Imbrunire, di Franca Canapini

(Foto da Web)

La luce si spegne poco a poco
macerie di colori all’orizzonte
la campagna imbruna dolcemente

– una carezza enorme si stende sul paesaggio –

Chi siamo noi, ombre in cammino
permeate da tanta mutevole bellezza?

( Franca Canapini. Poesia tratta dalla silloge “SEMI NUDI” – puntoacapo CollezioneLetteraria 2021)

Nel silenzio, a pensare

(foto da web)

Un momento, una pausa,
una somma di istanti,
non guardo più intorno,
mi osservo all’interno.

Ascolto i pensieri,
rivedo le trame contorte
dei sogni che ho fatto,
i ricordi che amo
di tempi ormai andati,
ma che restano sempre
in fondo al mio cuore.

I miei cari che ormai
son partiti da tanto,
i giochi di quando
ero solo bambina,
i miei libri divorati
con ansia, in silenzio,
seduta magari, da sola,
in disparte.

Ricordo il camino
dei miei primi anni,
il buio abbracciava
la mia ampia cucina,
le fiabe gustate
alla luce del fuoco,
la voce suadente
di te che inventavi
fantastiche storie,
racconti irreali.

E’ trascorso del tempo,
tu avanzi negli anni,
il tuo viso diventa
ogni giorno più asciutto.
Da tanto non vedo
i tuoi bianchi capelli,
le rughe segnare
le guance e la fronte.
Ma il tuo sguardo continua
a frugare nel mondo
e la mente non perde
la strada da fare.

Io rimango qui, nel silenzio,
a pensare.

(A Paola, l’amica adulta di quand’ero bambina, che ora non c’è più)

Piera M. Chessa

Mattini d’autunno

(Foto da web)

Scrissi questo testo tanti anni fa, era il 6 ottobre del 2012. L’ho trovato per puro caso proprio oggi, il 6 ottobre del 2021, esattamente nove anni dopo. Per questo mi piace riproporlo.

***

Sono dolci questi mattini d’autunno
quando la notte è ancora vicina
e nei giardini ogni cosa tace.
E’ bello camminare sui prati
o sfiorare le siepi
brillanti di rugiada.

Godere del silenzio
che tutto abbraccia,
e lascia che solo tenere note
raggiungano i nostri orecchi.
Si risvegliano piano i merli,
e il loro becco arancione
si insinua tra il verde degli arbusti.

Anche i gatti, nel vedermi passare,
escono dalle tane,
per poi scappare subito
col mantello arruffato
incontrando Argo, il mio cane.

Piccole storie quotidiane
ripetute nel tempo, al mattino,
quando le foglie cadono
incerte sui verdi prati,
figli ancora di una lunga estate.

Piera M. Chessa

Semi nudi, di Franca Canapini. Prefazione di Fernanda Caprilli – puntoacapo CollezioneLetteraria 2021

Eccomi giunta all’ultima pagina di una raccolta poetica che mi ha coinvolto parecchio. Il titolo è Semi nudi, e l’autrice è la poetessa e narratrice toscana Franca Canapini.
Viene un po’ difficile, dopo aver letto l’ultima sezione della silloge, ritornare senza un minimo di difficoltà alla realtà, perchè l’ultima parte di questa coinvolgente lettura è piuttosto particolare.
Ma andiamo con ordine.

La raccolta comprende quattro sezioni. La prima si intitola Un anno a passi leggeri sulla Terra, ed è la più corposa, occupando quasi la metà dell’intera opera.
E’ introdotta da sei bei versi dell’autrice dedicati alla Natura, e subito dopo, da nove versi di Lucrezio tratti dal De rerum natura. Non poteva esserci un inizio migliore.
Il tutto preceduto da una approfondita prefazione di Fernanda Caprilli, e da una dedica tanto semplice quanto perfetta: A chi ama la poesia. E in questi tempi “burrascosi” non so quanti in fondo amino la poesia, questa meravigliosa forma di scrittura.
E’ stato difficile estrapolare i versi più belli da questa prima sezione perché, mentre leggevo, ogni poesia mi catturava donandomi belle sensazioni. So bene, tuttavia, che bisogna fare delle scelte.

