La pagoda

Scrissi questo testo tanti anni fa, nel 2003, poco dopo aver visto il bellissimo film “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera”, diretto da Kim Ki-duk, un film che mi piacque moltissimo per la bellezza delle sue immagini, per i colori e la profondità del messaggio.
E’ passato tanto tempo, eppure credo che questa storia, che racconta così bene la complessità dell’esistenza, dovrebbe oggi essere riproposta ai ragazzi che proprio in quegli anni nascevano.

 

 

Si apre con uno scricchiolio la grande porta scolpita
lasciando dietro di sé un mondo affaticato,
e subito, davanti allo sguardo,
immobile appare la sfumata pagoda
dimora dello spirito, dell’interiorità.

Le acque intorno brillano limpide
oppure offuscate dalla nebbia autunnale
mentre il monaco cerca in sé,
scrutando nella profondità del lago,
il perché delle stagioni e l’essenza del vivere.

E mentre l’uomo sbaglia prega ed espia
le colpe di una vita
il dio ne attende paziente la rinascita
col sorriso impresso sul volto di pietra.

Piera M. Chessa

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