In vista delle Elezioni del futuro Presidente della Repubblica

Pochi giorni fa, ho scritto un testo in occasione della morte di David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo, oggi vorrei mettere sulla carta alcune mie riflessioni sulle Elezioni del nuovo Presidente della Repubblica, che si terranno a breve.
Mi viene difficile tuttavia, se non proprio in salita, accostare nella mia mente due persone che più diverse di così non sarebbero mai potute essere: l’ex Presidente del Parlamento europeo, e Silvio Berlusconi, che aspira a diventare il nuovo Presidente della Repubblica italiana.
La partenza di David Sassoli è ancora fin troppo presente nella nostra mente, sia perché sono trascorsi pochissimi giorni, sia per il suo valore come uomo e come politico.
Sono molto presenti nella nostra mente anche le numerose e contrastanti notizie che riguardano Silvio Berlusconi, quelle recenti, direi, quotidiane, e quelle meno recenti o lontane nel tempo.
E purtroppo non suscitano in me, ma credo anche in tanti altri cittadini italiani, gli stessi stati d’animo positivi.
E’ come contrapporre il bianco al nero, il bel tempo al cattivo tempo, l’estate all’inverno, la luce al buio, e così di seguito…
Già in tempi ormai lontani, sono stata tra quelli, ed eravamo parecchi, che non si sono lasciati incantare da parole più o meno belle, da continue gaffe, da proposte politiche che mai si sarebbero potute concretizzare, o perlomeno non certamente per il bene degli italiani, come tante volte abbiamo sentito ripetere come un mantra, dai fogli sempre tra le sue mani quando veniva invitato nei programmi di approfondimento, fogli che avrebbero dovuto contenere un programma preciso e ben articolato. Quante cose tornano alla mente in questi ultimi giorni, feste, processi e quant’altro… Ma sono cose talmente note e abusate che non è proprio il caso di tirarle ancora fuori dai cassetti della nostra memoria di comuni cittadini, anzi, se non fosse che la notizia della candidatura è già da qualche giorno su tutti i giornali più noti, sarebbe forse il caso di nasconderle nel punto più profondo possibile.
Quando, in questo periodo, vedo Berlusconi ritornare in primo piano alla televisione o sui giornali, non posso non notare, come è normale che sia data l’età, la sua decadenza fisica, e mi ritrovo a pensare: “Possibile che non provi per lui un po’ di pena, dal momento che di solito verso i vecchi si è sempre più clementi?”
No, non provo pena e non riesco a trovare una sola attenuante, qualcosa che possa giustificare i suoi comportamenti, mai cambiati realmente negli anni. Provo invece una forte indignazione che mi porto dentro da tempo.
Quello che invece mi preoccupa parecchio è il sapere che, per quanto con poche probabilità, uno come lui possa ambire ad occupare un ruolo così importante come quello di un Presidente della Repubblica, e mi lascia senza parole il vedere quanto sia basso in certe persone il valore che viene dato a termini come legalità, dignità, etica, cura e rispetto della cosa pubblica, sobrietà e nobiltà d’animo, perché solo dietro ad essi ci può essere spessore e sostanza.
Per questo motivo, perché la decadenza del nostro Paese non vada ulteriormente aumentando, io mi auguro che il prossimo Presidente della Repubblica, così come ha fatto il suo predecessore, e lo stesso David Sassoli, dia a queste parole il valore che meritano per far sì che la nostra Italia guardi verso l’alto e non verso il basso.

Piera M. Chessa

David Sassoli, una persona perbene

(foto da web)

Quattro giorni fa, l’11 gennaio di questo nuovo anno, David Sassoli se n’è andato.

Tutti noi lo conosciamo da tanto per averlo visto alla televisione, oppure per averne sentito parlare alla radio e sui giornali.

Un volto molto noto, il suo, possedeva uno sguardo attento e aperto, un sorriso capace di creare empatia. Era una persona perbene che poteva guardare chiunque senza imbarazzo perché capace di confrontarsi e dialogare con tutti, difendendo con fermezza le proprie idee pur rispettando quelle degli altri. Ne è la prova il fatto che siano state numerosissime le persone che hanno appreso con dispiacere e incredulità la notizia della sua morte.