In Sulla tomba del padre, la poetessa di lui dice:”sei sempre la mia tenace radice/di croce in croce mi ci

riconosco/E più non mi stupisco del mistero/andiamo così_______ciechi/qualche volta crediamo di vedere/o forse oltre vediamo/Una croce di luce sul tuo viso/ti fa bello e io ti amo”.

In Lilla troviamo i seguenti bellissimi versi:” Sono ancora io la ragazza ai libri seduta fremente/di tanta bellezza inquieta/Sei ancora tu la madre amorosa intenta ai lavori di casa/e mi chiami alle spalle col nome del fiore/d’aprile più amabile che trasmuta dei borri/i seccumi di morte in tenera carne rosata”.

I versi che seguono sono tratti da Notturno di maggio: “Dormono le case stringendo/dietro le porte le loro cose/Radi sempre più radi dai nidi i trilli/i fischi i chiocciolii degli uccelli/flebili sempre più flebili le loro voci/

Sbadiglia il respiro della vita nell’oscurità”

Nella poesia intitolata Traboccante, la poetessa esprime un desiderio:”come un tiglio di giugno/voglio essere io/:viva solida di verde traboccante/radicata a fondo nella mia terra/donare ombra fresca alla mia gente”.

Le esperienze e il passare degli anni portano a fare delle riflessioni sull’immensità della natura e dell’universo, e contemporaneamente costringono a soffermarsi su quanto noi umani siamo fragili e piccoli. Ecco quindi alcuni versi tratti dalla poesia Il tetto: “un tetto di lumi ancestrali/di pietre preziose unsoffitto/sfolgorava su me/rivelando i miei limiti/di piccolo umano imperfetto/che di meraviglia vibrava/e fremeva col cielo all’unisono”.

Nel testo poetico Vestali del Mediterraneo Franca Canapini ci presenta alcune donne: la Greca di Olimpia, due anziane di Creta, la Berbera dell’Atlante, la cuoca abbruzzese, per certi versi, molto diverse tra loro.
Così lei ce le descrive: “Donne!Creature semplici della terra/donne, a ripetere gesti ancestrali/donne Vestali delle radici profonde/all’unisono coi ritmi della terra del sole del mare”.


Concludo la mia scelta relativa alla prima sezione con questi coinvolgenti versi tratti dal testo Suggestione notturna, dove la poetessa sembra sentire ancora più vicine le persone care che purtroppo non ci sono più: “Da dove viene il vento d’inverno/che mi sveglia e assedia la casa?/Di quali di quante creature/stanotte trascina il tormento?/

[…]

“Al riparo, nel tepore di casa/lo ascolto lo intendo lo sento/Là fuori, nella tenebrosa gelata/chiedono asilo i miei cari sperduti/nel vento d’inverno, nel vento”.

La seconda sezione si intitola Con dedica, ed è appunto dedicata a diverse persone, prime fra tutte,
quelle più care alla poetessa.

La prima è un tenero dialogo con la madre che non c’è più.

Per ricordarti

a mia madre

                                                                                                  

“Ti sei ricordata, allora!/Sì, la ricordavo la tua festa/mamma/e per questo rubavo/roselline alla siepe/dei vicini/piccole gialline/profumate/Lo sai?/Ora nella mia siepe/l’ho piantate”

La mia seconda scelta è caduta su Figli, ed è dedicata ai suoi ragazzi.

Scrive Franca Canapini: “Mai come stasera vicini/-tutti e tre adulti ora-/tu che lamenti l’iniziale scalata/agli anta/tu che vuoi suonare brani solo tuoi/-no cover-

Vi osservo:uomini liberi”.

I giovani di ieri è invece dedicata al marito, ed è un’affettuosa riflessione sul passato e sul presente.

“I giovani di ieri- ancora in jeans/camminano più lenti/fingono maturità e saggezza/e hanno sguardi talora ironici/

I giovani di ieri-oggi/si abbandonano volentieri/nelle mani delle loro donne/-guerrieri sconfitti dal tempo/si rifugiano in passioni più dolci”.

Il bel testo intitolato Io sono Giovanni è dedicato “a tutti i Giovanni del mondo, migranti e no”

In questi versi, la dignità e la forza di chi pensa al futuro dei figli. Il prezzo da pagare spesso è altissimo: la propria vita.

