La chiesa del Carmine

Si affaccia su un’ampia piazza
che ha il suo stesso nome
la chiesa del Carmine, a Firenze,
e sembra guardare materna
la gente che passa
davanti al suo portone.

Le persone che ancora assonnate
al mattino si recano al lavoro,
i bambini e i ragazzi
che imbronciati
trascinano lo zaino
per aver lasciato presto
un letto caldo e protettivo.

I poveri del quartiere
che in queste fredde mattine
di novembre si avviano,
con gli occhi bassi,
verso il Centro sociale
per un pasto caldo.

Quanta umanità ogni giorno
attraversa vicoli e piazze
custodendo dentro di sé un sogno,
un progetto, una speranza,
ma anche tanto dolore.

Piera M. Chessa

Una nuova nascita

La foto è di P.M.C.

A che cosa pensi oggi, ragazzo,
nella tua lucida mente?
Quanti veloci pensieri
l’attraversano?

Vorrei per te solo quelli positivi,
niente che ti rattristi
ora che finalmente
la discesa è incominciata.

Sarà lunga, lo sappiamo,
ma la meta è più vicina
e ogni giorno nutrirà
la nostra speranza.

Credi nelle tue possibilità,
nella forza e nel coraggio:
ti vedo pronto ormai
per una nuova nascita.

Piera M. Chessa

Lillaz, di Alessandro Melis

La foto è di P.M.C.

Guardaci:
passo dopo passo camminiamo,
e siamo poche lettere
su un rigo
di questo indefinito
foglio bianco.

Spunta qui e lì una virgola,
o qualche segno di punteggiatura:
un rametto, uno stecco,
qualche foglia.

Camminare sulla neve
è come scrivere:
divenire parola
nel silenzio.

(Dalla raccolta inedita “Camper”, 2004)

Il dolore

Alle pendici del monte Arci. La foto è di P.M.C.

Il dolore ci attraversa
e penetra in noi
occupando ogni spazio.

Ci consuma lentamente
fino a modificarci
nel nostro intimo.

Eppure è capace
anche di doni e opportunità
fornendoci occasioni
di crescita e riscatto.

Così plasmati,
rigenerati nel profondo,
scopriamo di avere una forza
del tutto sconosciuta.

Piera M. Chessa

Tramonto sul mare di S’archittu

Il piccolo borgo di S’archittu (OR) – La foto è di P. M. C.

Mi fermo stupefatta
davanti a te, sole,
che lentamente ti nascondi
ai nostri occhi.

Non sono la sola
a guardarti, ad ammirarti:
un ragazzo, al mio fianco,
in estasi ti osserva.

Rapito da tanta bellezza
si abbandona alla tua calda luce
e al tremolio dell’acqua
che s’indora.

Entrambi, lui ed io,
attendiamo l’istante in cui tu,
stanco della lunga giornata,
deciderai di andare.

Piera. M. Chessa

Il vincitore

(foto da web)

Abbiamo vissuto
nel passato
nove mesi insieme
tu ed io,
hanno battuto
all’unisono
i nostri cuori,
abbiamo provato forse
le medesime emozioni.

“Vi assomigliate tanto”
hanno detto i parenti
molte volte di noi.

Ed ora tu
combatti una battaglia
che sarà credo
lunga e faticosa,
ma in nostra compagnia.
Condividiamo tutto,
progressi e delusioni
con forza e con coraggio.
E alla fine
soltanto tu sarai
il vero vincitore.

Piera M. Chessa

In silenziosa preghiera

(foto da web)

Te ne stai col capo chino
decisa a proteggere
la tua dignità.
I capelli rossi
ti riparano il viso,
un buffo cappello colorato
protegge la tua nuca.
Seduta sulla strada
con le gambe incrociate
incroci anche le mani
in silenziosa preghiera.

Accanto a te un panno steso
e il sonno del tuo cane
avvolto su se stesso,
difeso contro il freddo
che fa male.
Una ciotola d’acqua,
un’altra per il pane
che tante volte
con lui dividerai.

Una piccola borsa, una bottiglia,
un pezzo di cartone
è ciò che tu possiedi.
Chissà cosa c’è scritto
in quella lingua straniera!
Ma si fa presto, credo,
ad intuirne il pensiero,
perché la povertà
è sempre universale.