Tante le parole dette nel ricordarne la coerenza, l’equilibro, il rispetto verso tutti, il garbo e la gentilezza. Una grande perdita per il Parlamento europeo, di cui era Presidente, e una grande perdita per molti di noi italiani che eravamo e siamo orgogliosi di lui.

Purtroppo, in un momento così delicato, non sono mancati gli attacchi di alcune persone appartenenti ai gruppi no-vax, che non gli perdonano il fatto di aver appoggiato il green pass, facendo inoltre circolare delle notizie non vere sulla causa della sua morte riconducendola ai vaccini, nonostante lo stesso Sassoli avesse già detto con chiarezza quale fosse la grave malattia che l’aveva colpito, e contro la quale già combatteva da parecchio tempo pur continuando a lavorare assiduamente.

Sono i due volti di un’Italia divisa che non è riuscita ad unirsi neppure per qualche giorno in occasione della morte di un uomo ancora giovane, nobile e altruista.

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Il 13 gennaio, in Campidoglio, è stata allestita la camera ardente per porgergli l’ultimo saluto.

Numerosi i presenti, e tra loro il Presidente della Repubblica Mattarella, il Presidente del Consiglio Draghi, ministri, leader di vari partiti, parlamentari e comuni cittadini.

Ieri, 14 gennaio, c’è stata la celebrazione dei Funerali di Stato con la presenza del Presidente Mattarella, del Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del Presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Presenti anche i nostri Presidenti di Camera e Senato, diversi ministri, capi di partito e parlamentari.

Senza dimenticare naturalmente la famiglia di David Sassoli: la moglie Alessandra e i figli Giulio e Livia. Quanto dolore composto, e quanta dignità nell’ascoltare le tante belle parole pronunciate per un marito e per un padre che lascerà una traccia profonda non solo nella sua famiglia ma in molti di noi.

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David Maria Sassoli è nato a Firenze il 30 maggio del 1956. Si è dedicato fin da giovane alla politica frequentando gruppi e associazioni all’interno dei quali ebbe modo di conoscere Aldo Moro, Romano e Paolo Prodi, Sergio Mattarella, Paolo Giuntella.Tutti appartenenti al cattolicesimo di sinistra. Si dedicò anche al giornalismo, arrivando in seguito alla Rai, dove ebbe modo di lavorare in tutte e tre le reti nazionali facendosi apprezzare per lo stile, il garbo e la passione che metteva nel suo lavoro.

Il 2007 è l’anno di nascita del Partito Democratico, e David Sassoli decide di farne parte.

Il 7 giugno del 2009 viene eletto deputato al Parlamento europeo. Durante la legislatura 2009-2014 diventa capo delegazione del PD.

Nel 2014 si candida ancora alle elezioni europee e viene eletto eurodeputato per il partito democratico. Sempre nel 2014, esattamente il primo luglio, diventa Vicepresidente del Parlamento europeo all’interno dell’Alleanza progressista Partito Democratico – Partito Socialista Europeo.

Il 26 maggio del 2019 viene eletto per la terza volta parlamentare europeo.

Infine, il 3 luglio dello stesso anno, diventa Presidente del Parlamento europeo. Carica che ricopre con impegno e coerenza con i propri principi fino all’11 gennaio 2022, data della sua morte.

Piera M. Chessa

Una briciola di speranza

E’ trascorso ormai
da diversi giorni il Natale
lasciando in noi il ricordo
di momenti sereni
ma anche di una strana
intensa malinconia.
Difficile chiudere in un cassetto
lunghi mesi di ansia e paura
e forse di illusioni passeggere.

Ed ecco che è arrivato
il primo giorno di un nuovo anno,
lo abbiamo atteso con disincanto
intrecciato magari
a una briciola di speranza.
Da lui ci aspettiamo ancora
una rinascita faticosa
accompagnata però da fiori e frutti
che durino a lungo nel tempo.

Piera M. Chessa

Enzo Bianchi e il “suo” Natale

In questo periodo così difficile a causa della pandemia, in occasione di un Natale che sembrava dovesse essere un po’ più leggero rispetto a quello passato, e che invece vivremo ancora una volta con molta preoccupazione, sento il bisogno di condividere un brano tratto da un libro di Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione, in cui il monaco scrittore, tra tanti argomenti, tutti di grande interesse, tratta anche quello del Natale.