“Provate voi/a lasciare la vostra gente/per lavorare e lavorare lavorare/sono Giovanni in un letto di
ospedale/Finalmente a casa/e non godrò quella mia casa/finalmente con le mie figlie/-non l’ho godute piccole/ma come voi l’ho laureate-/non le godrò in vecchiaia/

Io sono Giovanni. E voi?”

L’ultima poesia di questa sezione si intitola Vivere con misura ed è dedicata “all’uomo che lavora in
pace” Ne riporto alcuni versi.

“Qui la fatica è dedizione al mondo/Com’è bello l’uomo quando lavora in pace/S’intrecciano le lingue, bruniti tutti i colori/Si vive con misura”.

La terza sezione ha un titolo particolare: Nella casa della matrioska. E vi è una poesia altrettanto insolita, intitolata Il palazzo della matrioska, che mi piace proporre. Come si può notare, nel secondo verso della settima strofa, che corrisponde alla settima stanza, si fa riferimento al titolo della raccolta.
In questi versi, Franca Canapini evidenzia molto bene il fatto che talvolta si rinuncia ad essere se stessi e si è portati ad indossare delle maschere che non corrispondono affatto al nostro modo di essere. Infatti la maschera più bella, quella che non indossiamo, è l’unica che ci permette di stare bene, mostrandoci così come siamo: autentici, veri.

“Sono matrioska/nel mio palazzo di sette stanze/con sette porte comunicanti/

Nella prima stanza c’è tanta gente/indosso la maschera più sorridente/e vesti preziose di fiori veri/

[…]

“Ma nella settima, infine/sono seme nudo-fluisce l’acqua/dalla sorgente dell’intimità/

Lì mi ricarico di fiducia e di stima/per ritornare nelle altre stanze/

-e parlo alla gente”

In Step 65, vengono evidenziati i ruoli diversi di una donna nel corso della sua vita. Sono versi essenziali ma estremamente incisivi.

“Fui figlia/amata figlia/rabbiosa figlia/ribelle in tutto/

Fui madre/di figli madre/di alunni madre/di compagno madre/di genitori”

In Amico libro è ben presente l’amore della poetessa nei confronti della lettura. I libri come compagni di vita, di cui non si può fare a meno.

“Quell’odore-intenso-di cellulosa/che mi dava la nausea/esalava dai nuovi manuali di scuola/così lucidi e

illustrati-misteriosi/sparsi sul tavolo contemplati/allineati sulla mensola-compagni libri da allora/

[…]

“Libri sfogliati dalle mie mani/e sfogliati e sfogliati e sfogliati/siete più veri, siete più seducenti/di
qualsiasi esaltante nuova tecnologia”

Ancora un altro testo poetico molto bello, l’ultimo da me scelto appartenente a questa sezione. Si intitola appunto La poesia. Ne estrapolo diversi versi.

“la poesia scivola s’impenna vola/-montagne russe-/niente ha di questi tempi di parole/disadorne/di questi giochetti/la Parola/è una bambina sbrigliata/sente solo l’energia del vento/la parola osa/vecchia di millenni/corre sulla stanchezza umana/la rovescia la ossigena/la rinnova”

Ed eccoci giunti alla quarta sezione, l’ultima di questa bella raccolta. Il titolo è La Sibilla del sogno, e come ho detto all’inizio di questo viaggio in compagnia di Franca Canapini, acuta osservatrice di ciò che vede intorno a lei e ugualmente dentro di sè, questa sezione è particolare, così come lo sono i sogni, le suggestioni, e anche certe nostre sensazioni.


Riporto, mi pare che possa tornare utile, ciò che la poetessa ha scritto in una Nota inserita nelle ultime pagine del libro: “Il percorso verso la poesia è un viaggiare, spesso caotico, nel reale e nell’immaginazione, senza mete precise, […]
Ecco allora che può capitare – come mi è capitato – di vivere anche momenti “surreali”, in cui i sogni notturni e le fantasie diurne sembrano indicare verità che difficilmente cogliamo nella vita di ogni giorno. E’ quanto ho cercato di esprimere in queste poesie.”

