoluto” e bisognoso di particolari cure, a suo dire non era nemmeno del colore giusto, “grigiastro” lo definiva, a lei sarebbe piaciuto di un ovoidale perfetto, e lucido e brillante come una perla! Io, dentro, e ancora in formazione, subivo in silenzio in attesa di uscire alla luce, anche per vederla in faccia e dirgliene quattro!

Lei però si dava da fare: continui cambi di posizione suoi (e miei) per raggiungere i suoi scopi di una forma perfetta, in quanto allo splendore di una perla…niente da fare!

L’unica cosa che avrei voluto sapere era quanto ancora mi sarebbe toccato stare al chiuso…di questo non parlava: prendeva contatti…io ero quasi pronto…le avevano promesso…

Io non capivo assolutamente le ragioni di indugi che mi parevano fuori luogo.

Comunque un felice giorno vidi la luce e con essa il viso commosso della mamma, mi teneva stretto al cuore e sembrava non credere ai suoi occhi, le sembravo magnifico…Proprio come mi voleva.

Cominciò a mostrarmi a tutti e ognuno si congratulava con lei: – Brava! Bravissima!

Complimenti! Questa creatura ti rappresenta in modo magistrale! Non potevi fare di meglio!

– Ora bisogna far conoscere la tua opera dovunque (questa idea venne a padrini e madrine nominati sul campo).

La mamma era timorosa, una cosa è partecipare un lieto evento, si diceva, ma presentazioni ufficiali, magari pubbliche…

Capii che mi amava davvero, forse aveva pensato, da principio, di tenermi solo per sé.

Infine si arrese, comprese che le cose belle, quelle che per noi sono più preziose, vanno condivise e mi lasciò andare.

Sono ancora un neonato, ma del tutto autonomo: viaggio, giro, stupisco e commuovo, accompagno chi mi apprezza e trovo spazio perfino sul web!

Sono felice, insomma, soprattutto perché parlo con le parole della mia mamma; perché racconto i ricordi, le speranze, i desideri, le tristezze, i sogni, i valori di una donna “grande”, “ ricca”e “generosa”.

Cosa può desiderare di più un neonato?

P.S. Mi ha messo un nome inusuale: Groviglio …ordinato, però!

Eleonora Bernardi

Lungo la strada

(foto di P. M.C.)

L’auto cammina lungo la strada
sicura nella giusta direzione.
Sa bene quello che deve fare:
non può sbagliare.
Sui due lati gli alberi
le camminano accanto,
ma lei tutto lascia indietro.

Ed ecco sulla destra dei cavalli:
una mamma ed un puledro.
Sulla sinistra, mandorli fioriti
e un’ampia distesa di uliveti.
Una piccola casa in lontananza
e il triste lamento di un cane.
In un campo due uomini lavorano
mentre un gatto, in un angolo appartato,
cerca un po’ di calore.

Nel frattempo l’automobile procede,
lasciando alle sue spalle
piccoli e grandi frammenti di vita.

Piera M. Chessa

La danza

Ti ho vista ballare sul palco,
bambina ferita,
muovevi leggera i tuoi piedi
seguendo i comandi,
il costume si adattava ubbidiente
al tuo corpo sottile
e un velo impalpabile copriva
la fronte distesa.

Quella sera non c’erano tracce
del tuo stare male,
il dolore era stato rimosso
da due ore di gioia,
dallo sguardo ammirato
di chi guardava in silenzio
i tuoi passi leggeri volare.

Piera M. Chessa

La Marmolada

04.09.2018

Viviamo tempi difficili, giorni che sembrano densi solo di eventi drammatici. I responsabili siamo spesso noi uomini, ma anche la natura, talvolta, mostra il suo aspetto matrigno. Eppure, capita sempre più frequentemente che anche dietro accadimenti naturali, disastri e immense sciagure, ci sia comunque la mano infelice dell’uomo.
Così come è accaduto il 3 luglio di quest’anno sulla Marmolada. L’indifferenza verso la natura, la mancanza di cura e rispetto, ci hanno portato ad uno stato di cose così drammatico da non consentirci più un ritorno indietro. L’unica possibilità che noi abbiamo, convinti sempre di essere al centro di tutto, e non parte del tutto, è quella di salvare ciò che ancora è salvabile. La Natura non ci dà altre chance. Eppure, continuiamo ad infischiarcene allegramente, incapaci di consapevolezza e occupati solo a tenerci ben stretta la nostra arroganza.

Agli alpinisti, che quel giorno non ce l’hanno fatta, e alle famiglie che oggi li piangono, dedico questi miei versi scritti nell’aprile del 2018.

***

La Marmolada

Mi guardi, gigante di pietra,
e io, piccola e senza difese,
guardo te quasi con timore.
Che cosa siamo noi
di fronte a voi
così immensi e lontani?

Questa sera sei vestita di bianco
e consapevole della tua bellezza
ignori il nostro passaggio,
lo stupore,
la nostra umana paura.

Quante cose avresti da narrare
se solo volessi!
Racconteresti di tramonti rosa
dietro le tue alte cime
di incontri con uomini temerari
di sguardi commossi o affascinati.

Eppure, non dici niente,
solo ci guardi impassibile
mantenendo profonde distanze
tra noi e te.

Piera M. Chessa

Ricordando… In Val di Fassa

Stavo lì
nel mezzo della valle
quel pomeriggio estivo
ed osservavo intorno.
A sinistra ed ugualmente a destra
mi circondavano i monti
così alti e irraggiungibili.
Ovunque, l’intenso verde
dei prati, e al di sopra,
l’infinito azzurro del cielo.

Io, davanti alla bellezza,
gioivo intensamente.

Ma poi il mio sguardo cadde
su alcune radure lontane
situate sui versanti
dove prima del passaggio di Vaia
svettavano larici e abeti,
e dove ora giacevano i tronchi
di numerosi alberi abbattuti
dalla forte pioggia e dal vento,
e non ancora raccolti.

Pensai in quei momenti
quanto possa essere
effimera e provvisoria
ogni forma di vita sulla Terra.

Piera M. Chessa