Una festività, la sua, vissuta in maniera molto diversa da quella odierna, sia perché lontana nel tempo, quella dell’infanzia e dell’adolescenza, sia per il valore ben più profondo che ad essa allora veniva dato.

Non voglio, in questo post, fare delle considerazioni su Bose, la comunità di monaci e monache fondata proprio da lui, nè sul suo definitivo allontanamento, voglio però esprimere il mio dispiacere per tutto ciò che, al riguardo, è avvenuto in questi ultimi anni.

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Di seguito, il brano da me scelto.

“Da un po’ di anni, al sopraggiungere dell’Avvento, spontaneamente mi interrogo sui profondi mutamenti che ha conosciuto nel corso della mia esistenza, in un paese di antica presenza cristiana come l’Italia, il tempo che precede il Natale e mi domando: chi riesce ancora a vivere il Natale nella sua dimensione di mistero, di evento della fede? Infatti, già dopo la festa di Ognissanti e la memoria dei morti – diventata per molti una carnevalata estemporanea – il Natale si preannuncia come la festa imbandita dai commercianti: è la chiamata alla corsa per gli acquisti e i regali, alla ricerca di cibi sempre più ricercati, inediti e costosi, al lusso da ostentare e all’organizzazione delle “feste”, da protrarsi almeno fino all’Epifania. Ormai c’è un’ideologia del Natale e tutto concorre a che non ci si scandalizzi più, non ci si pongano domande, non ci si senta interpellati.

Tutto questo, poi, avviene nell’indifferenza verso coloro che la povertà tiene lontani dalla festa e anzi precipita in una frustrazione sempre più accentuata. Ma ricordarsi dei poveri quando si è intenti a godere dell’opulenza e a dedicarsi al consumo è oggi giudicato moralismo: se uno osa anche solo porre l’interrogativo se tutto questo sia necessario, viene giudicato, ben che gli vada, un guastafeste. Così ci troviamo impreparati a interiorizzare la festa del Natale e finiamo per essere catapultati in una celebrazione di cui riusciamo a malapena ad afferrare alcuni brandelli di senso, lasciandoci sfuggire il cuore del messaggio.

…Viene da chiedersi a cosa pensi oggi la gente quando usa l’espressione “vigilia” di Natale. Quasi sicuramente pensa al giorno prima della festa, niente di più. E tuttavia la parola “vigilia, vigilie” ha una lunga storia, ha conosciuto significati diversi lungo i secoli e di fatto conserva ancora significati differenti a seconda di come la si vive. Io la vivo ancora oggi da cristiano e da monaco: sì, perché vigilia significa in primo luogo la veglia nella notte, il montare la guardia, dunque il restare svegli e l’essere vigilanti, preparati, attenti a ciò che può accadere.

[…]

Ma il giorno della vigilia di Natale di fatto non esiste più. Tutti sono impegnati fuori casa, intenti ad affollare i negozi, a dare e ricevere regali, storditi da vetrine seducenti, da luci che ornano strade e alberi, distratti da “Babbi Natale”, cioè da giovani truccati da vecchi i cui fantocci si calano penosamente da finestre e balconi… Vigilie molto diverse da quelle che per anni ho vissuto e che ancora cerco di vivere! Innanzitutto, nelle famiglie si viveva la vigilia attraverso la costruzione, affidata ai ragazzi, di simboli religiosi: il presepe e l’albero di Natale, predisposti da tempo ma che trovavano in quella giornata il loro momento di completamento dell’opera, ricevendo l’attenzione amorosa dei famigliari che proprio accanto al presepe o sotto l’albero deponevano i regali. Regali poveri, ai tempi della mia infanzia: castagne secche, qualche mandarino, noccioline e cioccolato, e a volte, se c’era qualche soldo in famiglia, un vestito nuovo… sempre, comunque, un oggetto che fosse necessario e utile. Da ragazzo avevo il privilegio di ricevere in regalo anche libri e mi dicevano: “Sappi che c’è anche una stagione per leggere: l’inverno”. “

(Enzo Bianchi. Ogni cosa alla sua stagione – Dal capitolo “La notte dell’attesa” – Einaudi 2010)

Eppure il Natale è vicino

(foto da web)

Si avvicina il Natale,
possiamo noi guardarci
senza provare dolore
nel vedere le fotografie
di adulti e bambini al confine
tra due Paesi stranieri,
in balìa della sete e la fame
mentre affrontano la paura
di un rigido inverno
in un luogo inospitale?

