Ricordando il poeta Gavino Puggioni

Oggi, 22 ottobre, il caro amico poeta Gavino Puggioni avrebbe compiuto gli anni. Voglio ricordarlo con alcune sue poesie, scelte tra tante sempre belle e coinvolgenti.

***

Non vorrei

No, non vorrei dimenticare

il bambino che sono stato

l’infanzia che mi ha segnato

la terra che mi ha custodito

e le messi dorate

nella primavera della vita

*

No, non vorrei dimenticare

il sapore di quegli acini

il profumo di quel vento

il sudore di quelli che zappavano

il rumore delle zolle assolate

e nei giochi calpestate

e in polvere ridotte

*

No, non vorrei dimenticare

quella terra

ora che immagini mi sfuggono

velate

nella nebbia del tempo

*

perché non riesco a continuare

L’Iran e Neda

No Neda,

non sei andata via

sei rimasta con noi

come patria

e come bandiera

*

come sacrificio alla vita

nella tua speranza

bruciata dalla prepotenza

ma mai dimenticata

*

Sì Neda,

sei viva e vivi in noi

che amiamo il tuo viso

così giovane e straziato

*

Sì Neda,

con te e per te

è nata

un’altra bandiera

Mendicante d’amore

Ti ho incontrata,

mendicante d’amore,

affacciata alla finestra del tempo

che tu odiavi e amavi

ma che dimenticavi nelle anse

di quell’io travagliato

esposto a tutti i venti,

compresi quelli sconosciuti

*

Ti ho incontrata,

mendicante d’amore,

e volevo abbracciarti

tra sassi, dune e rifugi

dove la tua ombra vagava

senz’anima,

il cuore gonfio di dolore

e di malinconia

*

Musica lontana,

lacerante, priva di note,

cresciuta nel tuo corpo

come gramigna di sensazioni inutili

Strade dell’oblio, nel buio

di sentimenti che non puoi

più mendicare

Solo te stessa da donare,

mendicante d’amore.

Gavino Puggioni

(1939 – 2025)

(Le tre poesie sono tratte dalla raccolta poetica ” Nelle falesie dell’anima o delle umane emozioni” Edito dall’autore nel 2013)

Notte

Ombre intorno

è mezzanotte

il computer appena spento

credo che andrò a dormire.

*

Arriverà, poi, il sonno

forse, i sogni

i misteri dell’inconscio

le paure rimosse.

*

Arriveranno le persone care

a raccontarci di loro

a ricordarci quanto sia inutile

correre invano.

Piera Chessa

Un mese bugiardo

Una bella giornata

di sole e di azzurro

ma domani settembre

ci dirà addio.

*

Lo lascerò andare

con un po’ di delusione

per non aver mantenuto

le promesse che mi ha fatto.

*

Riuscirà ottobre

ad essere di parola

o sarà anche lui

un mese bugiardo?

*

Attendo con pazienza

ma nessuna illusione.

Piera Chessa

Una pioggia discreta

Piove

non è necessario

guardare fuori

per percepirlo.

Le gocce cadono a terra

picchiettando sull’asfalto

con un ritmo regolare.

*

E’ una pioggia discreta

quella che sento

priva di arroganza

non supponente

per niente somigliante

a quella così assordante

di noi esseri umani.

*

Piera Chessa

Guardando l’Italia, di Hermann Hesse

(1877 -1962)

Di là dal lago dietro rosati monti

giace l’Italia, terra promessa della gioventù,

patria familiare dei miei sogni.

Alberi fulvi parlano dell’autunno.

E nell’incipiente autunno della vita

me ne siedo solo,

guardo del mondo i begli occhi crudeli,

scelgo i colori dell’autunno e lo dipingo,

lui che tante volte mi tradì

lui che sempre e sempre ancora io amo.