A questo punto non mi resta che continuare con la scelta dei testi e dei versi di questa sezione che, per motivi diversi, mi hanno colpito molto.

Incomincio con una poesia che si intitola Follia magica: “C’è una cavalla nera nella notte/che galoppa che galoppa/Incantata dalla luna/si sfrena sulle spiagge/si sbrana la pelle/sui rami di foresta/

vedi il sudore/vedi il fuoco/vedi la schiuma?

Senti il battere ossessivo dello zoccolo?”

Ed ecco il secondo testo, il cui titolo è Dal fondo, lei. Versi molto coinvolgenti.

“La mia bambina dice/che ha voglia di una casa colorata/

dice che non le importa molto/di questo corpo/logorato dal tempo/di questa mente che singhiozza/

[…]

lei suggerisce:/rivestire l’interno della casa/di morbidezze/e forti contrasti di colori”.

Da La fugace bellezza degli eterni estrapolo questi versi:

“Restiamo in questa fiaba delicata/del mondo interiore sulla sponda/spettri fugaci ubriachi di luna/abbarbicati ai crinali della notte/nutriti dal piacere della brezza”.

Concludo con Visione, l’ultimo testo dell’intera raccolta, che riporterò per intero.

Protesa nel futuro
un brivido improvviso
mi farà voltare indietro

Allora vedrò i miei fiori
ardenti, in vortice glorioso
sfuggirmi e scomparire
nel risucchio
inesorabile del tempo

…il nulla della luce/il vuoto del momento…

come fosse stata un’inezia
l’immane vertigine di senso

E nell’inesausto silenzio
per tanto per poco
l’anima inizierà nuovo concepimento

Eccomi giunta alla fine di questo bel viaggio. Un viaggio che mi ha portato nel mondo della natura, così tanto amato dalla poetessa, e nel suo profondo mondo interiore, rendendomi partecipe anche dei suoi sogni e delle sue fantasie. Mi ha permesso di conoscere le persone a lei più care, in alcuni casi incontrandole nuovamente, perché già conosciute in altri suoi scritti. E poi gli amati miti, la sua grande passione per la lettura, per la poesia, il suo profondo senso civico, che contiene in sè comprensione e profondo rispetto dell’altro. Valori oggi per niente scontati.
Uno stile bello, quello di Franca Canapini, coinvolgente, suggestivo, molto personale, interessanti anche i temi trattati, dai quali possono scaturire parecchie riflessioni. Una lettura che può solo arricchire.

Piera M. Chessa

Autunno

(La foto è mia)

Malinconico o soave,
come i pensieri
di alcune giornate,
arriva l’autunno.
Discreto
come voci sussurrate,
lascia la calda mano
dell’estate che l’accompagna
e fugge via.
Tenero e indulgente,
avvolto in dolci
soffusi colori,
inganna con sapienza,
prima di abbandonarsi ai piedi
dell’impietoso fratello.

Piera M. Chessa

Vorrei…

(La foto è mia)

Vorrei avere una magica polverina
per cancellare ogni suono, ogni rumore.
Rimanere seduta a lungo
da sola su una spiaggia
sfiorata da un vento lieve,
intenta ad ascoltare soltanto
del mare il canto.
Guardare le onde
andare incontro alla spiaggia
per un abbraccio tra amiche
che si vogliono bene.
Tuffare i miei occhi
nell’azzurro del mare
dove talvolta si vedono,
accanto alla riva, i pesci giocare.
O passeggiare nei boschi
quando non s’incontra nessuno,
e il sole, penetrando tra i rami,
ti porge un caldo saluto.
Mentre piccoli uccelli cantano,
timide lucertole scappano,
e le farfalle volano intorno a te!

Piera M. Chessa

Per le strade di Kabul

(foto da web)

Camminano ora lente e silenziose
le giovani donne per le strade di Kabul.
Nascondono i loro bei volti,
i loro corpi sensuali
e l’angoscia dei loro occhi scuri
sotto un lungo involucro nero
che tutto modifica e deforma.

Vent’anni trascorsi inutilmente,
frantumati in pochi istanti,
subito riempiti e sostituiti
da regole antiche, ingiuste e crudeli.

