La natura racconta

Sono numerosi i doni

che la natura ci fa

e sempre così belli

da lasciarci senza fiato.

*

Salivo, quella mattina

con degli amici cari

in un sentiero di montagna

che conduceva su

verso una malga.

*

Attorno a noi

l’abbraccio dei monti

che i nostri sguardi

contemplavano in silenzio

mentre su ogni cosa

regnava la bellezza.

*

Alberi, fiori, funghi

e frutti di bosco

con i loro colori

diversi e avvolgenti.

E intorno, tanto caldo

eppure, quanta pace!

*

Le nostre chiacchiere

gli scherzi e le risate

s’interrompevano spesso

per lasciar spazio alla natura

che raccontava così bene

le sue splendide storie.

Piera Chessa

Un sogno

Salivo lungo una via dimessa

cercando te che camminavi accanto

e d’improvviso scomparso.

*

Un uomo incrociò i miei passi

e li volle guidare.

Scuro di occhi e capelli

lineamenti orientali

mi condusse lontano.

*

Poi una porta si aprì

ai miei occhi stupiti:

una grande penombra

invadeva una stanza

e un uomo severo

sedeva in disparte.

*

Donne impaurite

assuefatte ai comandi

vagavano incerte

occhi sottomessi

da insulti e abusi

malinconici e spenti.

Ne vidi una, distesa per terra

trascinarsi nel pianto.

*

Poi, un sobbalzo nel letto

il risveglio sgomento

il mio sguardo

sulle bianche pareti:

solo un sogno

finalmente concluso

e lo sguardo cordiale

delle cose più care.

Piera Chessa

Agosto, una poesia di Federico Garcìa Lorca

Agosto.

Controluce a un tramonto

di pesca e zucchero.

E il sole all’interno del vespro

come il nocciolo in un frutto.

*

La pannocchia serba intatto

il suo riso giallo e duro.

*

Agosto.

I bambini mangiano

pane scuro e saporita luna.

Nota

Federico Garcìa Lorca nacque il 5 giugno del 1898 a Fuente Vaqueros, in provincia di Granada (Andalusia), e morì a Viznar il 19 agosto del 1936 fucilato dai miliziani franchisti, all’inizio della guerra civile spagnola (1936 -1939), per le sue idee repubblicane e antifasciste.

In un giorno luminoso di giugno

Mi accingevo

ad attraversare la strada

quel giorno luminoso

di un giugno da poco arrivato.

Mi fermai d’improvviso

davanti a ciò che vidi

sull’asfalto

non lontano da me.

*

Non capii subito

avvolta com’ero

dalla luce del sole

che m’impediva di vedere.

Ma l’incertezza durò

soltanto pochi istanti.

*

Non so come

e non so in che momento

una giovane colomba

era stata investita

da un’auto in corsa.

Il suo corpo

straziato e senza vita

giaceva a terra

ricoperto di sangue.

Piera Chessa

Senza di te, di Giovanna Giordani

La poesia che oggi pubblico è stata scritta da Giovanna Giordani, brava e sensibile poeta trentina che ama profondamente gli animali. E’ dedicata al suo gattino di appena due anni, che da qualche settimana non c’è più.

*

Senza di te

i colori

non sorridono più.

Il canto degli uccelli

è fastidioso

ma loro non sanno

il nostro dolore

*

Senza di te

il prato è triste

e un’ombra pesante

insiste

sul cuore

affidato

alla pietà del tempo.

Giovanna Giordani

Una poesia di una poeta che apprezzo molto

Isola – sola

Adagiata sopra carboni ardenti

*

senza mai un lamento

– ho altro a cui pensare –

tranne che a volte sbuffo

lapilli fumo cenere

e magma ribollente

a fuoco lento lento.

*

Tu mi lambisci i fianchi

e i piedi nudi

– amaro mare mio –

e a volte m’accarezzi dolcemente

ma spesso, se adirato, mi fai male.

*

Altri amici non ho

che te e il cielo

e i vostri repentini cambi d’umore.

*

Vi guardo, ascolto e attendo

le vostre lune buone.

*

Io –

– isola bella – desolata – e sola –

Maria Carmen Lama

In un giorno di festa (A don Mario, un sacerdote speciale)

Sei partito così, in un giorno di festa

senza rumore, come si addice ai grandi.

Eppure non sembrava

che il tempo fosse giunto

il momento difficile era ormai superato.

*

Ma era solo una tregua di qualche giorno ancora

il tempo, troppo breve, per salutar gli amici.

Tu li hai voluti accanto uno ad uno

e hai perfino scherzato con qualcuno

informandoti anche sulla loro salute.

*

Poi, il tempo stabilito si è esaurito

una botta improvvisa ha concluso la tua vita.

A noi resta il ricordo del tuo grande valore

il tuo dare continuo al fratello

che al momento passava al tuo fianco.

*

A me resta il rimpianto di non averti incontrato

di non aver mai sentito il tuo parlare sereno

eppure mi trovo a raccontare di te

condividendo soltanto quel poco che so.

*

D’improvviso ora scopro

che hai appena sfiorato

le corde più giuste

del mio cuore affamato.

*

Piera Chessa

Una poesia di Mariangela Gualtieri

***

Noi tutti non siamo solo

terrestri. Lo si vede da come

fa il nido la ghiandaia

da come il ragno tesse il suo teorema

da come tu sei triste

e non sai perché. Noi

nati, noi forse ritornati,

portiamo una mancanza

e ogni voce ha dentro una voce

sepolta, un lamentoso calco di suono

che un po’ si duole anche quando

canta. Te lo dico io

che ascolto

il tonfo della pigna e della ghianda

la lezione del vento

e il lamento della tua pena

col suo respiro ammucchiato sul cuscino

un canto incatenato che non esce.

*

Ascoltare anche ciò che manca.

L’intesa fra tutto ciò che tace.

Mariangela Gualtieri

( Dalla raccolta “Bestia di gioia” – 2010 Giulio Einaudi Editore)

Il farmaco più efficace

Come saranno

i boschi del mio Trentino

in questi caldi

giorni di primavera?

*

E’ sempre vivo in me

il ricordo e il desiderio

di rivederli

come faccio ogni anno

quando arriva l’estate.

*

Ogni albero

spoglio d’inverno

sarà ora vestito

di foglie e fiori

così profumati e generosi

da rendere più leggeri

i nostri giorni faticosi.

*

E’ la natura

il farmaco più efficace

l’unico che ci spinge

ad osservare ogni cosa

con occhi sempre aperti.

*

Piera Chessa

Un’assenza senza fine

Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza della morte di cinque sub italiani avvenuta alle Maldive. Un avvenimento che ha sconvolto tutti, e di cui ancora si parla.

Non sono tuttavia mancate le polemiche che, lo sappiamo, sono inutili e poco generose, soprattutto in certi contesti, e che, in questo caso, hanno colpito due dei sub, una madre e una figlia: Monica e Giorgia. Per questo motivo, a loro, in particolare, dedico questi versi.

Un’assenza senza fine

Che dolore vedere i visi luminosi

di una madre e una figlia

che non ci sono più

portate via dal mare!

I loro sorrisi, aperti e accoglienti

gli splendidi occhi, azzurri e dorati

nessuno adesso li potrà ammirare

ma solo ricordare.

Non le conoscevamo

eppure, in pochi giorni

sono entrate nelle nostre vite

lasciando in noi

incredulità e rimpianto

per un’assenza che non avrà mai fine.

Piera Chessa