Amore e solitudine,

amore ed incolmabile nostalgia

son dell’arte le madri;

e nell’autunno della vita ancora

esse mi conducono per mano,

il loro canto struggente

splende malioso al lago e alla montagna,

al dolce mondo da cui ci congediamo.

(1920)

*

(La poesia è tratta dal libro “Poeti del Mondo“, a cura di Maurizio Cucchi.

Hermann Hesse – Poesie – Gruppo Editoriale L’Espresso 2006)

Il nono mese dell’anno

Apprezzo molto

il mese di settembre

ma non soltanto

perchè l’estate ci saluta

e forse il caldo si attenua.

*

Mi piace perché

non è arrogante

come lo sono

luglio e agosto

ma è come giugno

che apre le danze

mentre lui, con gentilezza

e magari con rammarico

le chiuderà.

Piera Chessa

Solitudini, di Graziella Cappelli

Ricordando la cara amica Graziella Cappelli, che l’8 settembre del 2020 ci ha lasciati.

Difficile dimenticarla, come donna e come poeta.

Solitudini

Il giorno

apre l’ombrello

sotto un lento

piovigginare

e sui marciapiedi

vende giornali

impregnati

di stalking.

Scialli di rose

imbronciate sui muri

sciacquio di auto

sull’asfalto

nettezza inzuppata

nei cestini.

E non si incontra

un sorriso

né qualcuno

per scambiare parole.

Mesti splash

di scarpe

nelle pozzanghere

risuonano

alle serrande

dei negozi chiusi.

Davanti ad un portone

una donna

con gli occhi liquidi

spenge una cicca

sulla soglia.

Graziella Cappelli

(Solitudini fa parte della raccolta poetica ” Nel palazzo dell’ombra” Poesie – 2015 Ibiskos Editrice Risolo)

La solitudine di un cavallo

Rientravo, quel sabato

da una passeggiata

fatta in un bosco

quando d’un tratto

mi parve di sentire

dei passi scomposti

poco distanti da me.

*

Era un cavallo

dal manto folto e nero

non so se ancora

in giovane età.

Camminava da solo

in un ampio recinto

e vidi qualcosa di strano

in quel suo andare.

*

Faceva qualche passo

guardando intorno a sè

quasi cercasse qualcuno

per poi correre veloce

come fosse impazzito

in quel campo ostile

che lo teneva prigioniero.

Piera Chessa

La natura racconta

Sono numerosi i doni

che la natura ci fa

e sempre così belli

da lasciarci senza fiato.

*

Salivo, quella mattina

con degli amici cari

in un sentiero di montagna

che conduceva su

verso una malga.

*

Attorno a noi

l’abbraccio dei monti

che i nostri sguardi

contemplavano in silenzio

mentre su ogni cosa

regnava la bellezza.

*

Alberi, fiori, funghi

e frutti di bosco

con i loro colori

diversi e avvolgenti.

E intorno, tanto caldo

eppure, quanta pace!

*

Le nostre chiacchiere

gli scherzi e le risate

s’interrompevano spesso

per lasciar spazio alla natura

che raccontava così bene

le sue splendide storie.

Piera Chessa

Un sogno

Salivo lungo una via dimessa

cercando te che camminavi accanto

e d’improvviso scomparso.

*

Un uomo incrociò i miei passi

e li volle guidare.

Scuro di occhi e capelli

lineamenti orientali

mi condusse lontano.

*

Poi una porta si aprì

ai miei occhi stupiti:

una grande penombra

invadeva una stanza

e un uomo severo

sedeva in disparte.

*

Donne impaurite

assuefatte ai comandi

vagavano incerte

occhi sottomessi

da insulti e abusi

malinconici e spenti.

Ne vidi una, distesa per terra

trascinarsi nel pianto.

*

Poi, un sobbalzo nel letto

il risveglio sgomento

il mio sguardo

sulle bianche pareti:

solo un sogno

finalmente concluso

e lo sguardo cordiale

delle cose più care.

Piera Chessa