Regole sconosciute e mai capite,
così lontane da quell’oggi
finora vissuto e conquistato da ragazze
che hanno sempre coltivato e nutrito
il seme più prezioso e ambito:
quello della propria Libertà.

Piera M. Chessa

In amicizia

(La foto è mia)

Cantano
da un albero all’altro
un merlo ed un fringuello,
scuotendo piano i rami
che leggeri si piegano
verso il basso.
Piccoli salti delicati
tra amici che sembrano
conoscersi da tempo.

Sopra di loro, un tetto
d’azzurro intenso,
non una nuvola
che porti malinconia
nei nostri animi
fin troppo provati.

Il loro volo improvviso
su un balcone vicino
per cantare ancora
in compagnia,
mi accompagna
piacevolmente
verso casa.

Piera M. Chessa

Un’amica indimenticabile

Oggi è un giorno particolare perché è l’8 settembre, e tutti sappiamo che proprio in questo giorno, nel 1943, entrò in vigore l’armistizio firmato con gli alleati dal governo Badoglio.
Ma l’8 settembre per me ha anche un valore personale, perchè oggi è il primo anniversario della morte di una mia e nostra cara amica poetessa e narratrice, Graziella Cappelli, che proprio un anno fa, andò via in punta di piedi, con la discrezione che le era propria, lasciandoci attoniti.
E’ trascorso un anno, e ancora oggi viene difficile accettare questa perdita.
Non voglio parlare dei suoi numerosi pregi, l’ho fatto più volte, anche se non mi stancherei mai di farlo, ma voglio dire che sono ancora tanto dispiaciuta per il fatto che non ci sia più. Questo sì, lo voglio ribadire.
Per questo motivo, anche quest’anno, voglio proporre alcuni suoi scritti. E’ un modo per sentirla più vicina a noi.
Il primo è un brano in prosa tratto dal suo bel libro “Rossella – tra sogno e realtà”- 2019 – A & A Marzia Carocci Edizioni, il secondo è un testo poetico tratto da ” Nel palazzo dell’ombra” – 2015 – Ibiskos Editrice Risolo”.


“Natale era volato come uccello migratore, dopo una breve sosta in quella casa di freddo. Aveva lasciato momenti da ricordare, due gondole in vetrina, un giocattolo, caramelle e cavallucci. La bambina aveva ripreso la scuola, la donna a rivestire i fiaschi e l’uomo a girare in bicicletta alla ricerca di un lavoro.
Fu un inverno lungo, freddo, scandito dal vento di tramontana a scorrazzare, a fischiare sulla campagna brulla.
La notte, il vento strisciava sui muri, sui vetri delle finestre che risuonavano come un gemito d’animale.
La bambina dormiva quatta quatta sotto le coperte, che gelide erano al tatto.
Rossella era la sua ombra, la seguiva la mattina alla scuola e nel pomeriggio al doposcuola dalle suore. Quando pioveva forte, l’uomo l’accompagnava sulla bicicletta con l’ombrello grande d’incerato verde. Rossella riudiva con emozione il rumore grave delle gocce tamburellare sulla tela e assaporava profumi vecchi, come quello della terra inzuppata.”

Cap. 13, pg. 54.

(Dal libro “Rossella – tra sogno e realtà”)


Immersa nel verde

In questo scampolo
di terra
incuneato
tra il bosco e olivi
si stempera
il dolore
in acquerello
di foglie giada.
Evapora
il disagio dell’essere
nel calore
del meriggio
e il cuore leggero
danza
con tre farfalle
nero – avorio
sui gerani.
Nuova linfa
m’irrora
le vene
mentre
gli occhi
sono granai
d’erbe e polline
riserva
per un incerto
domani…

Pg. 35 e 36

(Dalla silloge “Nel palazzo dell’ombra”)

Se osservo…

(La foto è mia)

Se osservo i fili d’erba
penso alle nostre vite
così brevi e incerte
fin dal primo giorno.
Sono fragili gli steli
e si piegano in un istante
nel contatto col vento
anche quando lui, lieve,
li accarezza giocando.
Eppure resistono.
Meno deboli
di quel che sembrano,
resistono e si rialzano.
Anche noi con paura
ma anche con il coraggio,
che di lei spesso è figlio,
troviamo la forza
per riprendere il viaggio.

Piera M. Chessa