Luce

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Sono riuscita finalmente
a venirti a trovare,
amica mia,
da tanto tempo
lo desideravo.

Ti ho trovata smagrita,
lo sguardo un poco stanco
ma negli occhi dorati
il tuo solito guizzo birichino
era presente.

Il bisogno di parlare,
di raccontare
quanto tutto
sia stato faticoso.

Ma il più è passato
ancora un po’ da fare,
la vita ricomincia
e tu sarai
l’amica mia di sempre.

Piera M. Chessa

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Il tempio di Antas

 

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Ho visitato il tempio di Antas diverse volte, eppure ogni volta mi ritrovo a guardarlo con lo stesso interesse, provando sensazioni a volte uguali a volte diverse.
Il tempio di Antas si trova non lontano dall’abitato di Fluminimaggiore, nell’Iglesiente, e nacque come santuario nuragico nel IX secolo a. C. Sono state trovate nella zona circostante alcune tombe a pozzetto, utilizzate appunto per la sepoltura. In una di queste è stato ritrovato un bronzetto che rappresenta una divinità maschile, probabilmente il Sardus Pater, il dio dei sardi nuragici, venerato presso il tempio.
A circa 200 metri sono ancora visibili i resti di un piccolo villaggio nuragico che risale al 1200 a. C. Comprende diversi ambienti dalla caratteristica forma circolare.

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Durante la fase cartaginese il tempio di Antas fu invece un luogo di culto dedicato al dio Sid, siamo intorno al 500 a.C., ma fu in epoca romana che conobbe i suoi momenti migliori. Prima sotto Augusto, che lo fece costruire sui resti dell’antico santuario, siamo tra il 27 a. C. e il 14 d. C, poi nel III secolo d. C., sotto Caracalla. Risale infatti a quest’ultimo periodo l’iscrizione di Caracalla situata sul frontone del tempio. A lui si devono i numerosi restauri effettuati.
Il tempio venne infine scoperto dal generale Alberto La Marmora nel 1836, mentre le attuali forme risalgono alla ricostruzione avvenuta nel 1967.

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(Le notizie riportate in questo testo sono state reperite sul web, le foto sono invece mie)

L’amore di una vita

Monti, impenetrabili monti
di panna montata
mi vengono incontro oggi
sulla strada,
niente di simile
ho visto per anni
nel corso della mia
non breve vita.

Mi accompagnò la neve
a lungo nell’infanzia
e ritorna nel tempo e nella mente
il lungo inverno
dei miei sette anni
quando un candido manto
ricoprì il mio paese
come una coltre spessa e calda
che a lungo avvolse strade
tetti e case.

Nacque forse lì
in quel tempo lontano
il mio grande amore
per la montagna,
quella stessa che oggi
dopo tanti decenni
mi regala ancora
emozioni speciali.

Piera M. Chessa

Amici merli

 

Cantano questa mattina
i merli
nel parco sotto casa
e i loro versi gentili
si rincorrono nell’aria.

Ne avverto il cinguettio
senza vederli
nascosti come sono
tra le foglie,
poi volano leggeri
di ramo in ramo
e intravedo appena
il loro becco giallo.

Un rito che si ripete
giorno dopo giorno,
un piacere per me
che spesso a quest’ora
in solitudine
attraverso il giardino.

Piera M. Chessa

Toscana

Un testo di Graziella Cappelli, poetessa toscana che ama profondamente la natura, le cose belle della vita, gli animali, che ama la sua terra, la sua splendida regione. A lei ha dedicato più volte delle suggestive poesie, eccone una, molto bella, tra le tante.

 

 

Sirena
emersa dal mare
adagiata e pigra
mostri
geometria di forme
morbide.

Ti ornano le spalle
i ricci capelli
d’Appennino
e gli occhi d’agata
sfumano…
nell’infinito.

La schiena inarchi
quando il vento
ti solleva i veli
e sparge profumi
nelle conche
smeraldine.

Mia luce
a te ritorno
nell’ora inquieta

dove il tramonto
t’incendia i fianchi.

Tra silenziosi cipressi
mi accovaccio
mentre
una melodia
m’invade
e dopo..piango…

Graziella Cappelli, Nel palazzo dell’ombra, Poesie, 2015 Ibiskos EditriceRisolo

La Marmolada

Mi guardi, gigante di pietra,
e io, piccola e senza difese,
guardo te quasi con timore.
Che cosa siamo noi
di fronte a voi
così immensi e lontani?

Questa sera sei vestita di bianco
e conscia della tua bellezza
ignori il nostro passaggio
lo stupore
la nostra umana paura.

Quante cose avresti da narrare
se solo volessi,
racconteresti di tramonti rosa
dietro le tue alte cime
di incontri con uomini temerari
di sguardi commossi o affascinati.

Eppure non dici niente
solo ci guardi impassibile
mantenendo profonde distanze
tra noi e te.

Piera M. Chessa

Argo

 

Sto in casa
rilassata
ad ascoltare
i rumori ovattati
che arrivano da fuori.
Il mio cane dorme
nella sua cuccia,
ne percepisco il respiro
e ogni tanto
un fremito lieve
che scuote il suo corpo
non più giovane.
Sogni leggeri
attraversano
la sua piccola mente,
piccoli sussulti
evidenziano
la sua tranquillità.
Molti anni sono trascorsi
dal giorno in cui
grande come il palmo
di una mano
lo prendemmo
per portarlo con noi.
Ora lo vedo diventare vecchio
meno veloce
nel passo e nella corsa
e mi intristisce tanto il pensiero
che il tempo da trascorrere insieme
stia diventando ormai troppo breve.

Piera M. Chessa