Piera M.Chessa

Lo scultore

(foto da web)

Lo scultore ci accoglie
col suo sguardo magnetico
in un ampio cortile.
Scaffali colmi di sculture,
pietre d’ogni spessore
forma e colore,
alcune, in verticale,
sembrano sfiorare il cielo.

Sul ripiano d’un tavolo
la pietra bianca
attende con pazienza
le magie del suo autore
per emettere suoni.
L’artista s’avvicina, l’accarezza,
e la pietra al contatto
sprigiona melodie.

Nessuna chitarra,
pianoforte o violino,
solo doni della Madre Terra
modellati da mani sapienti.
Pietra che parla,
canta e suona,
pietra che dialoga,
racconta e stupisce.

Pietra ed artista,
figli della stessa terra:
la Sardegna.

Piera M. Chessa

  • Dopo una visita nella casa-museo dello scultore Pinuccio Sciola, a San Sperate (CA)
  • Giuseppe (Pinuccio) Sciola è nato a San Sperate (Cagliari) il 15 marzo del 1942, ed è morto a Cagliari il 13 maggio 2016.

Il canto di un fringuello

(foto da web)

Un fringuello canta
sul tronco abbattuto
di un vecchio albero.
Canta, e poi tace
in attesa di una risposta
che da un ramo vicino
non tarda ad arrivare.

Comunicano gli uccelli
tra di loro, comunicano
tutti gli animali.
Lo sanno fare bene
perché da tempo
hanno imparato.

E noi?

Quale scuola dobbiamo
ancora frequentare
per imparare a dialogare
senza farci del male?

Piera M. Chessa

Il mio ricordo di Piero Angela

(foto da web)

Ieri, 13 agosto 2022, a 93 anni, se n’è andato Piero Angela. Ho sentito la notizia per puro caso, e sono rimasta per qualche attimo come sospesa, incredula. Conoscevo la sua età, ne vedevo i cambiamenti sul viso, sapevo da anni che aveva dei problemi alle articolazioni, una patologia comune a tanti anziani, l’ho visto zoppicare più volte, stare, sempre più spesso, seduto; eppure non ho pensato che stesse per lasciarci.

La sua determinazione, la pacatezza, il suo stile, che non ha avuto mai delle cadute, la competenza, la fede nella scienza, e infine, la capacità di presentare ogni argomento in modo semplice e comprensibile per tutti, anche quando si trattava, e capitava spesso, di temi che semplici non erano per niente, ecco, questo bagaglio di qualità non comuni, e il parlare poco o niente dei suoi problemi di salute, avevano convinto me, ma anche diverse altre persone, che ancora per un bel po’ sarebbe rimasto con noi a parlare, con l’ottimismo di sempre, dell’importanza della scienza e della ricerca, ricordandoci che bisogna credere solo a ciò che è frutto di continua esperienza.

Sono numerosi i ricordi che ho di lui e dei suoi seguitissimi programmi televisivi: Quark e Superquark, La macchina meravigliosa, Il pianeta dei dinosauri, Viaggio nel cosmo, con la collaborazione del figlio Alberto, e ancora Ulisse – Il piacere della scoperta, del quale fu autore insieme al figlio. Quanti argomenti abbiamo approfondito con lui sul corpo umano, sulla bellezza dell’universo e della nostra Terra, per non parlare dei suoi straordinari reportage sulla vita degli animali!

Ma lo ricordo anche agli inizi, quando incominciò come giornalista alla Rai. Era giovane, ma lo stile, il modo di porsi, era già quello, e lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Mancherà Piero Angela a tanti di noi che giovani non sono più, ma mancherà anche a quelli che sono i quarantenni di oggi, quelli che amano essere curiosi e desiderano approfondire. Ecco, quella generazione è anch’essa cresciuta con i suoi programmi divulgativi.

Io spero che molti di loro, che oggi sono genitori, riescano a trasmettere ai figli la curiosità e l’entusiasmo verso la scienza e la conoscenza. Quella vera, però, quella basata su studi seri e su fatti oggettivi.

Per tutto ciò che ha fatto, per tutto ciò che, tramite la televisione, ci ha trasmesso, io sento di doverlo ringraziare.

A lui, tutta la mia stima, ma anche il mio affetto.

***

Di seguito, una sua riflessione che oggi, considerando il tempo in cui viviamo, mi sembra assolutamente attuale.

“Curiosamente oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire.”

Piera M. Chessa