Tutti tacciono, nessuno vede,
ma osservano e parlano
gli occhi spaventati dei bambini,
parla il loro pianto.
Chiedono acqua, cibo, coperte,
e poi il dono più grande:
un luogo accogliente e sicuro.

Solo il filo spinato intorno a loro,
nessuna comprensione,
lo spesso muro dell’indifferenza,
lo sguardo lontano e crudele
di chi non vuole sapere.

Eppure, il Natale è vicino.
Mi piace immaginare
quel giorno lontano
in cui nacque un bambino
in una capanna scaldata soltanto
dal fiato di un asino e un bue.

Piera M. Chessa

La lettrice

C’era una giovane donna
ieri, sulla spiaggia,
che si scaldava al sole,
sedeva sulla sabbia,
in compagnia soltanto di se stessa.
Mi sono avvicinata
inseguendo il mio cane
sempre in cerca di coccole,
che lei, con generosità,
gli ha subito donato.

Aveva accanto a sè
un libro aperto
già verso la metà.
Volentieri le avrei chiesto
cosa stesse leggendo
e chi fosse l’autore,
ma non l’ho fatto, il timore
di sembrare indiscreta
me lo ha impedito.
Eppure, da lettrice
curiosa e appassionata,
saperlo mi sarebbe piaciuto.

Piera M. Chessa

Qualche raggio di sole

Ecco che finalmente
qualche raggio di sole
ha deciso di affacciarsi
su questa nostra terra
fin troppo colma d’acqua
ormai da giorni.

Lo ha fatto con avarizia
senza troppa convinzione
mosso forse a compassione
nel vedere la malinconia
impossessarsi di noi.

L’aria è fresca e pungente
ma guardare il cielo chiaro,
dopo tanto grigiore,
scaccia i brutti pensieri
e vien voglia di uscire
per correre magari
a salutare il mare.

Piera M. Chessa

Ed ecco che d’improvviso…

Quanto silenzio intorno
nel parco dove sembra
che riposi ogni forma di vita
in attesa che avanzi il giorno.
Dormono gli alberi e le siepi,
gli uccelli sui rami,
i gatti nelle loro tane.
Dormono forse ancora
gli uomini nelle case
in questa domenica di novembre
in cui la pioggia, ininterrotta per giorni
e ormai sazia, consente al cielo
di mostrare frammenti del suo azzurro
tra le nuvole candide che ancora lo abitano
ma non più cariche di acqua e di grigio.

Ed ecco che d’improvviso
nel parco la vita ricomincia:
un giovane gatto col manto chiaro
attraversa di corsa i viali,
una signora gli passa accanto
col suo barboncino bianco,
sugli alberi i merli distendono
le zampette spostandosi lenti
da un ramo all’altro,
mentre le foglie ormai stanche
si adagiano piano
sull’erba residua dei prati.
E’ l’inizio di un nuovo giorno,
la vita di ogni essere vivente
riprende il suo abituale cammino.

Piera M. Chessa

(Dalla raccolta “Mesi e stagioni”)

Novembre

Un piccolo cimitero in Val di Fiemme (Trentino)

Si avvicina il due di novembre
giorno dedicato a chi non c’è più.
Ed ecco che ritornano alla mente,
ancora intensi e struggenti,
quegli anni lontani con loro vissuti.

Eppure, al rimpianto dei primi tempi,
al profondo dolore allora provato
s’intreccia ora il ricordo sereno
di tutto quello che ci si siamo detti,
di ciò che insieme abbiamo fatto.

Memorie che non allontanano
la nostalgia per chi abbiamo amato
ma stemperano almeno un poco
quel grande vuoto che loro
nella nostra vita hanno lasciato.

Piera M. Chessa

Guardo avanti

Ascolto il silenzio oggi
in questa casa
che da tempo
mi accoglie come un nido.

Sarà l’assenza
di una persona cara,
sarà la vita
che veloce cammina.

Avverto lo smarrimento
del tempo che si accorcia,
la mancanza di affetti
ora lontani.

Eppure guardo avanti,
coltivo la fermezza,
lo stupore che ancora
sento di possedere.

Passano in fretta i giorni
ma io rubo ogni dono
all’esistenza che offre
con generosità.

Piera M. Chessa